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martedì 16 febbraio 2021

Buon cammino quaresimale!


 Quaresima: tempo de grazia! Buon cammino!

Mercoledì delle ceneri

Vangelo   Mt 6,1-6.16-18
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Dal vangelo secondo Matteo:
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».  

Colletta

O Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore.

Sulle Offerte

Accogli, Signore, questo sacrificio, col quale iniziamo solennemente la Quaresima, e fa' che mediante le opere di carità e penitenza vinciamo i nostri vizi e liberi dal peccato possiamo celebrare la Pasqua del tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Antifona alla Comunione     Sal 1,2-3

Chi medita giorno e notte sulla legge del Signore
al tempo opportuno porterà il suo frutto.

Dopo la Comunione

Questo sacramento che abbiamo ricevuto, o Padre, ci sostenga nel cammino quaresimale, santifichi il nostro digiuno e lo renda efficace per la guarigione del nostro spirito. Per Cristo nostro Signore.

martedì 2 febbraio 2021

Una chiamata speciale...


   Era il 2 febbraio 1902... San Manuel González davanti al tabernacolo della parrocchia di Palomares del Río (Siviglia), riceve una chiamata speciale: "eucaristica e missionaria".

   Lui stesso ci racconta: "Sono andato diritto al tabernacolo... e che tabernacolo, Dio mio! Che sforzi dovettero fare la mia fede, il mio coraggio per non fuggire verso la mia casa! Ma, non fuggii. Lì in ginocchio... di fronte a quel mucchio di stracci e sporcizia, la mia fede vedeva attraverso quella porticina tarlata un Gesù così silenzioso, così paziente, così buono, che mi guardava. Sì, sembrava che dopo aver percorso con il suo sguardo quel deserto d'anime, fissava il suo sguardo, triste e supplichevole, che mi diceva tanto e mi chiedeva di più. Uno sguardo in cui si riflettevano una grande voglia di amare e un'angoscia infinita anche per non trovare chi voleva essere amato. Uno sguardo dove si rifletteva tutta la tristezza del Vangelo: la tristezza di quel 'non c'era posto per loro a Betlemme', la tristezza delle sue parole: 'Anche voi volete lasciarmi?', la tristezza del tradimento di Giuda, del rinnegamento di Pietro, dello schiaffo del soldato, dell'abbandono di tutti... Uno sguardo che mi è penetrato nell'anima e che non ho dimenticato mai..." (San Manuel González, Aunque todos... yo no)

 

martedì 19 gennaio 2021

Cos'è il tabernacolo, e perché visitarlo dà tanta pace?

Una risposta efficace alla domanda relativa a cosa fare nei momenti difficili che stiamo vivendo nel mondo

Mi appassiona parlare e scrivere della presenza reale e vera di Gesù VIVO nel tabernacolo. Alcuni si chiedono cosa sia il tabernacolo e perché ne parlo tanto – o meglio, chi vi abita.

Il tabernacolo è il punto della chiesa destinato a conservare l’Eucaristia. È come una casetta con la chiave e una piccola luce rossa a fianco che indica che lì c’è Gesù.

Il sacerdote custodisce nel tabernacolo le ostie consacrate che non sono state consumate durante la Messa. I cattolici possono e devono avvicinarsi ai tabernacoli sapendo che in essi abita il prigioniero dell’amore, l’amico degli amici, il Re dei Re: Gesù Sacramentato.

Un’elemosina di affetto

Mi hanno sempre colpito le parole di un vescovo che era solito chiedere in elemosina non denaro, né abiti per i poveri o cibo. Chiedeva gesti d’amore per Gesù nei tabernacoli abbandonati.

“Permettete che, io che invoco spesso la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, invochi oggi la vostra attenzione e la vostra cooperazione a favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento. Vi chiedo un’elemosina d’affetto per Gesù Sacramentato…” (San Manuel González).

Per favore, non lasciate solo Gesù, andate a trovarlo. È un prigioniero d’Amore, in attesa del nostro affetto e della nostra compagnia.

Recuperate forze e speranza

Credo di averlo già commentato in qualche occasione. Spesso mi scrivono lettori di Aleteia e persone che hanno letto i miei libri.

Mi chiedono cosa fare per recuperare le forze e la speranza, per vivere felici, con la pace interiore (quanto è preziosa la pace, ce ne accorgiamo quando la perdiamo…).

Spesso non ho la risposta alle loro inquietudini, ma so chi ce l’ha. Per questo, raccomando a tutti la stessa cosa, continuamente: “Vai davanti al tabernacolo e racconta tutto a Gesù”.

Un amico che vive in Canada mi ha chiesto cosa fare di fronte al momento difficile che vive il mondo. Gli ho raccomandato quello che dico a tutti: “Vai davanti al tabernacolo e parla con Gesù. RaccontaGli tutto”.

Oggi mi ha mandato questa nota. Vi riporto le sue parole, perché sono davvero edificanti e possono esservi di aiuto:

“Claudio, martedì ho seguito il tuo consiglio e sono andato a far visita a Gesù Sacramentato. Sono rimasto un po’ più di un’ora, semplicemente parlandoGli. Quando sono uscito il mondo era lo stesso, i miei problemi e le mie preoccupazioni erano sempre lì, ma… ho provato una pace indescrivibile. Sono tornato a casa estremamente felice di averlo fatto”.

Claudio De Castro


Post originale:

https://it.aleteia.org/2021/01/18/cose-il-tabernacolo-e-perche-visitarlo-da-tanta-pace/


Grazie infinite Claudio De Castro e amici di Aleteia!!!


domenica 3 gennaio 2021

Risvegliare in noi l’amore a Gesù Eucaristia

4 gennaio

Festa di San Manuel González, Apostolo dell’Eucaristia

Oggi, celebriamo la festa di San Manuel González, un santo della Chiesa universale che San Giovanni Paolo II ha proposto como «modello di fede eucaristica, il cui esempio continua a parlare alla Chiesa di oggi». È lui il santo che ha forgiato il neologismo «Eucaristizzare», che ha proprio il significato di «avvicinare tutti al Cuore di Cristo nell’Eucaristia, un cuore che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce».

Manuel González García nacque a Siviglia il 25 febbraio 1877 e concluse i suoi giorni a Madrid il 4 gennaio 1940. Ora riposa sotto il Tabernacolo della Cattedrale di Palencia. Come sacerdote (ordinato nel 1901) esercitò il suo ministero a Siviglia e a Huelva. Fu Vescovo di Malaga (consacrato nel 1916) e Palencia. Fondò opere sociali in Huelva e costruì un nuovo seminario a Malaga. Nel 1931, a causa dell'incendio della sua residenza, lasciò Malaga e guidò la Diocesi da Gibilterra e Madrid.

Nel 1902, nella parrocchia di Palomares del Río, ricevette la grazia che avrebbe polarizzato tutta la sua vita. Egli stesso racconta:

«Andai direttamente al Tabernacolo. Lì la mia fede vedeva un Gesù silenzioso, tanto paziente,

che mi guardava, che mi diceva molto e mi chiedeva di più.

Uno sguardo nel quale si rifletteva tutta la tristezza del Vangelo: la tristezza di non avere riparo,

il tradimento, la negazione, l'abbandono di tutti».

A seguito di questa esperienza mistica, con lo scopo di dare e cercare una risposta di amore a Cristo Eucaristia, il 4 marzo 1910 a Huelva fondò il primo ramo della Famiglia Eucaristica Riparatrice (formata da laici, consacrati e sacerdoti) e il 3 maggio 1921 fondò a Málaga le Missionarie Eucaristiche di Nazaret. Fondò anche due riviste di azione eucaristica: "EI Granito de Arena" (per gli adulti) e "RIE" (per i bambini), e scrisse libri di preghiera, formazione sacerdotale e catechesi.

«La sua –scrive Nicola Gori nella biografia “Come un chicco di grano” – è stata una vita trascorsa al servizio di Dio e dei fratelli senza risparmiarsi, senza tentennamenti, incurante delle conseguenze e dei pericoli per la sua incolumità pur di annunciare il Vangelo. Lo ha fatto con una caratteristica particolare: risvegliare nei fedeli l’amore a Gesù Eucaristia, quel Cristo che vedeva abbandonato nei tabernacoli delle nostre chiese. E’ questa la sua intuizione carismatica fondamentale; radunare intorno a sé delle anime fedeli che vivessero per dare e cercare compagnia a Gesù nel Santissimo Sacramento, si ricordassero della sua presenza in mezzo a noi, contraccambiassero a tanto amore, lo annunciassero ai “vicini che non conoscono nemmeno le parole Eucaristia, Comunione, Santissimo Sacramento” e imparassero a riconoscerlo abbandonato nella vita di tanti fratelli bisognosi».

Nel giorno della sua festa, San Manuel González interceda per noi, perché lo Spirito Santo effonda in noi il desiderio ardente di eucaristizzare, perché tutta l’umanità accolga la Luce e la Vita che scaturisce dal Cuore Eucaristico di Gesù.

 

San Manuel González


 

domenica 14 giugno 2020

Corpus Domini 2020


Il Signore ci regala una nuova solennità del Corpus Domini,
e ci ricorda che Lui cammina sempre con noi.
Buona Domenica!

venerdì 1 maggio 2020

Inizia l'anno giubilare delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret


In occasione del primo centenario della fondazione (3 maggio 1921, Málaga, Spagna), le Missionarie Eucaristiche di Nazaret, celebrano domenica 3 maggio 2020 l’apertura dell’anno giubilare in tutte le loro comunità sparse per il mondo: Spagna, Portogallo, Italia, Messico, Cuba, Venezuela, Ecuador, Perú e Argentina.

«Nate per eucaristizzare» è il motto scelto per vivere questo tempo di grazia, che ricalca l’espressione primitiva della missione, la quale costituisce l’origine di questo Istituto Religioso nella Chiesa. Il neologismo «Eucaristizzare», forgiato da san Manuel González, ha proprio il significato di «avvicinare tutti al Cuore di Cristo nell’Eucaristia, un cuore che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce».

Consapevoli che l’attuale pandemia, impedisce ai fedeli di partecipare attivamente e con la loro presenza alle celebrazioni religiose, le comunità, lungi dal perdersi nello sconforto, rinvigoriscono il fervore che accompagna la loro missione trasformandosi in case dalle porte spiritualmente aperte, per accogliere tutti nell’abbraccio di Gesù Eucaristia.

Con l’inizio dell’anno giubilare ecco che risuonano le parole di San Giovanni Paolo II: «Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire» (VC 110), nella missione − affidata dal fondatore, San Manuel González, e condivisa con la grande Famiglia Eucaristica Riparatrice − di «eucaristizzare» il mondo perché «non vi sia Eucaristia senza uomini ne uomini senza Eucaristia».

giovedì 9 aprile 2020

Qual'è l'amore più grande?



Gesù stesso ha definito l'amore più grande fra gli uomini quello di colui che dà la vita per i propri amici. L'Eucaristia è un amore ancora più grande, infinitamente superiore al maggior amore che possa riscontrarsi fra gli uomini.
Eucaristia è dare la vita per gli amici e per i nemici, non una volta soltanto ma senza alcuna limitazione.
Gesù, Maestro mio, mi consenti di ampliare la definizione che ci dai dell'amore più grande?
Tu dicesti:"Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per i propri amici... se non è colui che ha inventato l'Eucaristia per darla tutti i giorni e a tutte le ore per i suoi nemici fino alla fine dei secoli!".
Questo sì che è l'amore più grande che tocca la pazzia!
San Manuel González

lunedì 7 ottobre 2019

Seguimi! (Mt 9,9)


Varie volte Gesù ripeté nel Vangelo le parole «Alzati» e «Cammina»; quest’altra, «Seguimi», rarissimamente. Perché? Forse perché è la parola della intimità. Anime che aspirate a questa dolce e misteriosa intimità, vi invito ad assaporarne bene il profondo significato.
Il suo significato
«Seguimi», detto ad un’anima da Gesù che sa, può e vuole quanto dice, equivale a dire: «Anima, conosco perfettamente il tuo passato, il tuo presente e il tuo avvenire, nutro tanta fiducia nel tuo amore, mi trovo talmente a mio agio accanto a te, ho tanto bisogno di te per la mia gloria e tu di me per la tua felicità, che non voglio vivere senza di te, né posso rischiare di dirti “Vai” ci rivedremo in seguito, ma voglio che tu stia con me ad ogni istante del giorno e della notte».
Per questo motivo il Maestro usava ripetere quella parola dopo aver illuminato con quel suo sguardo tenero e penetrante coloro che sceglieva ed elevava al ruolo dolcissimo di suoi intimi amici e, per farne sottolineare meglio il valore, la faceva precedere da queste altre: «Se vuoi essere perfetto».
La sua storia
Certo: è una parola che ha una sua precisa storia, e quale storia! Nel Vangelo il «Seguimi» è la parola con cui Gesù chiamò al suo seguito gli apostoli e le pie donne, gli amici suoi più intimi; nel tabernacolo, da dove continua a ripeterla, è la parola creatrice delle grandi abnegazioni e delle eroiche rinunce al mondo e a se stessi. Quel «Seguimi» detto sottovoce da Gesù nella comunione al termine degli Esercizi spirituali, quali trasformazioni radicali, che notevoli vittorie, che dolorose immolazioni ha operato nelle anime che ebbero la fortuna di sentirselo dire!
Sì, sì, discepole delle prime Marie; informatevi alle grate e alle ruote dei monasteri, nelle camerate degli ospedali e degli asili, nelle soffitte, sui campi di battaglia e ovunque dimorino o svolgano il loro apostolato preziose esistenze consacrate all’amore dell’Amato, informatevi sulla storia di quella parola e conoscerete storie ricche d’amore e di eroismo, estremamente varie e incantevoli. Ma c’è proprio bisogno di andare in giro per trovarne? Senza uscire dalla vostra cerchia, forse ne conoscerete di molto interessanti.
Anime eucaristiche che della vostra esistenza con tutto ciò che la riempie, avete fatto come un gemito prolungato di compassione sull’abbandono del tabernacolo, quale voce attrasse i vostri occhi, i vostri piedi, le vostre mani, la vostra bocca, le vostre lacrime e tutto il vostro amore? Quale forza riuscì a trasformare la vostra vita da frivola in saggia, da inutile in feconda, da oziosa e tiepida in attiva e fervente? Quale segreta forza ha avuto il potere di rendervi tanto somiglianti alle sante Marie e al discepolo Giovanni?
Ricordate quel foglietto, quella pagina aperta a caso, quella comunione, la visita a quel tabernacolo, quella parola…? Ve ne ricordate? All’inizio della vostra vocazione non vi fu, per caso, quell’affettuoso «Seguimi», la parola della intimità rivolta a voi dal migliore degli amici?
Anime eucaristiche, quale fortuna la vostra! Nei vostri momenti di dubbio, di tentazione, di incertezza, di pusillanimità, di lotta tra il dovere e l’inerzia, di stanchezza, di scoramento, ricordatevi di quelle labbra che vi dissero: «Seguimi» e di quegli occhi che nel medesimo momento vi illuminavano con uno sguardo tenero e penetrante…
Badate bene che in quella parola, come non è delimitata la predilezione che vi dimostra, così non viene precisato per quanto tempo vi obbliga… «Seguimi» vi è stato detto; il Maestro vuol dire: ora e in seguito, oggi e domani, sulla terra e in cielo… «Seguimi sempre».
San Manuel González
("Tabernacolo: Vangelo vivo", Ediz. Cantagalli, 135-137)
«Seguimi» vi è stato detto; il Maestro vuol dire:
ora e in seguito, oggi e domani, sulla terra e in cielo…
«Seguimi 
sempre».


domenica 23 dicembre 2018

Il Maestro è qui... e ti chiama

«Sta qui! Santa, deliziosa, estasiante parola che dice alla mia fede tutte le meraviglie della terra e tutti i miracoli del Vangelo; che dà alla mia speranza il possesso anticipato di tutte le promesse e che pone fremiti di gaudio divino nell’amore dell’anima mia.
Sappiate che il forte, il grande, il magnifico, il soave, il vincitore, il buonissimo Cuore di Gesù sta qui nell’Eucaristia!»  (San Manuel González)

In silenzio, guarda Gesù…
Vieni, lasciati attrarre dal Maestro!
Egli è qui e ti chiama! (cf. Gv 11,28)… restate in silenzio e adorate il vostro Signore, il nostro Maestro e Signore Gesù Cristo...


«Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,11)
«Colui che era il Signore si rese pellegrino dell’Amore e cominciò a bussare alla porta di ogni casa su questa terra...
Che pena, Dio mio, che dopo quel delizioso: “Venne tra i suoi” l’evangelista abbia dovuto aggiungere il triste, desolante: “Ma i suoi non l’hanno accolto!”.
Pellegrino dell’Amore: almeno noi che ti abbiamo conosciuto, almeno noi, spalanchiamo la porta perché tu possa entrare? (...)
Madre Immacolata, aiuta con la tua protezione e il tuo sostegno a forgiare una chiave di durissimo acciaio, fatto cioè di lealtà e fedeltà. Che sia solo Gesù ad aprire e a chiudere questo mio cuore».

San Manuel González

lunedì 5 febbraio 2018

La preghiera!

   La preghiera! La chiave d’oro che spalanca il Cuore di Gesù! La luce divina che dissipa tutte le tenebre e illumina tutti i misteri! Il balsamo che guarisce le ferite dell’anima, risana i corpi e profuma la vita! Il segreto della pace e della gioia fra le pene più acerbe, la ricetta della più alta santità!
   Pregare! C’è qualcosa di più gustoso, consolatore, riparatore ed efficace dell’azione significata da questo verbo? Si rendono conto i cristiani e perfino le persone pie del valore attivo di questo verbo? Quando si persuaderanno che i verbi predicare, dare, insegnare, sacrificarsi, andare, attrarre, perseverare, redimere, non hanno maggior virtù attiva di quella che loro dona la propria azione di pregare?
   Pregare è parlare a Dio con il cuore e, pertanto, è cosa sommamente facile e alla portata di tutti, dotti e ignoranti, grandi e piccoli, buoni e cattivi, poiché tutti hanno bocca e cuore.
   Orazione è la fede e la confidenza che pongono in comunicazione e in stato di guarigione la grande miseria umana con la grande misericordia divina.
   In questo consiste tutta l’orazione: la miseria in ginocchio, con le mani elevate e la bocca aperta, innanzi alla misericordia onnipotente del Cuore di Dio.
   Questo è, nella sua essenza, l’orazione del santo più contemplativo come del cristiano più volgare e interessato.
San Manuel González


giovedì 1 febbraio 2018

L’abbandono del Tabernacolo!

   Dio mio, come ti ringrazio che fra tutte le impressioni della mia vita di sacerdote e di parroco, la dominante, la quasi esclusiva, abbia voluto che sia quella prodotta dall’abbandono del Tabernacolo!
   Come devo ringraziarti, Cuore del mio Gesù, per avermi chiamato a vedere, a sentire e predicare il Tabernacolo abbandonato!
   Grazia tua è stata, Signore, e molto grande, quella di avermi come confitto i miei occhi, la mia bocca, la mia mano, la mia penna e la mia anima in questo abbandono, a piangere il quale non ci sono sufficienti lacrime nel mondo.

San Manuel González

Ti ringrazio, o mio Signore!

martedì 30 gennaio 2018

Il più grande amore

   

   Gesù ha definito come il più grande amore fra gli uomini il dare la vita per i propri amici.        L’Eucaristia è un amore molto più grande, infinitamente più grande del più grande amore fra gli uomini.
   Eucaristia è dare la vita per gli amici e per i nemici, non una volta, ma innumerevoli volte.
   Gesù Maestro mio, mi permetti di ampliare la tua definizione del più grande amore?
   Tu hai detto: «Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici…» (Gv 15,13) all’infuori di chi ha inventato l’Eucaristia per donarla tutti i giorni e a tutte le ore per i suoi nemici, fino alla consumazione dei secoli!
   Non è vero che se amor con amor si paga, l’amore più grande di Cristo dev’essere pagato con il più grande amore del cristiano? Cioè, con un amore fino al sacrificio e per tutta la vita. Se l’amore che Gesù ha per me è amore di Ostia, io devo essere per Gesù ostia di amore.
   Se Gesù è la mia Ostia di tutti i giorni e di tutte le ore, non devo forse io aspirare e prepararmi ad essere sua ostia di tutte le ore e di tutti i giorni?
San Manuel González

venerdì 5 gennaio 2018

La preghiera dei magi

“Abbiamo visto sorgere la sua stella 
e siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2)

   Preghiera che da parte dei Magi è ricerca di luce e promessa di adorazione e di abbandono. “Vidimus et venimus: abbiamo veduto e siamo venuti”, è l’única parola della loro preghiera: abbiamo veduto e desideriamo vedere di più, vedere tutto; siamos venuti per darci completamente, per adorare il Re nascosto con tutti noi stessi, conoscere per amare, conoscere meglio per amare meglio, amare meglio per darci di più e meglio. Preghiera che da parte dello Spirito Santo è infusione graduale e crescente di forza per decidersi a togliersi di tra le tenebre in cui giacciono, per intraprendere il viaggio che porta alla luce e per vedere la luce ardentemente cercata con occhi nuovi, amarla con cuore nuovo, servirla con opere nuove, adorarla con sottomissione nuova, con soddisfazione nuova inebriarsene.
   Trovare Gesù con una Madre, e in quel Bambino, il più povero e abbandonato tra tutti i bambini, scoprire un Dio Re e in quella Madre povera una Regina e in quella spelonca una reggia e in quel presepio un trono, è forse visione di occhi puramente umani?
   Prostrarsi in ginocchio, dare con ricchi doni l’adorazione più umile, offrire l’intelletto e la volontà, i beni di onore e di fortuna, la vita intera, è forse opera o offerta di cuori solo umani? Giungere in così breve tempo a tanta effusiva familiarità con la corte del Re-Bambino, che Angeli si fanno loro guida per il viaggio di ritorno, è forse opera di abilità e industrie terrene?
   No, no: tutto questo è l’opera dello Spirito Santo che rinoverà la faccia della terra, dello Spirito che creerà terre e cieli nuovi, cioè menti e cuori muovi per glorificare il Re nascosto del Tabernacolo e santificare e confortare coloro che lo cercano e gli parlano in preghiera, preparata come quella dei Magi con laboriosità, rettitudine, costanza e umiltà.
   Il frutto della preghiera dei Magi è presente nelle parole con cui il Vangelo dice: “Per alium viam reversi sunt: ritornarono alla loro patria per un altra strada”. Buon sigillo di buona preghiera: il cambio di strada!
   Anime che sovente andate a parlare a Gesù Sacramentato, le vostre strade di ritorno sono di maggior purezza d’intenzione, di maggior bontà di cuore, di maggior puntualità nel dovere, di maggior generosità con Dio e con il prossimo, di maggior dominio di voi stesse che la strada di andata? Dal Tabernacolo partite più vassalli del Re nascosto e sacrificato e piú disposti a sacrificarvi in silenzio e con cuore lieto?

San Manuel González

giovedì 7 dicembre 2017

mercoledì 19 aprile 2017

Pellegrino della strada di Emmaus

Gesù, pellegrino non conosciuto della strada di Emmaus,
scoprici i misteri che questo passo,
uno dei più interessanti del tuo Vangelo,
racchiude sopra la preghiera davanti al tuo Tabernacolo.

Come nell’Eucaristia, Gesù è sulla strada di Emmaus reale e sconosciuto, presente e invisibile, che cerca senza dar a vedere: e gli uomini, duri e ciechi e abbagliati, con difficoltà riescono ad incontrarlo. Raramente sono là dove Egli è.
Una delle grandi difficoltà della preghiera davanti al Tabernacolo e particolarmente della preghiera confidente, affetuosa e filialmente intima, è il non renderci perfetto conto che Gesù è lì, vivo, in persona. Nella sua vita eucaristica Gesù soffre ingratitudini, e tante, anche da parte dei suoi. Davanti al Tabernacolo si ripete sovente assai la scena di Emmaus: essere cioè con Gesù e non renderci conto che Egli è con me.
Anche noi, pellegrini della strada misteriosa del Tabernacolo, impariamo dai fortunati viaggiatori di Emmaus a sentire ardere il cuore quando Gesù ci parla e a riconoscerlo quando a noi divide il pane.
Tutto ciò che i pellegrini di Emmaus fecero per rendersi conto della presenza di Gesù è espresso in questa parola: preghiera. Questi due uomini  andavano da
Gerusalemme ad Emmaus facendo questa cosa sola: pregavano.
Come pregavano? Tre forme di pregare scopro in questi discepoli:
1. sentendo la mancanza di Gesù,
2. parlando solo di Lui,
3. servendolo con carità nella persona di un pellegrino sconosciuto.
Il pregare sentendo la mancanza di Gesù, lo invita ad avvicinarsi; il pregare parlando con ardore e affanno di Lui e con Lui lo invita a parlare e ad accompagnarsi con loro velatamente; il pregare operando il grande comandamento di Gesù «amatevi gli uni gli altri» e insistendo col «resta con noi perchè si fa sera»; lo obbliga ad entrare, a mangiare con loro e a loro farsi conoscere.
Il Vangelo, descrivendo minuziosamente il viaggio dei due discepoli, nota con attenta cura che essi andavano tristi. E la causa di questa tristezza, risulta chiaro, è l’assenza di Gesù.
Senza dubbio, questa tristezza non nasce da una fede viva, nè da una speranza irremovibile, nè da un amore perfetto, perchè proprio questa fede, questa speranza e questo amore insegnavano che Gesù morto doveva risuscitare, che Gesù partito doveva ritornare, che Gesù assente era sempre presente per quelli che davvero lo amavano.
Questi uomini sentono la mancanza di Gesù, e perchè non lo vedono, perchè non lo sentono, perchè non godono della sua presenza, perchè non riposano nella sua protezione, sono tristi e questa tristezza con tutte le sue imperfezioni fa piacere a Gesù e merita da lui il dono della sua presenza, ancorchè velata e sconosciuta.

Mane nobiscum, Domine!
Resta con noi, Signore!

Non fate il cammino della vita da soli: fatelo con Gesù.
San Manuel González

Resta con noi, Signore!

giovedì 2 febbraio 2017

Il mio incontro con un tabernacolo abbandonato

   San Manuel González è una figura luminosa per il suo rapporto con il Signore, e fece tutto per il Vangelo. Del suo incontro con un tabernacolo abbandonato, il 2 febbraio 1902 a Palomares del Río (Siviglia), ci racconta...

   «Sono andato diritto al tabernacolo... e che tabernacolo, Dio mio! Che sforzi dovettero fare la mia fede, il mio coraggio per non fuggire verso la mia casa! Ma, non fuggii. Lì in ginocchio... di fronte a quel mucchio di stracci e sporcizia, la mia fede vedeva attraverso quella porticina tarlata un Gesù così silenzioso, così paziente, così buono, che mi guardava. Sì, sembrava che dopo aver percorso con il suo sguardo quel deserto d’anime, fissava il suo sguardo, triste e supplichevole, che mi diceva tanto e mi chiedeva di più. Uno sguardo in cui si riflettevano una grande voglia di amare e un’angoscia infinita anche per non trovare chi voleva essere amato. Uno sguardo dove si rifletteva tutta la tristezza del Vangelo: la tristezza di quel “non c’era posto per loro a Betlemme”, la tristezza delle sue parole: “Anche voi volete lasciarmi?”, la tristezza del tradimento di Giuda, del rinnegamento di Pietro, dello schiaffo del soldato, dell’abbandono di tutti... Uno sguardo che mi è penetrato nell’anima e che non ho dimenticato mai».

   Lasciamo risuonare dentro di noi queste parole:
«Lì in ginocchio... la mia fede vedeva… un Gesù così silenzioso, così paziente, così buono, che mi guardava... che mi diceva tanto e mi chiedeva di più...»

   Chiediamo al Signore la grazia di approfondire nella presenza viva di Gesù nell'Eucaristia, perché anche noi possiamo dare una risposta d'amore all'amore di Gesù che si dona per noi.


venerdì 30 dicembre 2016

Come un chicco di grano


   "Per comprendere a pieno la spiritualità, il carisma e la missione sacerdotale ed episcopale di don Manuel, così come la sua eroica accettazione delle avversità e della sofferenza, non possiamo non considerare quanto avvenuto a Palomares del Río.
   Si tratta di un'esperienza fondamentale, paragonabile alla folgorazione ricevuta dall'apostolo Paolo sulla via di Damasco...
   Quell'incarico si trasformò in un progetto di vita...
   Gesù, infatti, l'attendeva in quel luogo quasi di desolazione per mostrargli la sua vocazione..."


"Come un chicco di grano"
Biografia di san Manuel González García (1877-1940), vescovo di Palencia, fondatore dell'Unione Eucaristica Riparatrice e della congregazione delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret

A cura di Nicola Gori

Informazioni:
Missionarie Eucaristiche di Nazaret
Via Zucchelli, 11 – 00187 Roma
Tel. 06 42010145
e-mail: miseuc.roma@gmail.com

domenica 25 dicembre 2016

La preghiera dei pastori


“C’erano in quella regione alcuni pastori 
che vegliavano di notte facendo la guardia 
al loro gregge” (Lc 2,8)

   Qui troviamo la parola che tante volte pronunzierà il divin Maestro per raccomandare e inculcare la preghiera e il modo di farla: “vegliate”: e vegliano, nonostante il freddo della notte e la fatica del giorno, questi primi e privilegiati adoratori di Gesù Bambino.
   I pastori hanno veduto gli splendori di Dio, hanno udito la buona novella loro data da un Angelo e i cantici di gloria e di pace e, passando da una grande paura ad una grande gioia, hanno esclamato coraggiosamente: “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere” (Lc 2,15). Questa docilità pronta ad udire, credere ed eseguire ciò che dal cielo loro si dice, è buona preparazione per una preghiera ricca di frutti. La preghiera dei pastori è una preghiera che tende ad udire, conoscere e tacere. “E vedendo -dice il vangelo- capirono quanto era stato detto loro” (Lc 2,20).
   Videro Maria, Giuseppe e il Bambino reclinato nel presepio e aiutati dalla grazia e dai lumi dello Spirito Santo, conobbero nel Bambino avvolto in miseri pannolini un Dio-Re posto su un trono; nella giovane operaia l’augusta Madre di Dio e la Regina del cielo e della terra, en el silenzioso falegname l’uomo più felice e fortunato del mondo.
   Conobbero la dolcezza degli sguardi che partivano da quegli occhi, la soavità delle lacrime che là si versavano, la solennità e il mistero del silenzio che là regnava, il valore immenso della stalla e della paglia. Conobbero il mistero delle Redenzione mediante il dolore, della salvezza di tutti mediante la croce e l’intercessione di Maria. E inondati di gioia in quel mondo di luce, di pace e di amore, se ne stavano là meravigliati e silenziosi. È una preghiera, dunque, di vedere, udire, conoscere e tacere. Una preghiera buona senza dubbio e tanto gradita a Dio.
   “I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro” (Lc 2,20).
   Come ben si sarebbe conosciuto da dove venivano e ciò che avevano fatto! Essi avevano pregato davanti a Gesù: per questo non avevano altro da dire e da fare che dar lode e gloria a Gesù. Davanti a questo ritorno, così pieno di Dio dei pastori, un’idea triste martella la mia mente. Sono molte le anime che pregano tutti i giorni?
   Mio Dio, quando vedo tanti cristiani, che pur dicono che pregano, allontanarsi dal tuo Tabernacolo, così vuoti di Te e così pieni di sé, quando li odo parlare di sé sempre, di Te mai, mi viene vivo il desiderio di domandare piangendo: Ma dove sono coloro che pregano? Nel veder così pochi reversi glorificantes et laudantes Deum, non sarà perché sono pochi anche coloro che davvero venerunt festinantes? Non si prega come Dio vuole!
   La preghiera dei pastori è una preghiera che mira a udire, conoscere e tacere.

San Manuel González


sabato 24 dicembre 2016

Il Cuore di Gesù sta rivivendo il suo Natale

"Vi annunzio una grande gioia... 
è nato un Salvatore" (Lc 2,10-11)

   Ogni volta che passo accanto a un tabernacolo, gli angeli tutt'intorno adoranti potrebbero cantarmi, come a Natale: "Rallegratevi! Vi è nato il Salvatore!" 
   In realtà, per noi cristiani che abbiamo la fortuna di frequentare spesso il tabernacolo eucaristico, è sempre Natale...
   È così eloquente e, diciamo, travolgente il messaggio di generosità che si diffonde ormai da venti secoli dalla culla di Betlemme, che persino i più lontani e i più duri d'orecchio ne avvertono ilfascino. Gesù è il grande Dono.
   Parliamo dunque dei doni... Di chi e per chi? Di chiunque abbia qualcosa da dare, qualunque cosa sia, e a chiunque abbia bisogno, sia che sia. E siccome ognuno di noi può sempre dare qualcosa, per quanto poveri e indigenti si possa essere, e siccome tutti -chi più, chi meno- abbiamo qualche necessità, tutti siamo in condizioni di dare e di ricevere un dono. In altri termini: cosa posso donare, che sia utile al mio prossimo?
   La prima necessità che salta agli occhi è che tu, Gesù sacramentato, hai bisogno di adoratori... Percorro la strada e vedo poveri, ragazzi sbandati... Giunto ormai a casa, vedo il parente meno considerato, l'ammalato, la persona carica di anni... Nelle mie faccende personali scopro ritardi, trovo disguidi dovuti a incostanza, a trascuratezza... Nel mio stesso apostolato scopro un impegno irregolare; devo riconoscere che sono freddo nel dare il buon esempio... Quante necessità attorno a me e quante richieste non tanto di denaro piuttosto di un po' d'affetto, di un po' d'interessamento, di attenzione, di ordine, di mortificazione, in una parola, di generosità!
   Quanti e quali stupendi doni saremmo in grado di offrire! Ma anche di ricevere! Giacché il divin Bambino di Betlemme si affretterà a compiere anche in noi il suo: "Date, e vi sarà dato" (Lc 6,38) con gli interessi e in misura sovrabbondante.
   Per tutte le anime eucaristiche io ne chiederò di ogni genere: doni per i piedi, per le mani, per gli occhi, per la mente e il cuore di ognuna.
   Per i piedi... voglio chiedere forza e agilità per camminare solo per le vie della modestia, della carità che non attende ricompense terrene e della laboriosità operosa.
   Per le mani, voglio chiedere prontezza nell'aprirle per sfogliare il Vangelo e il catechismo, per fare elemosina e compiere opere buone.
   Per gli occhi, che vedano ciò che devono vedere ed ogni altro avvenimento, attraverso l'Ostia consacrata.
   Per la mente, che si convincano di questa sola cosa: che l'amico Gesù se ne sta sempre solo nel tabernacolo e ciò non deve accadere.
   Per il cuore delle anime eucaristiche, infine, chiedo che lo conservino limpido, mite e pieno di ardore verso Gesù sacramentato.


   Madre Immacolata, che nella Notte Santa ci regali il tuo Gesù, insegnaci a riceverlo, a trattarlo, a custodirlo e, soprattutto, ad accorgerci della sua presenza.

San Manuel González