venerdì 1 maggio 2026
lunedì 2 marzo 2026
San Manuel González: Modello di fede eucaristica, testimone nel nostro oggi
1. Introduzione
San Manuel González (1877–1940), vescovo di Málaga e poi di Palencia, è
conosciuto come il “Vescovo dei Tabernacoli abbandonati”. Fu
fondatore delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret e promotore
instancabile della centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa.
La sua spiritualità nasce da un’esperienza concreta a Palomares del
Río: entrando in una chiesa povera e trascurata, rimase profondamente colpito
dal tabernacolo. "Sentì interiormente che Gesù era lì… ma solo, dimenticato,
non amato".
Da quel momento la sua vita
ebbe una sola direzione: far amare Gesù Eucaristia.
Domanda per la riflessione: Che posto occupa realmente
l’Eucaristia nella mia vita?
2. “Gesù è lì”: la presenza reale come centro della vita
Per San Manuel, l’Eucaristia
non era una devozione tra le altre. Era il centro, la fonte e la
meta di tutto: della parrocchia, della Diocesi, della Chiesa, del mondo.
Non parlava solo di
adorazione, ma di relazione personale:
Gesù nel tabernacolo è:
- Presenza viva
- Amico fedele
- Maestro silenzioso
- Cuore che ama e soffre
La sua spiritualità è profondamente cristocentrica ed eucaristica. Non è sentimentalismo, ma fede teologica: la presenza reale trasforma il tempo, lo spazio, la vita.
Domande per la riflessione: Come sono le nostre chiese? Il tabernacolo è visibile, curato, amato? C’è spazio per l’adorazione silenziosa?
3. Riparare l’abbandono: spiritualità di consolazione
Uno dei temi centrali in San Manuel è l’idea di “riparare” l’abbandono di Gesù nell’Eucaristia. Egli menzionava diversi modi di abbandonare il “tabernacolo accompagnato”; parlava di:
- Tabernacoli abbandonati
- Messe trascurate
- Comunioni senza fervore
Ma la sua risposta non era
critica, bensì: più amore, più presenza, più compagnia.
La riparazione in lui diventa:
- Adorazione fedele
- Offerta della propria vita
- Educazione eucaristica del popolo
- Cura liturgica
Per lui la vera riforma della Chiesa comincia dal tabernacolo.
Domanda per la riflessione: Sono una presenza che consola il Cuore di Cristo?
4. Eucaristia e missione: non chiudersi in sacrestia
San Manuel non era un mistico
isolato. Era un vescovo missionario.
La sua spiritualità
eucaristica genera:
- Catechesi
- Educazione
- Opere sociali
- Formazione dei laici
Per lui, chi ama l’Eucaristia ama il popolo. L’adorazione non è fuga dal mondo, ma sorgente di carità pastorale. Fondò le Missionarie Eucaristiche di Nazaret per:
- Custodire l’Eucaristia
- Educare bambini e giovani
- Vivere uno stile semplice e familiare
Nazaret è il modello: vita nascosta, silenzio, fedeltà quotidiana.
5. Spiritualità di Nazaret: semplicità e fedeltà
Un altro elemento centrale
è Nazaret.
Per San Manuel:
- Gesù nascosto nel tabernacolo è come Gesù a Nazaret
- Silenzioso
- Umile
- Quotidiano
La santità non è straordinaria, ma fedele. In questo senso ci fa
scoprire che l’Eucaristia educa: all’umiltà, alla costanza, alla vita interiore.
La risposta di San Manuel è
sorprendentemente attuale:
- Tornare al silenzio
- Tornare all’adorazione
- Tornare al cuore
Non propone strategie complicate, ma una convinzione semplice: se Gesù Eucaristia è al centro, tutto si rinnova.
Conclusione meditativa
Possibile momento di silenzio
davanti al Santissimo.
"Signore Gesù,
presente nel tabernacolo,
insegnaci a credere che Tu sei lì.
Donaci un cuore che Ti faccia compagnia.
Fa’ delle nostre parrocchie case vive,
dei nostri cuori tabernacoli ardenti,
della nostra vita una riparazione d’amore".
domenica 4 gennaio 2026
Festa di San Manuel González
«Gesù nell’Eucaristia è sole che irradia luce, calore e vita di cielo; sorgente di acqua medicinale che sempre scorre in molte direzioni; giardino delizioso che sparge sempre gli aromi più squisiti».
Con queste e con molte altre parole, san Manuel González ci ricorda nei suoi scritti che Gesù Eucaristia «è vita che fa vivere». Questa certezza lo ha reso un instancabile apostolo dell’Eucaristia, testimone di un amore che arriva fino al dono totale di sé.
Egli ha però compreso anche un’altra realtà: il dono che il Padre ci ha fatto in Gesù Cristo Eucaristia non è sempre accolto da tutti e spesso non è al centro della vita di molti cristiani.
In questo momento, in cui il Signore è con noi, chiediamogli la grazia di riconoscere più profondamente la sua presenza viva nell’Eucaristia, per poter rispondere con amore all’Amore che si dona per noi.
Gesù si fa Pellegrino dell’Amore e della Speranza, bussa al nostro cuore e desidera vivere in noi. Apriamo le porte del nostro cuore: quando Gesù entra, non toglie nulla, ma dona tutto se stesso.
martedì 3 gennaio 2023
domenica 24 aprile 2022
domenica 16 maggio 2021
Preghiera per l'Anno Giubilare
Grazie, Signore, perché non cessi mai
di concederci la tua grazia e ci benedici
con il grande dono di questo Anno Giubilare.
Vogliamo cantare, lodare e ringraziare
la tua presenza viva in mezzo a noi.
In un momento di silenzio apri il tuo cuore
e ringrazia Dio per tutto quello che fa per te.
Guarda, o Signore, con misericordia,
la nostra fragilità.
Portiamo davanti a Te la nostra povertà.
Concedici luce per poter riconoscere
tutto quello che ci allontana da Te.
Rinnova il nostro cuore che oggi ti chiede perdono.
In un momento di silenzio entra nel tuo cuore
e con umiltà chiedi perdono a Dio.
Mettiamo nelle tue mani e nel tuo cuore
i nostri desideri e le nostre necessità.
Tu, o Signore, sai tutto, Tu sai che ti amiamo
e conosci quello di cui abbiamo bisogno.
In un momento di silenzio presenta con grande
fiducia le tue intenzioni e i tuoi bisogni.
Sorretti dal tuo amore e con la forza
del tuo Pane e della tua Parola vogliamo godere
della tua presenza e annunciare con gioia
quello che abbiamo visto e udito.
“Madre Immacolata,
che io viva credendo
e che io creda vivendo la vita
che ci dona in silenzio
il tuo Gesù nel Tabernacolo”.
San Manuel González
lunedì 10 maggio 2021
Missionarie Eucaristiche di Nazaret: Nate per Eucaristizzare
lunedì 3 maggio 2021
I primi 100 anni delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret
Le Missionarie Eucaristiche di Nazareth sono nate nella Chiesa come un germoglio della presenza dello Spirito in essa. Ognuna di noi è stata aggraziata con il dono della vocazione, per partecipare al carisma che ha ricevuto il nostro Fondatore, San Manuel González. La sua fede, illuminata dallo sguardo penetrante di Gesù, gli fa percepire l'abbandono dell'Eucaristia e le ripercussioni che ha sulla vita delle persone. L'abbandono dell'Eucaristia ha come conseguenza - diceva - "anime e società private di fiumi e mari di beni" (L'abbandono dei tabernacoli accompagnati, in O.CC. I, n. 149). A partire da questa esperienza - come molti lettori di questa rivista già sanno – San Manuel dedicò tutta la sua vita a riparare questo abbandono eucaristizzando. Mosse dall'anelito di ravvivare il dono ricevuto (cfr. 1 Tim 1,6), e in armonia con l'ispirazione del nostro Fondatore, abbiamo scelto per la celebrazione del giubileo della nostra fondazione il motto: Nate per Eucaristizzare.
Eucaristizzare
il mondo è lo scopo della Congregazione: annunciare agli uomini di tutti i
tempi e luoghi la Vita che sgorga dal Cuore di Cristo nell'Eucaristia (cfr. Gv
10,10). Un Cuore che ci ha amato "fino alla fine" nell'Ultima Cena,
sulla Croce, nella Risurrezione. Un Cuore che, oggi, possiamo continuare ad
accogliere e ricevere in ogni Messa, in ogni Comunione, in ogni Tabernacolo,
perché lì si attualizza il dono della salvezza. Eucaristizzare è essere
testimoni "di quell'incommensurabile dono di sé: nell'Eucaristia Gesù non
dà 'qualcosa' ma se stesso" (Sacramentum caritatis, 1) e la
comunione con Lui ci porta a scoprire che siamo per donarci agli altri.
La nostra
missione, nella storia di oggi, continua ad essere necessaria, come lo è stata
nel corso degli anni, poiché l'Eucaristia è un dono offerto per la vita del
mondo. Nemmeno nell'Ultima Cena Gesù limita il suo sguardo al piccolo gruppo
che lo accompagna, ma quando dice ai suoi discepoli: "Fate questo in
memoria di me" (Lc 22,19), ha nella sua mente e nel suo cuore molte altre
persone che lungo i secoli avrebbero accettato l'invito a sedersi alla Mensa
eucaristica e a fare comunione del Corpo del Signore. Altri, invece,
l'avrebbero rifiutata o sarebbero stati insensibili e indifferenti a questa
chiamata, in una parola, l'avrebbero abbandonata.
Di fronte a
questo, siamo chiamate a dare una risposta di amore riparatore coinvolgendoci
nelle condizioni critiche di mancanza d'amore e di abbandono che ci sono
contemporanee. Da queste situazioni che ci colpiscono e ci provocano, nascono
le nostre criticità, le nostre sfide, che alla fine sono gli inviti che il
Signore ci fa per essere ciò per cui siamo stati chiamate e convocate. Per
questo è necessario avere occhi nuovi per vedere bene la realtà e discernerla
correttamente e, soprattutto, la forza e la sapienza dello Spirito, l'unico
capace di far risorgere il nuovo che deve nascere. Tra le sfide che noi
Missionarie Eucaristiche di Nazareth abbiamo davanti a noi mentre celebriamo il
Centenario della nostra fondazione, ne indicherei una in particolare, da cui
scaturiscono altre e che, soprattutto, ci orienta verso uno stile di vita e di
missione, per essere significativi oggi nella Chiesa e nel mondo, e cioè: un
profondo anelito alla santità. Il più grande bene che possiamo fare per il
nostro mondo è rispondere alla chiamata alla santità: essere ciò per cui siamo
state scelte. Perché voglio sottolineare questa sfida? Come risposta a questa
domanda riporto alcune parole di Papa Benedetto XVI: "I santi, nelle
vicissitudini della storia, sono stati i veri riformatori che hanno così spesso
sollevato l'umanità dalle valli oscure in cui è sempre in pericolo di cadere. [...] Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento
decisivo nel mondo" (Discorso 20/8/2005).
Abbiamo bisogno
di questa santità di vita per essere significativamente profetiche, per
saper scoprire il passaggio del Signore, per annunciare che Dio si è fatto
uomo, che è presente in questo crocevia della vita, che rimane tra noi nel
Sacramento dell'Amore e che ci promette la vita oltre la morte. Abbiamo bisogno
di questa santità di vita per avere un orizzonte di speranza, la speranza
teologale che illumina tutte le realtà e tutte le relazioni; abbiamo bisogno di
riscoprire la speranza, soprattutto nei momenti delicati e difficili che stiamo
vivendo, con la certezza - come ci ricorda Sant'Agostino - che "la nostra
vita, ora, è speranza, dopo sarà eternità" (Commento ai Salmi, 102,
4,17). E abbiamo bisogno di questa santità di vita per continuare ad essere i
riparatori dell'abbandono di Gesù - come sottolinea San Manuel nel suo libro La
mia comunione di Maria - "rappresentato dai malati, dai bambini, dagli
ignoranti o dai bisognosi di qualsiasi tipo" (OO.CC. I, n. 1.170).
La vita di una
Missionaria Eucaristica di Nazareth è chiamata ad essere simile alla vita nuova
di Gesù Risorto e al suo progetto di amore e libertà per tutti. Perché questo
accada dobbiamo diventare autenticamente eucaristiche, credenti e grate;
come il chicco di grano, saper morire perché possa rinascere la Vita: Cristo
Eucaristia, in mezzo a una società minacciata da segni di morte e da vuoto
esistenziale.
San Manuel
González ha anche una parola da dirci per il momento presente e per questo
Centenario. È vero che non sappiamo cosa succederà in futuro, ma possiamo
saperlo ora se siamo disposti a vivere la nostra vita in fedeltà alla vocazione
che abbiamo ricevuto. Lui, con quella capacità di guardare oltre, disse alle
suore in una delle sue lettere del 1938: "Davanti a una Maria Nazarena fedele
in ogni momento, e ogni giorno, vedo un orizzonte così ampio e così
chiaro" (n. 6.895). Questo messaggio è molto in linea con gli ultimi
orientamenti che la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le
Società di Vita Apostolica ci ha offerto nel documento: Il dono della
fedeltà. La gioia della perseveranza. La nostra fedeltà nasce dallo
sperimentare che Dio è fedele (n. 24), ed è inscritta nell'identità profonda
della vocazione delle persone consacrate (n. 1), una fedeltà che porta alla
gioia. Quando questi due atteggiamenti si incontrano: il Dio che dà e la
persona che accoglie, si produce il gaudio e la gioia della perseveranza (n.
42). Nel contesto di questo Giubileo che noi Missionarie Eucaristiche di
Nazareth stiamo commemorando, ci sentiamo eredi di questo motto del nostro
Fondatore: "Siate fedeli e vedrete" (Lettere, in O.O.CC. IV,
n. 6453). Questo messaggio di San Manuel sia un impulso a vivere nella gratuità
il dono della fedeltà e nell'umiltà la gioia della perseveranza, e sia anche un
richiamo per tante sorelle che in questi 100 anni hanno dato forma alla storia
della Congregazione.
Maria, che ha saputo scoprire la novità che Gesù ha portato, accompagni il cammino della nostra Congregazione con la fiducia e la disponibilità come fece Lei.
Madre Maria Teresa Castelló Torres, m.e.n.
Superiora Generale
giovedì 11 febbraio 2021
Preghiera per le vocazioni
Signore Gesù,
eternamente giovane e sempre vivo,
insegnaci a entrare nel cuore dei giovani, a piedi scalzi,
con passo lento e rispettoso.
Rendici capaci di accompagnarli nell’ascolto
della chiamata di Dio, così come ha fatto Samuele.
Fa’, o Signore, che le nostre comunità
siano fraterne e accoglienti come una madre,
che accoglie la vita così com’è.
Che i giovani d’oggi,
anche se si sentono piccoli,
possano scoprirsi grandi nel coraggio,
di accettare la sfida di seguirti nella tua missione.
Che sperimentando la propria fragilità
abbiano l’umiltà e la fiducia necessarie
a tornare nelle braccia amorevoli del Padre, che li ama.
Che scoprano in Te
un Fratello che vive e salva.
Che si lascino guidare dal tuo Spirito fedele
che accompagna e dà vita al mondo.
Che la loro gioventù non sia solo
una preziosa preparazione per il futuro,
ma un impegno nel qui e ora
come una benedizione di Dio.
Madre della Chiesa,
risplendi nel cuore dei giovani,
specialmente in quelli che desiderano seguire Cristo
con entusiasmo e docilità.
Che possano trovare in Te
la fortezza che sostiene e accompagna ogni loro momento,
che avvolge e abbraccia la loro realtà giovanile.
Fa’, o Signore, che Nazaret, sia focolare,
casa e scuola per tutte le giovani
che desiderano vivere il carisma eucaristico riparatore. Amen.
giovedì 4 febbraio 2021
lunedì 4 gennaio 2021
Omelia nella solennità di San Manuel González, Roma 4 gennaio 2021
Attorno all’altare
di questa parrocchia di «Santa Maria Ianua Coeli», ci siamo riuniti, cari
fratelli e sorelle, per ringraziare Dio per san Manuel González, il “Vescovo
dei Tabernacoli abbandonati”. Ringrazio di cuore la comunità parrocchiale,
nella persona del suo parroco, il padre Dominic, e ai Figli di Santa Maria
Immacolata. E allo stesso modo, la mia gratitudine va alle figlie di san Manuel,
le Missionarie Eucaristiche di Nazareth, delle quale si è servito il Signore
perché oggi io possa presiedere questa Celebrazione Eucaristica.
In questo
tempo, segnato dalla solitudine e dalla sofferenza, i nostri occhi devono
essere rivolti al Signore. Papa Francesco ci indica il modo di vivere questa
pandemia: «dobbiamo tenere ben fermo il nostro sguardo su Gesù e con questa
fede abbracciare la speranza del Regno di Dio che Gesù stesso ci porta» (Udienza
generale, 5 agosto 2020).
Tuttavia, in quest’anno che abbiamo appena iniziato, commemoriamo alcuni anniversari che ci aiuteranno ad addolcire questo periodo difficile: il 3 maggio, avremo il centenario della fondazione delle figlie di san Manuel; il 25 marzo, sarà l’80° anniversario della fondazione di questa parrocchia (1941), in cui il Signore ha riversato tante grazie. E il 18 gennaio del prossimo anno 2022 (1962), il 60° anniversario della presenza dei figli del venerabile Giuseppe Frassinetti in questa parrocchia.
In entrambi
i fondatori, cari fratelli e sorelle, c’era qualcosa in comune: un amore
ardente e amorevole per Cristo Signore, un amore che non potevano non
condividere, perché, diceva il venerabile Frassinetti: «un cuore che ama
ardentemente il Signore, non può accontentarsi di amarlo da sé solo».
In ogni
celebrazione liturgica, la preghiera che raccoglie il sentire della Chiesa in
quel giorno è l’orazione colletta, con la quale abbiamo pregato prima di
ascoltare la Parola di Dio. In essa ci siamo rivolti a Dio Padre che ha
concesso a san Manuel la grazia di annunciare nei segni sacramentali del pane e
del vino il Mistero Pasquale del suo Figlio Unigenito.
Nella
seconda parte, che possiamo chiamare “aitetica”, cioè di petizione, abbiamo
chiesto la grazia di essere lievito nel mondo attraverso la partecipazione al
Sacrificio Eucaristico, dove mangiamo il Corpo di Cristo e beviamo il suo
Sangue.
Ma perché il
nostro Santo Vescovo è diventato un annunciatore del Mistero Eucaristico? La
risposta la troviamo nel Vangelo appena annunciato: la vocazione dei primi
discepoli (cf. Gv 1, 35-42). Andrea trovò il Messia, l’Agnello di Dio
che toglie i peccati del mondo; ma un tale tesoro, non poteva tenerlo solo per
sé, doveva annunciarlo al fratello Simon Pietro: «Abbiamo trovato il Messia – che
si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù» (Gv 1, 41-42).
Come sarà
stato lo sguardo accattivante del Signore, secondo le parole dell’evangelista: «fissando
lo sguardo su di lui» (Gv 1, 42)? Uno sguardo attraente e penetrante che
ha fatto sì che Pietro lasciasse tutto per seguire colui che, da quel momento,
era diventato il suo “Tutto”. Quale sarà la chiamata che Gesù ha rivolto a quel
giovane sacerdote di Siviglia per la quale egli, innamorato, lasciò tutto e si
dedicò, al momento opportuno e non opportuno (cf. 2Tim 4, 2), ad
annunciare l’Agnello Immacolato che toglie i peccati del mondo?
Per quelli
di voi che già conoscono la vita di san Manuel González García, egli, nato a
Siviglia nel 1877, ricevette l’ordinazione sacerdotale dalle mani del beato
Marcelo Spínola, detto “l’arcivescovo mendicante”. Nel febbraio 1902 fu inviato
in un villaggio, non lontano dalla capitale, chiamato Palomares del Río. Lì si svolse
una chiamata simile all’incontro raccontato nel Vangelo.
Manuel ha
incontrato a Palomares un tabernacolo abbandonato e trascurato... e, dopo quell’esperienza,
è corso ad annunciare: ho trovato il Messia! E, da allora, tutta la sua
vita e le sue opere, scritte e vissute (nelle sue figlie e nei suoi figli),
sono state e sono: portare Gesù a tutti (cfr Gv 1, 41-42). È in
quella “povertà trasfigurata” di Palomares del Río che tutto ha avuto inizio: lì
è nata la sua vocazione riparatrice.
Nel 1905 fu
chiamato a servire il Signore come Parroco di San Pietro nella città di Huelva
e, più tardi, come Arciprete della medesima città. È qui che è cominciata la “vita
pubblica” del nostro Santo. Quel tesoro deve essere conosciuto per essere
amato, perché non si ama ciò che non si conosce e viceversa. Nel 1907 fondò il “Granito
de Arena”, nel 1908 le scuole del Sacro Cuore di Gesù per i bambini poveri, e un
lungo eccetera. Tutto perché Gesù sia amato e, nella sua solitudine del
Tabernacolo, trovi qualcuno che gli dia conforto (cf. Sal 69, 21).
Nel 1915 fu
nominato vescovo ausiliare di Malaga, la mia diocesi natale, e nel 1920 vescovo
della stessa. Come pastore della diocesi malacitana, ha adempiuto a quanto
abbiamo sentito nella prima lettura: «Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e
le passerò in rassegna» (Ez 34,11).
San Manuel,
a immagine del Buon Pastore, il nostro santo amava le pecore del gregge
affidatogli dal Signore, ma soprattutto voleva nutrirle secondo il Cuore di
Cristo e andare alla ricerca delle pecore perdute e smarrite per restituirle al
gregge di Cristo, fasciando le loro ferite con l’olio della misericordia e
rafforzando i deboli con il pane eucaristico. E per questo, la prima cosa fu il
Seminario.
Nel maggio
1920 iniziò la costruzione del vivaio in cui si sarebbero formati pastori
innamorati di Cristo che, come sant’Andrea, avrebbero portato le anime a Gesù
che le aspettava nel Tabernacolo. Nel 1921 nasce un altro importante pilastro
della sua opera, l’Istituto delle Missionarie Eucaristiche di Nazareth, le
suore che svolgono il loro lavoro pastorale in questa vostra parrocchia; sono
loro che mantengono viva, fino ad oggi, la fiamma del carisma di san Manuel.
E nel 1924,
a Ronda, la mia città natale, fondò un convento di Carmelitane Scalze con il
nome di “Convento del Cuore Eucaristico di Gesù”, in cui fu forgiato il mio
amore per don Manuel e, attraverso di lui, per Gesù Sacramentato.
Ma, come
nella vita di Cristo, anche nella vita del nostro Santo Vescovo dovevano
arrivare i momenti del Getsemani e del Calvario. Nel 1931 il palazzo episcopale
di Malaga fu incendiato ed egli dovette fuggire dalla città. Come Cristo,
tradito dal suo stesso popolo che amava fino alla fine (cf. Gv 13,1), san
Manuel fu costretto ad abbandonare il suo amato gregge e, dopo un periodo di
governo della diocesi a distanza, nel 1935, papa Pio XI lo nominò vescovo di
Palencia, dove risiederà fino alla sua morte nel 1940: il 4 gennaio.
Se Andrea,
il primo chiamato, trasmise il messaggio al fratello Simon Pietro, don Manuel
González lo trasmise a molti altri che, leggendo le sue opere, ma soprattutto “leggendo”
la sua vita, si lasciarono “trasfigurare” perché Gesù non venisse abbandonato
nei Tabernacoli di ogni città.
Molti di
loro sono già stati elevati dalla Chiesa agli onori degli altari o stanno per farlo:
la sua fedele sorella Maria Antonia che, insieme a lui, avrebbe fondato le
Missionarie Eucaristiche di Nazareth e che solo la morte l’ha separata da lui.
A Huelva, Manuel Siurot che, rinunciando alla sua brillante carriera di
avvocato, si fece insegnante dei bambini poveri.
A Malaga, i
beati Enrique Vidaurreta e Juan Duarte, rettore del Seminario e diacono,
entrambi martirizzati nella persecuzione religiosa contro la Chiesa in Spagna,
nel 1936; anche il beato Tiburcio Arnáiz, sacerdote della Compagnia di Gesù,
un’altro grande apostolo del Sacro Cuore. A Siviglia, sant’Angela della Croce,
fondatrice delle Sorelle della Compagnia della Croce, crocifissa con Cristo per
servire i poveri. A Palencia, san Rafael Arnáiz, monaco trappista dell’Abbazia
di Sant’Isidoro de Dueñas, una vita data al silenzio, ma piena di canto nel
cuore. E un lungo eccetera di persone che, come lui, hanno amato Gesù Cristo,
che è rimasto con noi nel Tabernacolo.
Il nostro
Santo, ha consegnato la sua vita al Signore il 4 gennaio 1940 e ha voluto che
il suo corpo fosse sepolto accanto al tabernacolo della Cattedrale di Palencia,
ordinando che sulla sua lapide fosse posto quanto segue: «Chiedo di essere
sepolto accanto a un tabernacolo, affinché le mie ossa, dopo la morte, come la
mia lingua e la mia penna in vita, dicano sempre a chi passa: Ecco Gesù!
Eccolo! Non lasciatelo abbandonato!»
Grazie, san Manuel! Grazie per averci annunciato nei segni sacramentali la presenza viva e vera di Gesù Cristo. Concedi anche a noi, tuoi figli, che vogliamo seguire Cristo come te e amarlo come tu l’hai amato, di essere lievito nel mondo perché molti scoprano che Gesù li aspetta nei Tabernacoli abbandonati di ogni città. E così possiamo anche noi, imitando il tuo esempio, essere apostoli che annunciano al mondo intero che nel Tabernacolo c’è lui che ci aspetta: Ecco Gesù! Eccolo! Non lasciatelo abbandonato!
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| Messa nella Solennità di San Manuel González |
giovedì 24 dicembre 2020
martedì 5 maggio 2020
Annunciare Gesù Eucaristia con un entusiasmo sempre maggiore
Suor Maria Teresa Castelló Torres
Superiora Generale
delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret
Madrid
Cara Suor Teresa,
e care Missionarie Eucaristiche di Nazaret, l’Unione Eucaristica Riparatrice di Roma, insieme a quante condividono il carisma eucaristico rivolge una speciale preghiera di ringraziamento al Signore, in occasione dell’apertura dell’anno giubilare per il vostro centenario di fondazione.
Nell’impossibilità d’essere presenti a questa ricorrenza, a causa delle restrizioni sugli spostamenti imposte dall’emergenza sanitaria, vi accompagniamo spiritualmente facendovi sentire la nostra vicinanza e l’affetto nel giorno di apertura dell’anno giubilare per il centenario della fondazione a opera di San Manuel González.
Imploriamo il Signore che l’evento giubilare che celebra questo centenario, possa proiettarci insieme, missionarie e laici, verso il proseguimento del nostro impegno di annunciare a tutti l’amore di Gesù presente e vivo nell’Eucaristia, con un entusiasmo sempre maggiore. Missione che vogliamo continuare a scrivere con voi.
Con immenso affetto e sincera vicinanza nella preghiera.
Unione Eucaristica Riparatrice di Roma
Roma, 1 maggio 2020
venerdì 1 maggio 2020
Inizia l'anno giubilare delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret
«Nate per eucaristizzare» è il motto scelto per vivere questo tempo di grazia, che ricalca l’espressione primitiva della missione, la quale costituisce l’origine di questo Istituto Religioso nella Chiesa. Il neologismo «Eucaristizzare», forgiato da san Manuel González, ha proprio il significato di «avvicinare tutti al Cuore di Cristo nell’Eucaristia, un cuore che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce».
Consapevoli che l’attuale pandemia, impedisce ai fedeli di partecipare attivamente e con la loro presenza alle celebrazioni religiose, le comunità, lungi dal perdersi nello sconforto, rinvigoriscono il fervore che accompagna la loro missione trasformandosi in case dalle porte spiritualmente aperte, per accogliere tutti nell’abbraccio di Gesù Eucaristia.
Con l’inizio dell’anno giubilare ecco che risuonano le parole di San Giovanni Paolo II: «Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire» (VC 110), nella missione − affidata dal fondatore, San Manuel González, e condivisa con la grande Famiglia Eucaristica Riparatrice − di «eucaristizzare» il mondo perché «non vi sia Eucaristia senza uomini ne uomini senza Eucaristia».
lunedì 7 ottobre 2019
Seguimi! (Mt 9,9)
Varie volte Gesù ripeté nel Vangelo le parole «Alzati» e «Cammina»; quest’altra, «Seguimi», rarissimamente. Perché? Forse perché è la parola della intimità. Anime che aspirate a questa dolce e misteriosa intimità, vi invito ad assaporarne bene il profondo significato.
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| «Seguimi» vi è stato detto; il Maestro vuol dire: ora e in seguito, oggi e domani, sulla terra e in cielo… «Seguimi sempre». |
domenica 23 dicembre 2018
Il Maestro è qui... e ti chiama
Sappiate che il forte, il grande, il magnifico, il soave, il vincitore, il buonissimo Cuore di Gesù sta qui nell’Eucaristia!» (San Manuel González)
In silenzio, guarda Gesù…
Vieni, lasciati attrarre dal Maestro!
Egli è qui e ti chiama! (cf. Gv 11,28)… restate in silenzio e adorate il vostro Signore, il nostro Maestro e Signore Gesù Cristo...
«Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,11)
«Colui che era il Signore si rese pellegrino dell’Amore e cominciò a bussare alla porta di ogni casa su questa terra...
Che pena, Dio mio, che dopo quel delizioso: “Venne tra i suoi” l’evangelista abbia dovuto aggiungere il triste, desolante: “Ma i suoi non l’hanno accolto!”.
Pellegrino dell’Amore: almeno noi che ti abbiamo conosciuto, almeno noi, spalanchiamo la porta perché tu possa entrare? (...)
Madre Immacolata, aiuta con la tua protezione e il tuo sostegno a forgiare una chiave di durissimo acciaio, fatto cioè di lealtà e fedeltà. Che sia solo Gesù ad aprire e a chiudere questo mio cuore».
Nuova sede delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret a Roma
martedì 19 dicembre 2017
lunedì 27 novembre 2017
Sulle orme di San Paolo (Vita di San Manuel González, 6)
sabato 4 novembre 2017
10 novembre: Messa di ringraziamento
la vita che, in silenzio, dona il tuo Gesù nel tabernacolo"
























