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martedì 7 novembre 2023

Preghiera per le Vocazioni sacerdotali e religiose (San Manuel González)

Manda operai alla tua messe, Signore
Signore Gesù, di fronte a tanti seminari e noviziati senza vocazioni e a tanti popoli senza sacerdoti e apostoli, col nostro cuore commosso dalla pena che fece prorompere, dal tuo, quell’angosciato lamento: la messe è molta, ma gli operai sono pochi, obbedienti al tuo comando di pregare per tale scopo, ti supplichiamo:

- Perché non manchi chi conduca a Te i fanciulli.

Manda operai alla tua messe, Signore.

- Perché i ciechi nell’anima vedano e i sordi ascoltino, i morti risuscitino e i poveri vengano evangelizzati. Manda…

- Perché quanti sono oppressi dal demonio ne siano liberati, i giusti aumentino in bontà e i santi si santifichino ancor più. Manda…

- Perché in ogni popolo ci sia sempre chi, indicando a tua Madre, dica ai suoi abitanti: ecco qui vostra Madre. Manda…

- Perché tutti coloro che soffrono vengano a Te e, riposandosi sul tuo petto, trovino la pace. Manda…

- Perché in ogni luogo si offra al tuo nome l’oblazione dell’Ostia pura, santa e immacolata. Manda…

- Perché ogni giorno si realizzi il tuo grande desiderio che i tuoi discepoli mangino la tua Pasqua e la casa del tuo banchetto sia sempre piena. Manda…

- Perché non rimanga un solo popolo senza Tabernacolo e senza il sacerdote che conduca ad esso i suoi abitanti. Manda…

- Perché il tuo nome sia santificato, venga il tuo regno eucaristico, e per tutti gli uomini della terra si compia la tua volontà, come per gli angeli in cielo. Manda…

- Signore, la messe è molta, ma gli operai sono pochi.

Mandaci santi sacerdoti e religiosi, secondo il tuo Cuore.

- Maria Immacolata, Madre e Regina delle anime consacrate.

Di’ a tuo Figlio, con la stessa efficacia delle nozze di Cana: I miei figli della terra non hanno sacerdoti e religiosi.

- Angeli custodi dei fanciulli e dei loro genitori, San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale.

Chiedete e lavorate per l’incremento delle Vocazioni sacerdotali e religiose.


lunedì 10 maggio 2021

Missionarie Eucaristiche di Nazaret: Nate per Eucaristizzare

Il sogno di San Manuel González era che nascesse nella Chiesa un gruppo di consacrate che potesse condividere la missione eucaristizzatrice dell’Opera dei laici, da lui fondata nell’anno 1910: l’Unione Eucaristica Riparatrice.

Questo sogno divenne realtà il 3 maggio 1921, quando un gruppo di Marie del Tabernacolo, appartenente a diverse diocesi spagnole, guidate e accompagnate da San Manuel e dalla sorella Maria Antonia, iniziarono un’esperienza di vita comunitaria che lo fece conoscere al mondo come le “Marie Nazarene”, a imitazione della famiglia di Nazaret.

Il desiderio del fondatore era che le sorelle potessero vivere la radicalità della vita consacrata ma allo stesso tempo si distinguissero per la disponibilità missionaria e l’apertura all’universalità che richiedeva la loro missione, ossia: l’eucaristizzazione del mondo.

Con il passare del tempo quella piccola comunità divenne una Congregazione di Diritto Pontificio; il 30 agosto 1960 venne approvata dalla Santa Sede, e nel 1969 le fu riconosciuto il nome di Missionarie Eucaristiche di Nazaret. Attualmente la Congregazione è presente in nove nazioni: Spagna, Italia, Perù, Messico, Venezuela, Argentina, Ecuador, Portogallo e Cuba.

Per svolgere la propria missione eucaristizzatrice, le Missionarie Eucaristiche di Nazaret, vivono nella piena e totale disponibilità di poter annunciare con gioia, a tutto il mondo, la buona notizia del mistero di fede e amore che è l’Eucaristia. Le case dove dimorano le sorelle prendono il nome di “Nazaret” e si distinguono per la semplicità, la fraternità, la preghiera, il lavoro, la gioia e l’armonia di chi le abita. Le Missionarie Eucaristiche di Nazaret vivono con spirito di gratitudine e donazione totale una vita nascosta, sull’esempio di Maria Madre Immacolata.

Arrivo a Roma

Le prime Missionarie Eucaristiche di Nazaret arrivarono a Roma il 10 maggio 1958; nel corso degli anni hanno vissuto in diverse case: via Nomentana 19, via Salaria 222, via della Buffalotta 550 e via Zucchelli 11 (sede della rettoria della Chiesa San Giuseppe a Capo le Case). Nella cappella della seconda casa, quella di via Salaria, Madre Maria Antonia González García, cofondatrice e sorella di San Manuel González, nell’anno 1960 emise i propri voti religiosi, dopo l’approvazione pontificia della Congregazione.

La sede attuale della comunità delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret si trova nel quartiere romano di Montespaccato, dove le sorelle abitano dal 3 dicembre 2018.


venerdì 19 marzo 2021

19 marzo: Solennità di San Giuseppe

   "Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù.

   La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. Il suo persistente silenzio non contempla lamentele ma sempre gesti concreti di fiducia. Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata viene chiesto questo tipo di maturità. Lì dove una vocazione, matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione.

   La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli spalanca sempre spazi all’inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà. Un padre consapevole di completare la propria azione educativa e di vivere pienamente la paternità solo quando si è reso “inutile”, quando vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita, quando si pone nella situazione di Giuseppe, il quale ha sempre saputo che quel Bambino non era suo, ma era stato semplicemente affidato alle sue cure. In fondo, è ciò che lascia intendere Gesù quando dice: «Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste» (Mt 23,9).

   Tutte le volte che ci troviamo nella condizione di esercitare la paternità, dobbiamo sempre ricordare che non è mai esercizio di possesso, ma “segno” che rinvia a una paternità più alta. In un certo senso, siamo tutti sempre nella condizione di Giuseppe: ombra dell’unico Padre celeste, che «fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45); e ombra che segue il Figlio."

(Papa Francesco, Patris corde)

giovedì 11 febbraio 2021

Preghiera per le vocazioni

Signore Gesù,

eternamente giovane e sempre vivo, 

insegnaci a entrare nel cuore dei giovani, a piedi scalzi,

con passo lento e rispettoso. 

 

Rendici capaci di accompagnarli nell’ascolto

della chiamata di Dio, così come ha fatto Samuele. 

Fa’, o Signore, che le nostre comunità

siano fraterne e accoglienti come una madre, 

che accoglie la vita così com’è.


Che i giovani d’oggi,

anche se si sentono piccoli, 

possano scoprirsi grandi nel coraggio,

di accettare la sfida di seguirti nella tua missione.

Che sperimentando la propria fragilità

abbiano l’umiltà e la fiducia necessarie 

a tornare nelle braccia amorevoli del Padre, che li ama.


Che scoprano in Te

un Fratello che vive e salva.

Che si lascino guidare dal tuo Spirito fedele 

che accompagna e dà vita al mondo.

Che la loro gioventù non sia solo 

una preziosa preparazione per il futuro,

ma un impegno nel qui e ora 

come una benedizione di Dio.


Madre della Chiesa,

risplendi nel cuore dei giovani, 

specialmente in quelli che desiderano seguire Cristo

con entusiasmo e docilità.

Che possano trovare in Te

la fortezza che sostiene e accompagna ogni loro momento,

che avvolge e abbraccia la loro realtà giovanile.


Fa’, o Signore, che Nazaret, sia focolare, 

casa e scuola per tutte le giovani

che desiderano vivere il carisma eucaristico riparatore. Amen.



venerdì 1 maggio 2020

Inizia l'anno giubilare delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret


In occasione del primo centenario della fondazione (3 maggio 1921, Málaga, Spagna), le Missionarie Eucaristiche di Nazaret, celebrano domenica 3 maggio 2020 l’apertura dell’anno giubilare in tutte le loro comunità sparse per il mondo: Spagna, Portogallo, Italia, Messico, Cuba, Venezuela, Ecuador, Perú e Argentina.

«Nate per eucaristizzare» è il motto scelto per vivere questo tempo di grazia, che ricalca l’espressione primitiva della missione, la quale costituisce l’origine di questo Istituto Religioso nella Chiesa. Il neologismo «Eucaristizzare», forgiato da san Manuel González, ha proprio il significato di «avvicinare tutti al Cuore di Cristo nell’Eucaristia, un cuore che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce».

Consapevoli che l’attuale pandemia, impedisce ai fedeli di partecipare attivamente e con la loro presenza alle celebrazioni religiose, le comunità, lungi dal perdersi nello sconforto, rinvigoriscono il fervore che accompagna la loro missione trasformandosi in case dalle porte spiritualmente aperte, per accogliere tutti nell’abbraccio di Gesù Eucaristia.

Con l’inizio dell’anno giubilare ecco che risuonano le parole di San Giovanni Paolo II: «Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire» (VC 110), nella missione − affidata dal fondatore, San Manuel González, e condivisa con la grande Famiglia Eucaristica Riparatrice − di «eucaristizzare» il mondo perché «non vi sia Eucaristia senza uomini ne uomini senza Eucaristia».

lunedì 7 ottobre 2019

Seguimi! (Mt 9,9)


Varie volte Gesù ripeté nel Vangelo le parole «Alzati» e «Cammina»; quest’altra, «Seguimi», rarissimamente. Perché? Forse perché è la parola della intimità. Anime che aspirate a questa dolce e misteriosa intimità, vi invito ad assaporarne bene il profondo significato.
Il suo significato
«Seguimi», detto ad un’anima da Gesù che sa, può e vuole quanto dice, equivale a dire: «Anima, conosco perfettamente il tuo passato, il tuo presente e il tuo avvenire, nutro tanta fiducia nel tuo amore, mi trovo talmente a mio agio accanto a te, ho tanto bisogno di te per la mia gloria e tu di me per la tua felicità, che non voglio vivere senza di te, né posso rischiare di dirti “Vai” ci rivedremo in seguito, ma voglio che tu stia con me ad ogni istante del giorno e della notte».
Per questo motivo il Maestro usava ripetere quella parola dopo aver illuminato con quel suo sguardo tenero e penetrante coloro che sceglieva ed elevava al ruolo dolcissimo di suoi intimi amici e, per farne sottolineare meglio il valore, la faceva precedere da queste altre: «Se vuoi essere perfetto».
La sua storia
Certo: è una parola che ha una sua precisa storia, e quale storia! Nel Vangelo il «Seguimi» è la parola con cui Gesù chiamò al suo seguito gli apostoli e le pie donne, gli amici suoi più intimi; nel tabernacolo, da dove continua a ripeterla, è la parola creatrice delle grandi abnegazioni e delle eroiche rinunce al mondo e a se stessi. Quel «Seguimi» detto sottovoce da Gesù nella comunione al termine degli Esercizi spirituali, quali trasformazioni radicali, che notevoli vittorie, che dolorose immolazioni ha operato nelle anime che ebbero la fortuna di sentirselo dire!
Sì, sì, discepole delle prime Marie; informatevi alle grate e alle ruote dei monasteri, nelle camerate degli ospedali e degli asili, nelle soffitte, sui campi di battaglia e ovunque dimorino o svolgano il loro apostolato preziose esistenze consacrate all’amore dell’Amato, informatevi sulla storia di quella parola e conoscerete storie ricche d’amore e di eroismo, estremamente varie e incantevoli. Ma c’è proprio bisogno di andare in giro per trovarne? Senza uscire dalla vostra cerchia, forse ne conoscerete di molto interessanti.
Anime eucaristiche che della vostra esistenza con tutto ciò che la riempie, avete fatto come un gemito prolungato di compassione sull’abbandono del tabernacolo, quale voce attrasse i vostri occhi, i vostri piedi, le vostre mani, la vostra bocca, le vostre lacrime e tutto il vostro amore? Quale forza riuscì a trasformare la vostra vita da frivola in saggia, da inutile in feconda, da oziosa e tiepida in attiva e fervente? Quale segreta forza ha avuto il potere di rendervi tanto somiglianti alle sante Marie e al discepolo Giovanni?
Ricordate quel foglietto, quella pagina aperta a caso, quella comunione, la visita a quel tabernacolo, quella parola…? Ve ne ricordate? All’inizio della vostra vocazione non vi fu, per caso, quell’affettuoso «Seguimi», la parola della intimità rivolta a voi dal migliore degli amici?
Anime eucaristiche, quale fortuna la vostra! Nei vostri momenti di dubbio, di tentazione, di incertezza, di pusillanimità, di lotta tra il dovere e l’inerzia, di stanchezza, di scoramento, ricordatevi di quelle labbra che vi dissero: «Seguimi» e di quegli occhi che nel medesimo momento vi illuminavano con uno sguardo tenero e penetrante…
Badate bene che in quella parola, come non è delimitata la predilezione che vi dimostra, così non viene precisato per quanto tempo vi obbliga… «Seguimi» vi è stato detto; il Maestro vuol dire: ora e in seguito, oggi e domani, sulla terra e in cielo… «Seguimi sempre».
San Manuel González
("Tabernacolo: Vangelo vivo", Ediz. Cantagalli, 135-137)
«Seguimi» vi è stato detto; il Maestro vuol dire:
ora e in seguito, oggi e domani, sulla terra e in cielo…
«Seguimi 
sempre».


sabato 4 novembre 2017

10 novembre: Messa di ringraziamento

Professione Perpetua Suor Laura Maria


"Madre Immacolata, fa che io viva credendo e che creda vivendo, 
la vita che, in silenzio, dona il tuo Gesù nel tabernacolo"

San Manuel González

mercoledì 16 novembre 2016

Perché nasce l'UNER?

Unione Eucaristica Riparatrice
   I carismi sono doni di grazia che il Signore concede a determinate persone perché con la sua vita rispondano ad una necessità esistente nella Chiesa e nel mondo. È una chiamata che la persona non può tenere per sé, è per il bene comune e lo deve manifestare. Tra queste si trova il nostro fondatore, San Manuel González. La intensa vita della sua famiglia e l'esempio di pii sacerdoti lo condussero a scoprire la sua vocazione. Il 21 settembre 1901, ricevette l'ordinazione sacerdotale. Nel 1902 fu inviato a dare una missione a Palomares del Río (Siviglia-Spagna), dove Dio lo segnò con una grazia che avrebbe condizionato tutta la sua vita sacerdotale. Egli stesso ci descrive tale sua esperienza. Dopo aver ascoltato le avvilenti prospettive della sua missione presentategli dal sacrestano, egli dice:

"Mi recai direttamente davanti al Tabernacolo... e, che Tabernacolo, Dio mio! Che sforzi dovettero fare colà la mia fede e il mio coraggio per non tornarmene di corsa a casa mia. Ma, non fuggii. Là, in ginocchio… la mia fede vedeva un Gesù così taciturno, così paziente, così buono, che mi guardava… che mi diceva tante cose e me ne chiedeva di più; uno sguardo, il suo, nel quale si rifletteva tutta la tristezza che emerge dal Vangelo… Lo sguardo di Gesù in questi Tabernacoli è uno sguardo che si fissa nell’anima come un chiodo e non si dimentica mai più. Esso divenne per me come il punto di partenza per vedere, capire e prevedere tutto il mio ministero sacerdotale." 

   Questa grazia andrà poi maturando nel suo cuore. Nel 1905 viene destinato a Huelva (Spagna). Si trovò di fronte ad una situazione di notevole indifferenza religiosa, però il suo amore e le sue capacità seppero aprire vie per ravvivare pazientemente la vita cristiana. Come parroco della parrocchia di San Pietro e arciprete di Huelva, si preoccupò anche della situazione delle famiglie bisognose e dei bambini per i quali aprì scuole. Il 4 marzo 1910, davanti ad un gruppo di donne, fedeli collaboratrici della sua attività apostolica, espose con forza il grande desiderio del suo cuore. Ce lo narra lui stesso così:

"Permettete a me, che invoco molte volte la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, di invocare oggi la vostra attenzione e la vostra cooperazione in favore del più abbandonato di tutti i poveri: Il Santissimo Sacramento... Vi chiedo una elemosina di affetto per Gesù Sacramentato… per amore di Maria Immacolata e per amore di questo Cuore così mal corrisposto, vi chiedo che diventiate le Marie di questi tabernacoli abbandonati".

   Così, con la semplicità del Vangelo, nacque la "Opera dei Tabernacoli-Calvari", opera per dare una risposta di amore riparatore all'amore di Cristo nell'Eucaristia, a esempio di Maria Immacolata, dell'apostolo San Giovanni e delle Marie che rimasero fedeli vicino a Gesù nel Calvario. Oggi l'Opera è conosciuta anche come Unione Eucaristica Riparatrice.
 
"Io ho detto anni fa che l'Opera delle Marie e dei Discepoli di S. Giovanni non è una associazione in più o una confraternita o un movimento in più, ma è una vocazione, e come tale imprime un modo di essere per chi l'abbraccia e deve condizionare tutta la vita" 
(Lettera di una Maria, scritta nel 1935).

mercoledì 7 settembre 2016

La canonizzazione del beato Manuel González all’orizzonte

MANUEL GONZÁLEZ GARCÍA
VESCOVO DI MALAGA E DI PALENCIA
FONDATORE DELL'UNIONE EUCARISTICA RIPARATRICE
E DELLE MISSIONARIE EUCARISTICHE DI NAZARET

   «Per i miei passi non voglio che un sentiero, quello che porta al Tabernacolo, e camminando per quel sentiero incontrerò affamati e poveri di molte classi… e farò discendere su di loro la gioia della Vita». Queste parole del nuovo santo tracciano il profilo di quella che è stata la sua vita. Con ragione Papa Giovanni Paolo II lo ha proposto come «modello di fede eucaristica».
Manuel González (1877-1940) nacque a Siviglia e concluse i suoi giorni a Palencia, dove riposano i suoi resti sotto il Tabernacolo della Cattedrale. Come sacerdote (ordinato: 1901) esercitò il suo ministero a Siviglia e a Huelva. Fu Vescovo di Malaga (consacrato: 1916) e Palencia.
   Fondò opere sociali per i più abbandonati in Huelva e costruì un nuovo seminario a Malaga, da dove uscì nel 1931 a causa dell'incendio della sua residenza. Resse la sua sede da Gibilterra e Madrid. Nel 1935 Papa Pio XI gli assegnò la sede palentina; lì consumò l'offerta della sua vita a immagine del Buon Pastore, senza perdere la bontà nello sguardo e il sorriso sulle labbra.
   Nel 1902, nella parrocchia di Palomares del Río, ricevette la grazia che avrebbe polarizzato tutta la sua vita. Così lo racconta: «Andai direttamente al Tabernacolo. Lì la mia fede vedeva un Gesù silenzioso, tanto paziente, che mi guardava, che mi diceva molto e mi chiedeva di più. Uno sguardo nel quale si rifletteva tutta la tristezza del Vangelo: la tristezza di non avere riparo, del tradimento, della negazione, dell'abbandono di tutti».
   Frutto di questa esperienza carismatica, il 4 marzo 1910 a Huelva fondò il primo ramo della Famiglia Eucaristica Riparatrice (formata da laici, consacrati e sacerdoti) con lo scopo di dare e cercare una risposta di amore grato a Cristo Eucaristia, avvicinando tutti alla fonte della Vita che scaturisce dal Mistero Eucaristico.
   Cosciente della portata dei mezzi di comunicazione, fondò due riviste di azione eucaristica: “El Granito de Arena” (adulti) e “RIE” (bambini), e scrisse libri di preghiera, formazione sacerdotale e catechesi.
(Olio su tela, Manuel Higueras)

C’è stato un momento nella mia vita, in cui ho sperimentato la chiamata del Signore, una chiamata a vivere una intimità più profonda, a vivere solo per Lui.
È stato un incontro che ha trasformato per sempre la mia vita. 
Nel mio cuore ho sperimentato una nuova nascita, una doppia nascita: eucaristica e missionaria. 
Ho scoperto una forma nuova di capire e di vivere la mia fede e la mia vocazione.