venerdì 3 gennaio 2025
4 gennaio: Memoria liturgica di San Manuel González
lunedì 20 novembre 2023
Nuovo libro su San Manuel González!
Una vita chiamata a riparare l'abbandono
martedì 7 novembre 2023
Preghiera per le Vocazioni sacerdotali e religiose (San Manuel González)
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| Manda operai alla tua messe, Signore |
- Perché non manchi chi conduca a Te i fanciulli.
Manda operai alla tua messe, Signore.
- Perché i ciechi nell’anima vedano e i sordi ascoltino, i morti risuscitino e i poveri vengano evangelizzati. Manda…
- Perché quanti sono oppressi dal demonio ne siano liberati, i giusti aumentino in bontà e i santi si santifichino ancor più. Manda…
- Perché in ogni popolo ci sia sempre chi, indicando a tua Madre, dica ai suoi abitanti: ecco qui vostra Madre. Manda…
- Perché tutti coloro che soffrono vengano a Te e, riposandosi sul tuo petto, trovino la pace. Manda…
- Perché in ogni luogo si offra al tuo nome l’oblazione dell’Ostia pura, santa e immacolata. Manda…
- Perché ogni giorno si realizzi il tuo grande desiderio che i tuoi discepoli mangino la tua Pasqua e la casa del tuo banchetto sia sempre piena. Manda…
- Perché non rimanga un solo popolo senza Tabernacolo e senza il sacerdote che conduca ad esso i suoi abitanti. Manda…
- Perché il tuo nome sia santificato, venga il tuo regno eucaristico, e per tutti gli uomini della terra si compia la tua volontà, come per gli angeli in cielo. Manda…
- Signore, la messe è molta, ma gli operai sono pochi.
Mandaci santi sacerdoti e religiosi, secondo il tuo Cuore.
- Maria Immacolata, Madre e Regina delle anime consacrate.
Di’ a tuo Figlio, con la stessa efficacia delle nozze di Cana: I miei figli della terra non hanno sacerdoti e religiosi.
- Angeli custodi dei fanciulli e dei loro genitori, San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale.
Chiedete e lavorate per l’incremento delle Vocazioni sacerdotali e religiose.
lunedì 3 maggio 2021
I primi 100 anni delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret
Le Missionarie Eucaristiche di Nazareth sono nate nella Chiesa come un germoglio della presenza dello Spirito in essa. Ognuna di noi è stata aggraziata con il dono della vocazione, per partecipare al carisma che ha ricevuto il nostro Fondatore, San Manuel González. La sua fede, illuminata dallo sguardo penetrante di Gesù, gli fa percepire l'abbandono dell'Eucaristia e le ripercussioni che ha sulla vita delle persone. L'abbandono dell'Eucaristia ha come conseguenza - diceva - "anime e società private di fiumi e mari di beni" (L'abbandono dei tabernacoli accompagnati, in O.CC. I, n. 149). A partire da questa esperienza - come molti lettori di questa rivista già sanno – San Manuel dedicò tutta la sua vita a riparare questo abbandono eucaristizzando. Mosse dall'anelito di ravvivare il dono ricevuto (cfr. 1 Tim 1,6), e in armonia con l'ispirazione del nostro Fondatore, abbiamo scelto per la celebrazione del giubileo della nostra fondazione il motto: Nate per Eucaristizzare.
Eucaristizzare
il mondo è lo scopo della Congregazione: annunciare agli uomini di tutti i
tempi e luoghi la Vita che sgorga dal Cuore di Cristo nell'Eucaristia (cfr. Gv
10,10). Un Cuore che ci ha amato "fino alla fine" nell'Ultima Cena,
sulla Croce, nella Risurrezione. Un Cuore che, oggi, possiamo continuare ad
accogliere e ricevere in ogni Messa, in ogni Comunione, in ogni Tabernacolo,
perché lì si attualizza il dono della salvezza. Eucaristizzare è essere
testimoni "di quell'incommensurabile dono di sé: nell'Eucaristia Gesù non
dà 'qualcosa' ma se stesso" (Sacramentum caritatis, 1) e la
comunione con Lui ci porta a scoprire che siamo per donarci agli altri.
La nostra
missione, nella storia di oggi, continua ad essere necessaria, come lo è stata
nel corso degli anni, poiché l'Eucaristia è un dono offerto per la vita del
mondo. Nemmeno nell'Ultima Cena Gesù limita il suo sguardo al piccolo gruppo
che lo accompagna, ma quando dice ai suoi discepoli: "Fate questo in
memoria di me" (Lc 22,19), ha nella sua mente e nel suo cuore molte altre
persone che lungo i secoli avrebbero accettato l'invito a sedersi alla Mensa
eucaristica e a fare comunione del Corpo del Signore. Altri, invece,
l'avrebbero rifiutata o sarebbero stati insensibili e indifferenti a questa
chiamata, in una parola, l'avrebbero abbandonata.
Di fronte a
questo, siamo chiamate a dare una risposta di amore riparatore coinvolgendoci
nelle condizioni critiche di mancanza d'amore e di abbandono che ci sono
contemporanee. Da queste situazioni che ci colpiscono e ci provocano, nascono
le nostre criticità, le nostre sfide, che alla fine sono gli inviti che il
Signore ci fa per essere ciò per cui siamo stati chiamate e convocate. Per
questo è necessario avere occhi nuovi per vedere bene la realtà e discernerla
correttamente e, soprattutto, la forza e la sapienza dello Spirito, l'unico
capace di far risorgere il nuovo che deve nascere. Tra le sfide che noi
Missionarie Eucaristiche di Nazareth abbiamo davanti a noi mentre celebriamo il
Centenario della nostra fondazione, ne indicherei una in particolare, da cui
scaturiscono altre e che, soprattutto, ci orienta verso uno stile di vita e di
missione, per essere significativi oggi nella Chiesa e nel mondo, e cioè: un
profondo anelito alla santità. Il più grande bene che possiamo fare per il
nostro mondo è rispondere alla chiamata alla santità: essere ciò per cui siamo
state scelte. Perché voglio sottolineare questa sfida? Come risposta a questa
domanda riporto alcune parole di Papa Benedetto XVI: "I santi, nelle
vicissitudini della storia, sono stati i veri riformatori che hanno così spesso
sollevato l'umanità dalle valli oscure in cui è sempre in pericolo di cadere. [...] Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento
decisivo nel mondo" (Discorso 20/8/2005).
Abbiamo bisogno
di questa santità di vita per essere significativamente profetiche, per
saper scoprire il passaggio del Signore, per annunciare che Dio si è fatto
uomo, che è presente in questo crocevia della vita, che rimane tra noi nel
Sacramento dell'Amore e che ci promette la vita oltre la morte. Abbiamo bisogno
di questa santità di vita per avere un orizzonte di speranza, la speranza
teologale che illumina tutte le realtà e tutte le relazioni; abbiamo bisogno di
riscoprire la speranza, soprattutto nei momenti delicati e difficili che stiamo
vivendo, con la certezza - come ci ricorda Sant'Agostino - che "la nostra
vita, ora, è speranza, dopo sarà eternità" (Commento ai Salmi, 102,
4,17). E abbiamo bisogno di questa santità di vita per continuare ad essere i
riparatori dell'abbandono di Gesù - come sottolinea San Manuel nel suo libro La
mia comunione di Maria - "rappresentato dai malati, dai bambini, dagli
ignoranti o dai bisognosi di qualsiasi tipo" (OO.CC. I, n. 1.170).
La vita di una
Missionaria Eucaristica di Nazareth è chiamata ad essere simile alla vita nuova
di Gesù Risorto e al suo progetto di amore e libertà per tutti. Perché questo
accada dobbiamo diventare autenticamente eucaristiche, credenti e grate;
come il chicco di grano, saper morire perché possa rinascere la Vita: Cristo
Eucaristia, in mezzo a una società minacciata da segni di morte e da vuoto
esistenziale.
San Manuel
González ha anche una parola da dirci per il momento presente e per questo
Centenario. È vero che non sappiamo cosa succederà in futuro, ma possiamo
saperlo ora se siamo disposti a vivere la nostra vita in fedeltà alla vocazione
che abbiamo ricevuto. Lui, con quella capacità di guardare oltre, disse alle
suore in una delle sue lettere del 1938: "Davanti a una Maria Nazarena fedele
in ogni momento, e ogni giorno, vedo un orizzonte così ampio e così
chiaro" (n. 6.895). Questo messaggio è molto in linea con gli ultimi
orientamenti che la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le
Società di Vita Apostolica ci ha offerto nel documento: Il dono della
fedeltà. La gioia della perseveranza. La nostra fedeltà nasce dallo
sperimentare che Dio è fedele (n. 24), ed è inscritta nell'identità profonda
della vocazione delle persone consacrate (n. 1), una fedeltà che porta alla
gioia. Quando questi due atteggiamenti si incontrano: il Dio che dà e la
persona che accoglie, si produce il gaudio e la gioia della perseveranza (n.
42). Nel contesto di questo Giubileo che noi Missionarie Eucaristiche di
Nazareth stiamo commemorando, ci sentiamo eredi di questo motto del nostro
Fondatore: "Siate fedeli e vedrete" (Lettere, in O.O.CC. IV,
n. 6453). Questo messaggio di San Manuel sia un impulso a vivere nella gratuità
il dono della fedeltà e nell'umiltà la gioia della perseveranza, e sia anche un
richiamo per tante sorelle che in questi 100 anni hanno dato forma alla storia
della Congregazione.
Maria, che ha saputo scoprire la novità che Gesù ha portato, accompagni il cammino della nostra Congregazione con la fiducia e la disponibilità come fece Lei.
Madre Maria Teresa Castelló Torres, m.e.n.
Superiora Generale
venerdì 19 marzo 2021
19 marzo: Solennità di San Giuseppe
"Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù.
La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. Il suo persistente silenzio non contempla lamentele ma sempre gesti concreti di fiducia. Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata viene chiesto questo tipo di maturità. Lì dove una vocazione, matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione.
La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli spalanca sempre spazi all’inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà. Un padre consapevole di completare la propria azione educativa e di vivere pienamente la paternità solo quando si è reso “inutile”, quando vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita, quando si pone nella situazione di Giuseppe, il quale ha sempre saputo che quel Bambino non era suo, ma era stato semplicemente affidato alle sue cure. In fondo, è ciò che lascia intendere Gesù quando dice: «Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste» (Mt 23,9).
Tutte le volte che ci troviamo nella condizione di esercitare la paternità, dobbiamo sempre ricordare che non è mai esercizio di possesso, ma “segno” che rinvia a una paternità più alta. In un certo senso, siamo tutti sempre nella condizione di Giuseppe: ombra dell’unico Padre celeste, che «fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45); e ombra che segue il Figlio."
(Papa Francesco, Patris corde)
mercoledì 28 agosto 2019
Il mio primo Tabernacolo abbandonato
A San Manuel González rimase impresso nell’anima lo sguardo di Gesù Cristo nel tabernacolo. Non lo poté mai dimenticare. In questo breve video, HM Televisione – con materiale registrato da Siervos HM Films – coglie quello che palpitava nel cuore di questo santo e l’esperienza che lo fece diventare il «Vescovo dei Tabernacoli abbandonati». In effetti, Don Manuel dedicò la sua vita a prendersi cura delle necessità di Gesù Cristo nella «Sua vita di Tabernacolo» e a fare tutto il possibile per difenderLo dall’abbandono.
lunedì 5 febbraio 2018
La preghiera!
Pregare! C’è qualcosa di più gustoso, consolatore, riparatore ed efficace dell’azione significata da questo verbo? Si rendono conto i cristiani e perfino le persone pie del valore attivo di questo verbo? Quando si persuaderanno che i verbi predicare, dare, insegnare, sacrificarsi, andare, attrarre, perseverare, redimere, non hanno maggior virtù attiva di quella che loro dona la propria azione di pregare?
Pregare è parlare a Dio con il cuore e, pertanto, è cosa sommamente facile e alla portata di tutti, dotti e ignoranti, grandi e piccoli, buoni e cattivi, poiché tutti hanno bocca e cuore.
Orazione è la fede e la confidenza che pongono in comunicazione e in stato di guarigione la grande miseria umana con la grande misericordia divina.
In questo consiste tutta l’orazione: la miseria in ginocchio, con le mani elevate e la bocca aperta, innanzi alla misericordia onnipotente del Cuore di Dio.
Questo è, nella sua essenza, l’orazione del santo più contemplativo come del cristiano più volgare e interessato.
giovedì 30 novembre 2017
A Palencia (Vita di San Manuel González, 8)
sabato 25 novembre 2017
A Huelva (Vita di San Manuel González, 3)
venerdì 24 novembre 2017
Formazione (Vita di San Manuel González, 2)
giovedì 23 novembre 2017
I primi passi (Vita di San Manuel González, 1)
giovedì 5 ottobre 2017
Non sono fuggito!
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| P. Andrea |
venerdì 3 marzo 2017
Una tessera del gran mosaico della santità
“Come il santo che vi ha chiamati, diventati santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo” (1Pt 1, 15-16). Una vita santa non è il frutto dello sforzo personale, è il Signore che ci fa santi. Per tanto, tutti possiamo percorrere questo cammino. In tutte le epoche della storia, della Chiesa, in tutte le latitudini della geografia del mondo, ci sono santi di tutte le età e di tutti i diversi stadi della vita; sono volti concreti di ogni popolo, lingua e nazioni.
Fari luminosi
Tutti siamo chiamati alla santità (cf. LG 40). “Qualsiasi forma di vita porta alla santità se si vive in comunione con il Signore e al servizio dei fratelli” (Papa Francesco, Udienza generale, 19/11/2014). Però, nella storia della Chiesa solo alcuni uomini e donne sono stati e sono proclamati santi. Tra questi nomi incontriamo il nostro amato don Manuel González, nostro padre fondatore. Quando il Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, presentò la richiesta di canonizzazione, risuonano ancora con viva emozione le parole pronunciate dal papa Francesco: “In onore della Santissima Trinità, per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo e dei santi apostoli Pietro e Paolo, dopo aver riflettuto a lungo e invocato l’aiuto divino, e ascoltando il parere dei nostri fratelli vescovi, dichiariamo santi i beati Salomone Leclercq, Giuseppe Sánchez del Río, Manuel González García, Lodovico Pavoni, Alfonso Maria Fusco, Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, Elisabetta della Santissima Trinità Catez e li inscriviamo nel Catalogo dei santi, e stabiliamo che in tutta la Chiesa siano devotamente onorati tra i santi” (16/10/2016).
Questa proclamazione del Papa ci conferma che è il Signore, per mezzo del suo vicario sulla terra, che sceglie dei volti veri perche siano fari luminosi. Sono uomini e donne che hanno vissuto la loro vita cristiana nella pienezza della fede, della speranza e dell’amore. San Manuel González è uno di questi sprazzi di luce che lo Spirito Santo ha voluto regalare alla Chiesa e al mondo.
Tutto armonico e bello
San Manuel è una tessera del gran mosaico della santità che Dio crea nella storia, affinchè il volto di Cristo, brilli nella pienezza del suo splendore (cf. Benedetto XVI, Udienza generale, 13/4/2011). Quando contempliamo un mosaico vediamo come la base dei pezzi individuali, tutti distinti nel colore, materiale e struttura l’artista configura un tutto armonico straordinariamente bello. San Manuel in questo gran mosaico della santità è una tessera que brilla perché si lasciò illuminare dallo sguardo di Gesù nel tabernacolo. Cristo Eucaristia fu il bene che lo atrasse, la felicità che più lo catturò e il tesoro che più lo arricchì. E con la forza del Pane eucaristico potè guardare con passione e tenerezza il volto di tanti abbandonati ai quali irradiò luce e calore.
Se c’è altro che lo caratterizò è che fu un uomo realmente felice. Incontrò il segreto della felicità vera che risiedeva nel fondo della sua anima, una felicità che ha la sua fonte “nell’amore umanizzato, crocifisso e sacramentato” (OO.CC. I, n. 461), un amore riconoscente che “non si può paragonare a nessùn altro amore” (OO.CC. I, n. 17).
Il Papa emerito Benedetto XVI ci ha detto in una delle sue catechesi: “I santi, guidati dalla luce di Dio, sono gli autentici riformatori della vita della Chiesa e della società. Maestri con la parola e testimoni con l’esempio, essi sanno promuovere un rinnovamento ecclesiale stabile e profondo, perché essi stessi sono profondamente rinnovati, sono in contatto con la vera novità: la presenza di Dio nel mondo” (Udienza generale, 13/1/2001).
San Manuel González con il suo stile semplice e allo stesso tempo profondo rivolge una parola alla Madonna, una parola chiara e facile da intendere che, considerata oggi come progetto di vita, ci può aiutare a trasformare la nostra esistenza e a cambiare il mondo: “Madre Immacolata, che di tutti i verbi che usano gli uomini per parlare, quello che io coniugo meglio e più volte sia il verbo dare e darmi a Gesù e al mio prossimo”.
Traduzione del Vangelo
La santità nasce da Dio, però allo stesso tempo dal punto di vista umano, si trasmette da uomo a uomo. In questo modo, possiamo dire dunque che i santi generano i santi (cf. Giovanni Paolo II, Angelus, 20/6/1982).
San Manuel è per noi una traduzione del Vangelo, una tessera con uno splendore singolare. Seguire il suo esempio, ricorrere alla sua intercesione, entrare in comunione con lui ci unisce a Cristo Eucaristia, origine di ogni forma di santità (Sacramentum Caritatis 94). E oggi, dall’eterna presenza di Dio, continua generando amici di Cristo Eucaristia. Tu ed io possiamo essere uno di loro.
venerdì 17 febbraio 2017
Lodate Dio uomini di tutta la terra!
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| Cattedrale di Siviglia (Spagna) |
giovedì 29 dicembre 2016
martedì 1 novembre 2016
Festa di tutti i Santi
domenica 30 ottobre 2016
San Manuel González, modello di fede eucaristica
Fondò opere sociali in Huelva e costruì un nuovo seminario a Malaga. Nel 1931, a causa dell'incendio della sua residenza, lasciò Malaga e guidò la Diocesi da Gibilterra e Madrid. Nel 1935 Pio XI gli assegnò la sede palentina; lì consumò l'offerta della sua vita a immagine del Buon Pastore, senza perdere la bontà nello sguardo e il sorriso sulle labbra.
Nel 1902, nella parrocchia di Palomares del Río, ricevette la grazia che avrebbe polarizzato tutta la sua vita. Egli stesso racconta: "Andai direttamente al Tabernacolo. Lì la mia fede vedeva un Gesù silenzioso, tanto paziente, che mi guardava, che mi diceva molto e mi chiedeva di più. Uno sguardo nel quale si rifletteva tutta la tristezza del Vangelo: la tristezza di non avere riparo, il tradimento, la negazione, l'abbandono di tutti".
A seguito di questa esperienza mistica, il 4 marzo 1910 a Huelva fondò il primo ramo della Famiglia Eucaristica Riparatrice (formata da laici, consacrati e sacerdoti), con lo scopo di dare e cercare una risposta di amore a Cristo Eucaristia. Fondò anche due riviste di azione eucaristica: "El Granito de Arena" (per gli adulti) e "RIE" (per i bambini), e scrisse libri di preghiera, formazione sacerdotale e catechesi.
"Per i miei passi non voglio che un sentiero, quello che porta al Tabernacolo, e camminando per quel sentiero incontrerò affamati e poveri di molte classi... e farò discendere su di loro la gioia della Vita". Queste parole tracciano il profilo del nuovo santo. Con ragione Papa San Giovanni Paolo II lo ha proposto come "modello di fede eucaristica".















