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giovedì 11 febbraio 2021

Preghiera per le vocazioni

Signore Gesù,

eternamente giovane e sempre vivo, 

insegnaci a entrare nel cuore dei giovani, a piedi scalzi,

con passo lento e rispettoso. 

 

Rendici capaci di accompagnarli nell’ascolto

della chiamata di Dio, così come ha fatto Samuele. 

Fa’, o Signore, che le nostre comunità

siano fraterne e accoglienti come una madre, 

che accoglie la vita così com’è.


Che i giovani d’oggi,

anche se si sentono piccoli, 

possano scoprirsi grandi nel coraggio,

di accettare la sfida di seguirti nella tua missione.

Che sperimentando la propria fragilità

abbiano l’umiltà e la fiducia necessarie 

a tornare nelle braccia amorevoli del Padre, che li ama.


Che scoprano in Te

un Fratello che vive e salva.

Che si lascino guidare dal tuo Spirito fedele 

che accompagna e dà vita al mondo.

Che la loro gioventù non sia solo 

una preziosa preparazione per il futuro,

ma un impegno nel qui e ora 

come una benedizione di Dio.


Madre della Chiesa,

risplendi nel cuore dei giovani, 

specialmente in quelli che desiderano seguire Cristo

con entusiasmo e docilità.

Che possano trovare in Te

la fortezza che sostiene e accompagna ogni loro momento,

che avvolge e abbraccia la loro realtà giovanile.


Fa’, o Signore, che Nazaret, sia focolare, 

casa e scuola per tutte le giovani

che desiderano vivere il carisma eucaristico riparatore. Amen.



martedì 19 gennaio 2021

Cos'è il tabernacolo, e perché visitarlo dà tanta pace?

Una risposta efficace alla domanda relativa a cosa fare nei momenti difficili che stiamo vivendo nel mondo

Mi appassiona parlare e scrivere della presenza reale e vera di Gesù VIVO nel tabernacolo. Alcuni si chiedono cosa sia il tabernacolo e perché ne parlo tanto – o meglio, chi vi abita.

Il tabernacolo è il punto della chiesa destinato a conservare l’Eucaristia. È come una casetta con la chiave e una piccola luce rossa a fianco che indica che lì c’è Gesù.

Il sacerdote custodisce nel tabernacolo le ostie consacrate che non sono state consumate durante la Messa. I cattolici possono e devono avvicinarsi ai tabernacoli sapendo che in essi abita il prigioniero dell’amore, l’amico degli amici, il Re dei Re: Gesù Sacramentato.

Un’elemosina di affetto

Mi hanno sempre colpito le parole di un vescovo che era solito chiedere in elemosina non denaro, né abiti per i poveri o cibo. Chiedeva gesti d’amore per Gesù nei tabernacoli abbandonati.

“Permettete che, io che invoco spesso la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, invochi oggi la vostra attenzione e la vostra cooperazione a favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento. Vi chiedo un’elemosina d’affetto per Gesù Sacramentato…” (San Manuel González).

Per favore, non lasciate solo Gesù, andate a trovarlo. È un prigioniero d’Amore, in attesa del nostro affetto e della nostra compagnia.

Recuperate forze e speranza

Credo di averlo già commentato in qualche occasione. Spesso mi scrivono lettori di Aleteia e persone che hanno letto i miei libri.

Mi chiedono cosa fare per recuperare le forze e la speranza, per vivere felici, con la pace interiore (quanto è preziosa la pace, ce ne accorgiamo quando la perdiamo…).

Spesso non ho la risposta alle loro inquietudini, ma so chi ce l’ha. Per questo, raccomando a tutti la stessa cosa, continuamente: “Vai davanti al tabernacolo e racconta tutto a Gesù”.

Un amico che vive in Canada mi ha chiesto cosa fare di fronte al momento difficile che vive il mondo. Gli ho raccomandato quello che dico a tutti: “Vai davanti al tabernacolo e parla con Gesù. RaccontaGli tutto”.

Oggi mi ha mandato questa nota. Vi riporto le sue parole, perché sono davvero edificanti e possono esservi di aiuto:

“Claudio, martedì ho seguito il tuo consiglio e sono andato a far visita a Gesù Sacramentato. Sono rimasto un po’ più di un’ora, semplicemente parlandoGli. Quando sono uscito il mondo era lo stesso, i miei problemi e le mie preoccupazioni erano sempre lì, ma… ho provato una pace indescrivibile. Sono tornato a casa estremamente felice di averlo fatto”.

Claudio De Castro


Post originale:

https://it.aleteia.org/2021/01/18/cose-il-tabernacolo-e-perche-visitarlo-da-tanta-pace/


Grazie infinite Claudio De Castro e amici di Aleteia!!!


giovedì 1 febbraio 2018

L’abbandono del Tabernacolo!

   Dio mio, come ti ringrazio che fra tutte le impressioni della mia vita di sacerdote e di parroco, la dominante, la quasi esclusiva, abbia voluto che sia quella prodotta dall’abbandono del Tabernacolo!
   Come devo ringraziarti, Cuore del mio Gesù, per avermi chiamato a vedere, a sentire e predicare il Tabernacolo abbandonato!
   Grazia tua è stata, Signore, e molto grande, quella di avermi come confitto i miei occhi, la mia bocca, la mia mano, la mia penna e la mia anima in questo abbandono, a piangere il quale non ci sono sufficienti lacrime nel mondo.

San Manuel González

Ti ringrazio, o mio Signore!

mercoledì 15 febbraio 2017

Essere chicco di grano

   Possiamo riscoprire nella vita di san Manuel la sua vicinanza al suo popolo, il suo tratto pastorale, le sue opere sociali, frutto del suo amore appassionato a Gesù Cristo e della sua vita eucaristizzata.
   "Il programma del cristiano - il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù - è un cuore che vede. Questo cuore vede dove c'è bisogno di amore e agisce in modo conseguente" (Deus caritas est, 31). Per queste parole della Chiesa nel secolo XXI troviamo un faro luminoso nella vita di don Manuel: "Un cuore che vide... e non passò da lontano". Egli vedeva con il cuore. Così lo lascia percepire quando, dopo aver letto un passaggio della Scrittura, esclama: "Ha ferito i miei occhi e il mio cuore...".
   E dopo aver visto e sentito, non passa da lontano; con la sua espressione: "Non fuggì!". Non è rimasto indifferente alla situazione dei suoi fratelli e nemmeno del suo Fratello maggiore: Gesù Sacramentato. In lui non c'è problema di dualità, da una parte la pietà e dall'altra l'attività. Dirà: "Il cammino del Tabernacolo è di andata e ritorno"; uscire da Gesù all'incontro della gente e tornare con loro all'incontro con Gesù.
   Tanto più, insisterei nella stretta dipendenza che esiste tra l'abbandono di Gesù Eucaristia e l'abbandono degli uomini. "Se Gesù, che è la Verità, la Giustizia e l'Amore, è abbandonato, che speranza di sollievo rimane agli abbandonati del mondo?".
   È da qui che, sull'esempio del suo Maestro, la sua vita si converte in un continuo cammino di andata e di ritorno spargendo misericordia: "La tua Misericordia! Questo è il tuo segreto e questo è l'unico perché da tutti i tuoi passi sulla terra, è come il segreto e il perché della tua vita di perpetuo immolato dell'Altare e del Tabernacolo!".
   Evocare la figura di san Manuel González ci porta, da una parte, a ringraziare il Signore per questo suo autentico amico e per tutti quelli che ha posto sul suo cammino, e, dall'altra, a trovare in lui un modello di vita eucaristizzata ed eucaristizzatrice. Quello che egli ha realizzato, in circostanze particolarmente complesse, illumina oggi il nostro cammino. Quello che egli scelse come stile di vita, essere chicco di grano, ci indica il percorso per essere, come lui, una presenza feconda che vive e annuncia l'amore senza limiti di Gesù Eucaristia.

Suor Maria Leonor Mediavilla Becerril
Superiora generale delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret 


giovedì 2 febbraio 2017

Il mio incontro con un tabernacolo abbandonato

   San Manuel González è una figura luminosa per il suo rapporto con il Signore, e fece tutto per il Vangelo. Del suo incontro con un tabernacolo abbandonato, il 2 febbraio 1902 a Palomares del Río (Siviglia), ci racconta...

   «Sono andato diritto al tabernacolo... e che tabernacolo, Dio mio! Che sforzi dovettero fare la mia fede, il mio coraggio per non fuggire verso la mia casa! Ma, non fuggii. Lì in ginocchio... di fronte a quel mucchio di stracci e sporcizia, la mia fede vedeva attraverso quella porticina tarlata un Gesù così silenzioso, così paziente, così buono, che mi guardava. Sì, sembrava che dopo aver percorso con il suo sguardo quel deserto d’anime, fissava il suo sguardo, triste e supplichevole, che mi diceva tanto e mi chiedeva di più. Uno sguardo in cui si riflettevano una grande voglia di amare e un’angoscia infinita anche per non trovare chi voleva essere amato. Uno sguardo dove si rifletteva tutta la tristezza del Vangelo: la tristezza di quel “non c’era posto per loro a Betlemme”, la tristezza delle sue parole: “Anche voi volete lasciarmi?”, la tristezza del tradimento di Giuda, del rinnegamento di Pietro, dello schiaffo del soldato, dell’abbandono di tutti... Uno sguardo che mi è penetrato nell’anima e che non ho dimenticato mai».

   Lasciamo risuonare dentro di noi queste parole:
«Lì in ginocchio... la mia fede vedeva… un Gesù così silenzioso, così paziente, così buono, che mi guardava... che mi diceva tanto e mi chiedeva di più...»

   Chiediamo al Signore la grazia di approfondire nella presenza viva di Gesù nell'Eucaristia, perché anche noi possiamo dare una risposta d'amore all'amore di Gesù che si dona per noi.


mercoledì 14 settembre 2016

Il cammino della trasformazione

"Lasciamoci sorprendere da Dio"

Dal Vangelo secondo Luca: 10, 1-10
   “Entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È andato ad alloggiare da un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto».  Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo;  il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

   Zaccheo é un personaggio dal Vangelo a chi l’incontro con la misericordia di Dio ha operato un cambiamento straordinario, aprendo per lui la porta della trasformazione della vita nei suoi rapporti con Dio, con se stesso e con gli altri. Con questo brano dal vangelo, nel contesto del anno giubilare, possiamo paragonare la trasformazione che la grazia carismatica ha operato nel Beato Manuel González. Una grazia gratuita, dono della misericordia di Dio, accolta col cuore aperto in una circostanza quotidiana nel contesto d’una missione.

Prima trasformazione: Il rapporto con Dio
   “un uomo di nome Zaccheo… cercava di vedere Gesù…”
   Il Signore vide proprio Zaccheo e si rivolge  a lui per nome. Zaccheo fu visto e vide; ma se non fosse stato veduto, non avrebbe visto. Zaccheo è davanti a una nuova scoperta: chi é Dio. Dio lo sorprende e trasforma la sua vita.   
   Anche il Beato Manuel a Palomares del Río cercava  Gesù: 
   “Me ne andai direttamente al tabernacolo, in cerca di ali al mio caduto entusiasmo … e che Tabernacolo… Che Tabernacolo Dio Mio!  E che sforzo dovettero fare la mia fede e il mio coraggio per non tornare … e andare via…”.
Dio lo sorprende e li fa scoprire il suo volto in un modo nuovo. Trasforma le sue idee, i suoi sogni, dandoli un nuovo senso di pienezza alla sua amata vocazione.
   “C’è stato un momento nella mia vita, in cui ho sperimentato la chiamata del Signore, una chiamata a vivere una intimità più profonda, a vivere solo per Lui”.

   “Gesù alzò lo sguardo” 
   Fermiamoci un attimo a pensare allo sguardo di Gesù. Quel sguardo che accolse Zaccheo e li fa sentire la gioia di essere apprezzato, accolto e amato di manera speciale è lo stesso sguardo di cui parla il Beato Manuel González a Palomares del Río:
   «Lì, in quel Tabernacolo, scoprii un Gesù così paziente, così buono, che mi guardava...».
   Quelli sguardi che si incontrano, come ha anche sperimentato Zaccheo, è stato l’inizio di un rapporto diverso con Dio nostro Signore. Un rapporto trasformante, più profondo e personale, che rende diversa la comprensione della vita: 
   “L’mpressione di quel tristissimo Tabernacolo fece in tal modo breccia nella mia anima che non solo non si è cancellata né si cancellerà nella mia vita, ma anzi viene ad essere per me come il punto di partenza per vedere, capire e sentire tutto il mio ministero in una maniera nuova”.
   L’esistenza dei santi più che attirare l’attenzione su di sé esprime la testimonianza di ciò che compie l’amore di Dio nella vita di un uomo, quando lo si lascia operare. Nelle loro vite potremo sempre scoprire la fantasia creativa dell’amore di Dio. 

Seconda trasformazione: Essere in Dio
   “Oggi devo fermarmi a casa tua” 
   “Oggi devo fermarmi a casa tua!” disse Gesù a Zaccheo. “A casa tua!”: nello spazio sacro della tua intimità, lì dove sei in pace con te stesso e vivi nello splendore della verità, della tua identità, quella del tuo essere figlio amato di Dio.
   Nell’Eucaristia Gesù si ferma “a casa nostra” per rimanere con noi. La consapevolezza della sua presenza “con noi” e “in noi” ci trasforma dal profondo e ci apre a esperimentare la misericordiosa compagnia di un Dio che ci riempie il cuore e lo segna con le tracce dell’amore.
   E’ per questa sintonia permanente ed speciale con Gesù e per la sua sensibilità alla presenza eucaristica, che il Beato Manuel González, uomo aperto alle ispirazioni dello Spirito Santo, riesce a capire la novità della sua chiamata configurando in lui una nuova identità:
   “Pero non fuggì. Mi fermai là un lungo tempo e là incontrai il mio piano di missione e animo per portarlo a termine… Quanto bene mi facesti capire ...che il sacerdote non è né meno né più che un uomo scelto e consacrato da Dio per combattere contro l’abbandono del Tabernacolo.” 

Terza trasformazione: L’incontro con i fratelli
   «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri»
   Zaccheo ha accolto Gesù e si è convertito, perché Gesù per primo aveva accolto lui! Non lo aveva condannato, ma era andato incontro al suo desiderio di salvezza. 
   L’incontro con  Gesù per Zaccheo diventa una novità che lo trasforma anche nel suo modo d’agire. Le prime parole dopo avere ospitato Gesù a casa sua sono state: “Io do”. Lui ha sperimentato  che l’amore di Dio lo spinge a condividere i doni ricevuti da Lui.
   Per il Beato Manuel González l’incontro con Gesù a Palomares del Río è stato un episodio che trasforma e configura i suoi rapporti in un modo diverso. Dopo la scoperta di quella ferita dell’ abbandono di Gesù e della sua solitudine, essi diventano l’occasione per avvicinare a tutti all’ eucaristia, e conformandosi a Cristo è diventato in mezzo ai fratelli un riflesso di quella tenerezza e misericordia. 
   «Per i miei passi non voglio che un sentiero, quello che porta al Tabernacolo, e camminando per quel sentiero incontrerò affamati e poveri di molte classi… e farò discendere su di loro la gioia della Vita». “È stato un incontro che ha trasformato per sempre la mia vita. Nel mio cuore ho sperimentato una nuova nascita, una doppia nascita: eucaristica e missionaria. Ho scoperto una forma nuova di capire e di vivere la mia fede e la mia vocazione”.
   Queste parole del Beato, tra poco nuovo santo riconosciuto dalla Chiesa, tracciano il profilo di quella che è stata la sua vita. Con ragione Papa Giovanni Paolo II lo ha proposto come «modello di fede eucaristica».


giovedì 16 giugno 2016

Un incontro inaspettato

Il Beato Manuel González è una figura luminosa per il suo rapporto con il Signore, e fece tutto per il Vangelo. Ma, si è reso anche conto di un'altra realtà... il dono che il Padre ci ha fatto in Gesù Cristo Eucaristia non viene sempre accolto da tutti, e neanche occupa il centro della vita di molti cristiani. Perciò, ha scoperto che il grande male di tutti i mali è l'Eucaristia abbandonata: l'indifferenza degli uomini verso l'amore di Dio.

Del suo incontro con un tabernacolo abbandonato, a Palomares del Río (Siviglia), ci racconta:
"Sono andato diritto al tabernacolo... e che tabernacolo, Dio mio! Che sforzi dovettero fare la mia fede, il mio coraggio per non fuggire verso la mia casa! Ma, non fuggii. Lì in ginocchio... di fronte a quel mucchio di stracci e sporcizia, la mia fede vedeva attraverso quella porticina tarlata un Gesù così silenzioso, così paziente, così buono, che mi guardava. Sì, sembrava che dopo aver percorso con il suo sguardo quel deserto d'anime, fissava il suo sguardo, triste e supplichevole, che mi diceva tanto e mi chiedeva di più. Uno sguardo in cui si riflettevano una grande voglia di amare e un'angoscia infinita anche per non trovare chi voleva essere amato. Uno sguardo dove si rifletteva tutta la tristezza del Vangelo: la tristezza di quel 'non c'era posto per loro a Betlemme', la tristezza delle sue parole: 'Anche voi volete lasciarmi?', la tristezza del tradimento di Giuda, del rinnegamento di Pietro, dello schiaffo del soldato, dell'abbandono di tutti... Uno sguardo che mi è penetrato nell'anima e che non ho dimenticato mai".

Tabernacolo (Palomares del Río, Siviglia)

Lasciamo risuonare dentro di noi queste parole: "Lì in ginocchio... la mia fede vedeva... un Gesù così silenzioso, così paziente, così buono, che mi guardava... che mi diceva tanto e mi chiedeva di più".

Chiediamo al Signore la grazia di approfondire nella presenza viva di Gesù nell'Eucaristia, perché anche noi possiamo dare una risposta d'amore all'amore di Gesù che si dona per noi.