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lunedì 2 marzo 2026

San Manuel González: Modello di fede eucaristica, testimone nel nostro oggi


1. Introduzione 

San Manuel González (1877–1940), vescovo di Málaga e poi di Palencia, è conosciuto come il Vescovo dei Tabernacoli abbandonati. Fu fondatore delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret e promotore instancabile della centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa.

La sua spiritualità nasce da un’esperienza concreta a Palomares del Río: entrando in una chiesa povera e trascurata, rimase profondamente colpito dal tabernacolo. "Sentì interiormente che Gesù era lì… ma solo, dimenticato, non amato".

Da quel momento la sua vita ebbe una sola direzione: far amare Gesù Eucaristia.

Domanda per la riflessione: Che posto occupa realmente l’Eucaristia nella mia vita?

2. “Gesù è lì”: la presenza reale come centro della vita 

Per San Manuel, l’Eucaristia non era una devozione tra le altre. Era il centro, la fonte e la meta di tutto: della parrocchia, della Diocesi, della Chiesa, del mondo.

Non parlava solo di adorazione, ma di relazione personale:
Gesù nel tabernacolo è:

  • Presenza viva
  • Amico fedele
  • Maestro silenzioso
  • Cuore che ama e soffre

La sua spiritualità è profondamente cristocentrica ed eucaristica. Non è sentimentalismo, ma fede teologica: la presenza reale trasforma il tempo, lo spazio, la vita.

Domande per la riflessione: Come sono le nostre chiese? Il tabernacolo è visibile, curato, amato? C’è spazio per l’adorazione silenziosa?

3. Riparare l’abbandono: spiritualità di consolazione 

Uno dei temi centrali in San Manuel è l’idea di “riparare” l’abbandono di Gesù nell’Eucaristia. Egli menzionava diversi modi di abbandonare il “tabernacolo accompagnato”; parlava di:

  • Tabernacoli abbandonati
  • Messe trascurate
  • Comunioni senza fervore

Ma la sua risposta non era critica, bensì: più amore, più presenza, più compagnia.

La riparazione in lui diventa:

  • Adorazione fedele
  • Offerta della propria vita
  • Educazione eucaristica del popolo
  • Cura liturgica

Per lui la vera riforma della Chiesa comincia dal tabernacolo.

Domanda per la riflessione: Sono una presenza che consola il Cuore di Cristo?

4. Eucaristia e missione: non chiudersi in sacrestia 

San Manuel non era un mistico isolato. Era un vescovo missionario.

La sua spiritualità eucaristica genera:

  • Catechesi
  • Educazione
  • Opere sociali
  • Formazione dei laici

Per lui, chi ama l’Eucaristia ama il popolo. L’adorazione non è fuga dal mondo, ma sorgente di carità pastorale. Fondò le Missionarie Eucaristiche di Nazaret per:

  • Custodire l’Eucaristia
  • Educare bambini e giovani
  • Vivere uno stile semplice e familiare

Nazaret è il modello: vita nascosta, silenzio, fedeltà quotidiana.

5. Spiritualità di Nazaret: semplicità e fedeltà 

Un altro elemento centrale è Nazaret.

Per San Manuel:

  • Gesù nascosto nel tabernacolo è come Gesù a Nazaret
  • Silenzioso
  • Umile
  • Quotidiano

La santità non è straordinaria, ma fedele. In questo senso ci fa scoprire che l’Eucaristia educa: all’umiltà, alla costanza, alla vita interiore.

La risposta di San Manuel è sorprendentemente attuale:

  • Tornare al silenzio
  • Tornare all’adorazione
  • Tornare al cuore

Non propone strategie complicate, ma una convinzione semplice: se Gesù Eucaristia è al centro, tutto si rinnova.

Conclusione meditativa

Possibile momento di silenzio davanti al Santissimo.

"Signore Gesù,
presente nel tabernacolo,
insegnaci a credere che Tu sei lì.
Donaci un cuore che Ti faccia compagnia.
Fa’ delle nostre parrocchie case vive,
dei nostri cuori tabernacoli ardenti,
della nostra vita una riparazione d’amore".


domenica 4 gennaio 2026

Festa di San Manuel González

«Gesù nell’Eucaristia è sole che irradia luce, calore e vita di cielo; sorgente di acqua medicinale che sempre scorre in molte direzioni; giardino delizioso che sparge sempre gli aromi più squisiti».

Con queste e con molte altre parole, san Manuel González ci ricorda nei suoi scritti che Gesù Eucaristia «è vita che fa vivere». Questa certezza lo ha reso un instancabile apostolo dell’Eucaristia, testimone di un amore che arriva fino al dono totale di sé.

Egli ha però compreso anche un’altra realtà: il dono che il Padre ci ha fatto in Gesù Cristo Eucaristia non è sempre accolto da tutti e spesso non è al centro della vita di molti cristiani.

In questo momento, in cui il Signore è con noi, chiediamogli la grazia di riconoscere più profondamente la sua presenza viva nell’Eucaristia, per poter rispondere con amore all’Amore che si dona per noi.

Gesù si fa Pellegrino dell’Amore e della Speranza, bussa al nostro cuore e desidera vivere in noi. Apriamo le porte del nostro cuore: quando Gesù entra, non toglie nulla, ma dona tutto se stesso.



domenica 16 maggio 2021

Preghiera per l'Anno Giubilare

 Grazie, Signore, perché non cessi mai

di concederci la tua grazia e ci benedici 

con il grande dono di questo Anno Giubilare.

Vogliamo cantare, lodare e ringraziare

la tua presenza viva in mezzo a noi.


In un momento di silenzio apri il tuo cuore 

e ringrazia Dio per tutto quello che fa per te.


Guarda, o Signore, con misericordia,

la nostra fragilità.

Portiamo davanti a Te la nostra povertà.

Concedici luce per poter riconoscere

tutto quello che ci allontana da Te.

Rinnova il nostro cuore che oggi ti chiede perdono.


In un momento di silenzio entra nel tuo cuore

e con umiltà chiedi perdono a Dio.


Mettiamo nelle tue mani e nel tuo cuore

i nostri desideri e le nostre necessità.

Tu, o Signore, sai tutto, Tu sai che ti amiamo

e conosci quello di cui abbiamo bisogno.


In un momento di silenzio presenta con grande

fiducia le tue intenzioni e i tuoi bisogni.


Sorretti dal tuo amore e con la forza

del tuo Pane e della tua Parola vogliamo godere

della tua presenza e annunciare con gioia

quello che abbiamo visto e udito.


“Madre Immacolata,

che io viva credendo

e che io creda vivendo la vita

che ci dona in silenzio

il tuo Gesù nel Tabernacolo”.

San Manuel González



lunedì 10 maggio 2021

Missionarie Eucaristiche di Nazaret: Nate per Eucaristizzare

Il sogno di San Manuel González era che nascesse nella Chiesa un gruppo di consacrate che potesse condividere la missione eucaristizzatrice dell’Opera dei laici, da lui fondata nell’anno 1910: l’Unione Eucaristica Riparatrice.

Questo sogno divenne realtà il 3 maggio 1921, quando un gruppo di Marie del Tabernacolo, appartenente a diverse diocesi spagnole, guidate e accompagnate da San Manuel e dalla sorella Maria Antonia, iniziarono un’esperienza di vita comunitaria che lo fece conoscere al mondo come le “Marie Nazarene”, a imitazione della famiglia di Nazaret.

Il desiderio del fondatore era che le sorelle potessero vivere la radicalità della vita consacrata ma allo stesso tempo si distinguissero per la disponibilità missionaria e l’apertura all’universalità che richiedeva la loro missione, ossia: l’eucaristizzazione del mondo.

Con il passare del tempo quella piccola comunità divenne una Congregazione di Diritto Pontificio; il 30 agosto 1960 venne approvata dalla Santa Sede, e nel 1969 le fu riconosciuto il nome di Missionarie Eucaristiche di Nazaret. Attualmente la Congregazione è presente in nove nazioni: Spagna, Italia, Perù, Messico, Venezuela, Argentina, Ecuador, Portogallo e Cuba.

Per svolgere la propria missione eucaristizzatrice, le Missionarie Eucaristiche di Nazaret, vivono nella piena e totale disponibilità di poter annunciare con gioia, a tutto il mondo, la buona notizia del mistero di fede e amore che è l’Eucaristia. Le case dove dimorano le sorelle prendono il nome di “Nazaret” e si distinguono per la semplicità, la fraternità, la preghiera, il lavoro, la gioia e l’armonia di chi le abita. Le Missionarie Eucaristiche di Nazaret vivono con spirito di gratitudine e donazione totale una vita nascosta, sull’esempio di Maria Madre Immacolata.

Arrivo a Roma

Le prime Missionarie Eucaristiche di Nazaret arrivarono a Roma il 10 maggio 1958; nel corso degli anni hanno vissuto in diverse case: via Nomentana 19, via Salaria 222, via della Buffalotta 550 e via Zucchelli 11 (sede della rettoria della Chiesa San Giuseppe a Capo le Case). Nella cappella della seconda casa, quella di via Salaria, Madre Maria Antonia González García, cofondatrice e sorella di San Manuel González, nell’anno 1960 emise i propri voti religiosi, dopo l’approvazione pontificia della Congregazione.

La sede attuale della comunità delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret si trova nel quartiere romano di Montespaccato, dove le sorelle abitano dal 3 dicembre 2018.


lunedì 3 maggio 2021

I primi 100 anni delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret

Le Missionarie Eucaristiche di Nazareth sono nate nella Chiesa come un germoglio della presenza dello Spirito in essa. Ognuna di noi è stata aggraziata con il dono della vocazione, per partecipare al carisma che ha ricevuto il nostro Fondatore, San Manuel González. La sua fede, illuminata dallo sguardo penetrante di Gesù, gli fa percepire l'abbandono dell'Eucaristia e le ripercussioni che ha sulla vita delle persone. L'abbandono dell'Eucaristia ha come conseguenza - diceva - "anime e società private di fiumi e mari di beni" (L'abbandono dei tabernacoli accompagnati, in O.CC. I, n. 149). A partire da questa esperienza - come molti lettori di questa rivista già sanno – San Manuel dedicò tutta la sua vita a riparare questo abbandono eucaristizzando. Mosse dall'anelito di ravvivare il dono ricevuto (cfr. 1 Tim 1,6), e in armonia con l'ispirazione del nostro Fondatore, abbiamo scelto per la celebrazione del giubileo della nostra fondazione il motto: Nate per Eucaristizzare.

Eucaristizzare il mondo è lo scopo della Congregazione: annunciare agli uomini di tutti i tempi e luoghi la Vita che sgorga dal Cuore di Cristo nell'Eucaristia (cfr. Gv 10,10). Un Cuore che ci ha amato "fino alla fine" nell'Ultima Cena, sulla Croce, nella Risurrezione. Un Cuore che, oggi, possiamo continuare ad accogliere e ricevere in ogni Messa, in ogni Comunione, in ogni Tabernacolo, perché lì si attualizza il dono della salvezza. Eucaristizzare è essere testimoni "di quell'incommensurabile dono di sé: nell'Eucaristia Gesù non dà 'qualcosa' ma se stesso" (Sacramentum caritatis, 1) e la comunione con Lui ci porta a scoprire che siamo per donarci agli altri.

La nostra missione, nella storia di oggi, continua ad essere necessaria, come lo è stata nel corso degli anni, poiché l'Eucaristia è un dono offerto per la vita del mondo. Nemmeno nell'Ultima Cena Gesù limita il suo sguardo al piccolo gruppo che lo accompagna, ma quando dice ai suoi discepoli: "Fate questo in memoria di me" (Lc 22,19), ha nella sua mente e nel suo cuore molte altre persone che lungo i secoli avrebbero accettato l'invito a sedersi alla Mensa eucaristica e a fare comunione del Corpo del Signore. Altri, invece, l'avrebbero rifiutata o sarebbero stati insensibili e indifferenti a questa chiamata, in una parola, l'avrebbero abbandonata.

Di fronte a questo, siamo chiamate a dare una risposta di amore riparatore coinvolgendoci nelle condizioni critiche di mancanza d'amore e di abbandono che ci sono contemporanee. Da queste situazioni che ci colpiscono e ci provocano, nascono le nostre criticità, le nostre sfide, che alla fine sono gli inviti che il Signore ci fa per essere ciò per cui siamo stati chiamate e convocate. Per questo è necessario avere occhi nuovi per vedere bene la realtà e discernerla correttamente e, soprattutto, la forza e la sapienza dello Spirito, l'unico capace di far risorgere il nuovo che deve nascere. Tra le sfide che noi Missionarie Eucaristiche di Nazareth abbiamo davanti a noi mentre celebriamo il Centenario della nostra fondazione, ne indicherei una in particolare, da cui scaturiscono altre e che, soprattutto, ci orienta verso uno stile di vita e di missione, per essere significativi oggi nella Chiesa e nel mondo, e cioè: un profondo anelito alla santità. Il più grande bene che possiamo fare per il nostro mondo è rispondere alla chiamata alla santità: essere ciò per cui siamo state scelte. Perché voglio sottolineare questa sfida? Come risposta a questa domanda riporto alcune parole di Papa Benedetto XVI: "I santi, nelle vicissitudini della storia, sono stati i veri riformatori che hanno così spesso sollevato l'umanità dalle valli oscure in cui è sempre in pericolo di cadere. [...] Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo nel mondo" (Discorso 20/8/2005).

Abbiamo bisogno di questa santità di vita per essere significativamente profetiche, per saper scoprire il passaggio del Signore, per annunciare che Dio si è fatto uomo, che è presente in questo crocevia della vita, che rimane tra noi nel Sacramento dell'Amore e che ci promette la vita oltre la morte. Abbiamo bisogno di questa santità di vita per avere un orizzonte di speranza, la speranza teologale che illumina tutte le realtà e tutte le relazioni; abbiamo bisogno di riscoprire la speranza, soprattutto nei momenti delicati e difficili che stiamo vivendo, con la certezza - come ci ricorda Sant'Agostino - che "la nostra vita, ora, è speranza, dopo sarà eternità" (Commento ai Salmi, 102, 4,17). E abbiamo bisogno di questa santità di vita per continuare ad essere i riparatori dell'abbandono di Gesù - come sottolinea San Manuel nel suo libro La mia comunione di Maria - "rappresentato dai malati, dai bambini, dagli ignoranti o dai bisognosi di qualsiasi tipo" (OO.CC. I, n. 1.170).

La vita di una Missionaria Eucaristica di Nazareth è chiamata ad essere simile alla vita nuova di Gesù Risorto e al suo progetto di amore e libertà per tutti. Perché questo accada dobbiamo diventare autenticamente eucaristiche, credenti e grate; come il chicco di grano, saper morire perché possa rinascere la Vita: Cristo Eucaristia, in mezzo a una società minacciata da segni di morte e da vuoto esistenziale.

San Manuel González ha anche una parola da dirci per il momento presente e per questo Centenario. È vero che non sappiamo cosa succederà in futuro, ma possiamo saperlo ora se siamo disposti a vivere la nostra vita in fedeltà alla vocazione che abbiamo ricevuto. Lui, con quella capacità di guardare oltre, disse alle suore in una delle sue lettere del 1938: "Davanti a una Maria Nazarena fedele in ogni momento, e ogni giorno, vedo un orizzonte così ampio e così chiaro" (n. 6.895). Questo messaggio è molto in linea con gli ultimi orientamenti che la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ci ha offerto nel documento: Il dono della fedeltà. La gioia della perseveranza. La nostra fedeltà nasce dallo sperimentare che Dio è fedele (n. 24), ed è inscritta nell'identità profonda della vocazione delle persone consacrate (n. 1), una fedeltà che porta alla gioia. Quando questi due atteggiamenti si incontrano: il Dio che dà e la persona che accoglie, si produce il gaudio e la gioia della perseveranza (n. 42). Nel contesto di questo Giubileo che noi Missionarie Eucaristiche di Nazareth stiamo commemorando, ci sentiamo eredi di questo motto del nostro Fondatore: "Siate fedeli e vedrete" (Lettere, in O.O.CC. IV, n. 6453). Questo messaggio di San Manuel sia un impulso a vivere nella gratuità il dono della fedeltà e nell'umiltà la gioia della perseveranza, e sia anche un richiamo per tante sorelle che in questi 100 anni hanno dato forma alla storia della Congregazione.

Maria, che ha saputo scoprire la novità che Gesù ha portato, accompagni il cammino della nostra Congregazione con la fiducia e la disponibilità come fece Lei.

Madre Maria Teresa Castelló Torres, m.e.n.

Superiora Generale


giovedì 11 febbraio 2021

Preghiera per le vocazioni

Signore Gesù,

eternamente giovane e sempre vivo, 

insegnaci a entrare nel cuore dei giovani, a piedi scalzi,

con passo lento e rispettoso. 

 

Rendici capaci di accompagnarli nell’ascolto

della chiamata di Dio, così come ha fatto Samuele. 

Fa’, o Signore, che le nostre comunità

siano fraterne e accoglienti come una madre, 

che accoglie la vita così com’è.


Che i giovani d’oggi,

anche se si sentono piccoli, 

possano scoprirsi grandi nel coraggio,

di accettare la sfida di seguirti nella tua missione.

Che sperimentando la propria fragilità

abbiano l’umiltà e la fiducia necessarie 

a tornare nelle braccia amorevoli del Padre, che li ama.


Che scoprano in Te

un Fratello che vive e salva.

Che si lascino guidare dal tuo Spirito fedele 

che accompagna e dà vita al mondo.

Che la loro gioventù non sia solo 

una preziosa preparazione per il futuro,

ma un impegno nel qui e ora 

come una benedizione di Dio.


Madre della Chiesa,

risplendi nel cuore dei giovani, 

specialmente in quelli che desiderano seguire Cristo

con entusiasmo e docilità.

Che possano trovare in Te

la fortezza che sostiene e accompagna ogni loro momento,

che avvolge e abbraccia la loro realtà giovanile.


Fa’, o Signore, che Nazaret, sia focolare, 

casa e scuola per tutte le giovani

che desiderano vivere il carisma eucaristico riparatore. Amen.



lunedì 4 gennaio 2021

Omelia nella solennità di San Manuel González, Roma 4 gennaio 2021

Pubblichiamo l'Omelia nella Celebrazione della Solennità di San Manuel González presieduta da D. Salvador Aguilera López, nella Parrocchia Santa Maria Ianua Coeli, Roma 4 gennaio 2021. 

Attorno all’altare di questa parrocchia di «Santa Maria Ianua Coeli», ci siamo riuniti, cari fratelli e sorelle, per ringraziare Dio per san Manuel González, il “Vescovo dei Tabernacoli abbandonati”. Ringrazio di cuore la comunità parrocchiale, nella persona del suo parroco, il padre Dominic, e ai Figli di Santa Maria Immacolata. E allo stesso modo, la mia gratitudine va alle figlie di san Manuel, le Missionarie Eucaristiche di Nazareth, delle quale si è servito il Signore perché oggi io possa presiedere questa Celebrazione Eucaristica.

In questo tempo, segnato dalla solitudine e dalla sofferenza, i nostri occhi devono essere rivolti al Signore. Papa Francesco ci indica il modo di vivere questa pandemia: «dobbiamo tenere ben fermo il nostro sguardo su Gesù e con questa fede abbracciare la speranza del Regno di Dio che Gesù stesso ci porta» (Udienza generale, 5 agosto 2020).

Tuttavia, in quest’anno che abbiamo appena iniziato, commemoriamo alcuni anniversari che ci aiuteranno ad addolcire questo periodo difficile: il 3 maggio, avremo il centenario della fondazione delle figlie di san Manuel; il 25 marzo, sarà l’80° anniversario della fondazione di questa parrocchia (1941), in cui il Signore ha riversato tante grazie. E il 18 gennaio del prossimo anno 2022 (1962), il 60° anniversario della presenza dei figli del venerabile Giuseppe Frassinetti in questa parrocchia.

In entrambi i fondatori, cari fratelli e sorelle, c’era qualcosa in comune: un amore ardente e amorevole per Cristo Signore, un amore che non potevano non condividere, perché, diceva il venerabile Frassinetti: «un cuore che ama ardentemente il Signore, non può accontentarsi di amarlo da sé solo».

In ogni celebrazione liturgica, la preghiera che raccoglie il sentire della Chiesa in quel giorno è l’orazione colletta, con la quale abbiamo pregato prima di ascoltare la Parola di Dio. In essa ci siamo rivolti a Dio Padre che ha concesso a san Manuel la grazia di annunciare nei segni sacramentali del pane e del vino il Mistero Pasquale del suo Figlio Unigenito.

Nella seconda parte, che possiamo chiamare “aitetica”, cioè di petizione, abbiamo chiesto la grazia di essere lievito nel mondo attraverso la partecipazione al Sacrificio Eucaristico, dove mangiamo il Corpo di Cristo e beviamo il suo Sangue.

Ma perché il nostro Santo Vescovo è diventato un annunciatore del Mistero Eucaristico? La risposta la troviamo nel Vangelo appena annunciato: la vocazione dei primi discepoli (cf. Gv 1, 35-42). Andrea trovò il Messia, l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo; ma un tale tesoro, non poteva tenerlo solo per sé, doveva annunciarlo al fratello Simon Pietro: «Abbiamo trovato il Messia – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù» (Gv 1, 41-42).

Come sarà stato lo sguardo accattivante del Signore, secondo le parole dell’evangelista: «fissando lo sguardo su di lui» (Gv 1, 42)? Uno sguardo attraente e penetrante che ha fatto sì che Pietro lasciasse tutto per seguire colui che, da quel momento, era diventato il suo “Tutto”. Quale sarà la chiamata che Gesù ha rivolto a quel giovane sacerdote di Siviglia per la quale egli, innamorato, lasciò tutto e si dedicò, al momento opportuno e non opportuno (cf. 2Tim 4, 2), ad annunciare l’Agnello Immacolato che toglie i peccati del mondo?

Per quelli di voi che già conoscono la vita di san Manuel González García, egli, nato a Siviglia nel 1877, ricevette l’ordinazione sacerdotale dalle mani del beato Marcelo Spínola, detto “l’arcivescovo mendicante”. Nel febbraio 1902 fu inviato in un villaggio, non lontano dalla capitale, chiamato Palomares del Río. Lì si svolse una chiamata simile all’incontro raccontato nel Vangelo.

Manuel ha incontrato a Palomares un tabernacolo abbandonato e trascurato... e, dopo quell’esperienza, è corso ad annunciare: ho trovato il Messia! E, da allora, tutta la sua vita e le sue opere, scritte e vissute (nelle sue figlie e nei suoi figli), sono state e sono: portare Gesù a tutti (cfr Gv 1, 41-42). È in quella “povertà trasfigurata” di Palomares del Río che tutto ha avuto inizio: lì è nata la sua vocazione riparatrice.

Nel 1905 fu chiamato a servire il Signore come Parroco di San Pietro nella città di Huelva e, più tardi, come Arciprete della medesima città. È qui che è cominciata la “vita pubblica” del nostro Santo. Quel tesoro deve essere conosciuto per essere amato, perché non si ama ciò che non si conosce e viceversa. Nel 1907 fondò il “Granito de Arena”, nel 1908 le scuole del Sacro Cuore di Gesù per i bambini poveri, e un lungo eccetera. Tutto perché Gesù sia amato e, nella sua solitudine del Tabernacolo, trovi qualcuno che gli dia conforto (cf. Sal 69, 21).

Nel 1915 fu nominato vescovo ausiliare di Malaga, la mia diocesi natale, e nel 1920 vescovo della stessa. Come pastore della diocesi malacitana, ha adempiuto a quanto abbiamo sentito nella prima lettura: «Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna» (Ez 34,11).

San Manuel, a immagine del Buon Pastore, il nostro santo amava le pecore del gregge affidatogli dal Signore, ma soprattutto voleva nutrirle secondo il Cuore di Cristo e andare alla ricerca delle pecore perdute e smarrite per restituirle al gregge di Cristo, fasciando le loro ferite con l’olio della misericordia e rafforzando i deboli con il pane eucaristico. E per questo, la prima cosa fu il Seminario.

Nel maggio 1920 iniziò la costruzione del vivaio in cui si sarebbero formati pastori innamorati di Cristo che, come sant’Andrea, avrebbero portato le anime a Gesù che le aspettava nel Tabernacolo. Nel 1921 nasce un altro importante pilastro della sua opera, l’Istituto delle Missionarie Eucaristiche di Nazareth, le suore che svolgono il loro lavoro pastorale in questa vostra parrocchia; sono loro che mantengono viva, fino ad oggi, la fiamma del carisma di san Manuel.

E nel 1924, a Ronda, la mia città natale, fondò un convento di Carmelitane Scalze con il nome di “Convento del Cuore Eucaristico di Gesù”, in cui fu forgiato il mio amore per don Manuel e, attraverso di lui, per Gesù Sacramentato.

Ma, come nella vita di Cristo, anche nella vita del nostro Santo Vescovo dovevano arrivare i momenti del Getsemani e del Calvario. Nel 1931 il palazzo episcopale di Malaga fu incendiato ed egli dovette fuggire dalla città. Come Cristo, tradito dal suo stesso popolo che amava fino alla fine (cf. Gv 13,1), san Manuel fu costretto ad abbandonare il suo amato gregge e, dopo un periodo di governo della diocesi a distanza, nel 1935, papa Pio XI lo nominò vescovo di Palencia, dove risiederà fino alla sua morte nel 1940: il 4 gennaio.

Se Andrea, il primo chiamato, trasmise il messaggio al fratello Simon Pietro, don Manuel González lo trasmise a molti altri che, leggendo le sue opere, ma soprattutto “leggendo” la sua vita, si lasciarono “trasfigurare” perché Gesù non venisse abbandonato nei Tabernacoli di ogni città.

Molti di loro sono già stati elevati dalla Chiesa agli onori degli altari o stanno per farlo: la sua fedele sorella Maria Antonia che, insieme a lui, avrebbe fondato le Missionarie Eucaristiche di Nazareth e che solo la morte l’ha separata da lui. A Huelva, Manuel Siurot che, rinunciando alla sua brillante carriera di avvocato, si fece insegnante dei bambini poveri.

A Malaga, i beati Enrique Vidaurreta e Juan Duarte, rettore del Seminario e diacono, entrambi martirizzati nella persecuzione religiosa contro la Chiesa in Spagna, nel 1936; anche il beato Tiburcio Arnáiz, sacerdote della Compagnia di Gesù, un’altro grande apostolo del Sacro Cuore. A Siviglia, sant’Angela della Croce, fondatrice delle Sorelle della Compagnia della Croce, crocifissa con Cristo per servire i poveri. A Palencia, san Rafael Arnáiz, monaco trappista dell’Abbazia di Sant’Isidoro de Dueñas, una vita data al silenzio, ma piena di canto nel cuore. E un lungo eccetera di persone che, come lui, hanno amato Gesù Cristo, che è rimasto con noi nel Tabernacolo.

Il nostro Santo, ha consegnato la sua vita al Signore il 4 gennaio 1940 e ha voluto che il suo corpo fosse sepolto accanto al tabernacolo della Cattedrale di Palencia, ordinando che sulla sua lapide fosse posto quanto segue: «Chiedo di essere sepolto accanto a un tabernacolo, affinché le mie ossa, dopo la morte, come la mia lingua e la mia penna in vita, dicano sempre a chi passa: Ecco Gesù! Eccolo! Non lasciatelo abbandonato!»

Grazie, san Manuel! Grazie per averci annunciato nei segni sacramentali la presenza viva e vera di Gesù Cristo. Concedi anche a noi, tuoi figli, che vogliamo seguire Cristo come te e amarlo come tu l’hai amato, di essere lievito nel mondo perché molti scoprano che Gesù li aspetta nei Tabernacoli abbandonati di ogni città. E così possiamo anche noi, imitando il tuo esempio, essere apostoli che annunciano al mondo intero che nel Tabernacolo c’è lui che ci aspetta: Ecco Gesù! Eccolo! Non lasciatelo abbandonato!


Messa nella Solennità di San Manuel González

 

martedì 5 maggio 2020

Annunciare Gesù Eucaristia con un entusiasmo sempre maggiore

Pubblichiamo la lettera inviata dall'Unione Eucaristica Riparatrice di Roma alla Madre Generale delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret in occasione dell'apertura del Anno Giubilare per il centenario della loro fondazione (1921-3 maggio-2021). 

Suor Maria Teresa Castelló Torres
Superiora Generale
delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret
Madrid

Cara Suor Teresa,
e care Missionarie Eucaristiche di Nazaret, l’Unione Eucaristica Riparatrice di Roma, insieme a quante condividono il carisma eucaristico rivolge  una speciale preghiera di ringraziamento al Signore, in occasione dell’apertura dell’anno giubilare per il vostro centenario di fondazione.
Nell’impossibilità d’essere presenti a questa ricorrenza, a causa delle restrizioni sugli spostamenti imposte dall’emergenza sanitaria, vi accompagniamo spiritualmente facendovi sentire la nostra vicinanza e l’affetto nel giorno di apertura dell’anno giubilare per il centenario della fondazione a opera di San Manuel González.
Imploriamo il Signore che l’evento giubilare che celebra questo centenario, possa proiettarci insieme, missionarie e laici, verso il proseguimento del nostro impegno di annunciare a tutti l’amore di Gesù presente e vivo nell’Eucaristia, con un entusiasmo sempre maggiore. Missione che vogliamo continuare a scrivere con voi.
Con immenso affetto e sincera vicinanza nella preghiera.

Unione Eucaristica Riparatrice di Roma

Roma, 1 maggio 2020


venerdì 1 maggio 2020

Inizia l'anno giubilare delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret


In occasione del primo centenario della fondazione (3 maggio 1921, Málaga, Spagna), le Missionarie Eucaristiche di Nazaret, celebrano domenica 3 maggio 2020 l’apertura dell’anno giubilare in tutte le loro comunità sparse per il mondo: Spagna, Portogallo, Italia, Messico, Cuba, Venezuela, Ecuador, Perú e Argentina.

«Nate per eucaristizzare» è il motto scelto per vivere questo tempo di grazia, che ricalca l’espressione primitiva della missione, la quale costituisce l’origine di questo Istituto Religioso nella Chiesa. Il neologismo «Eucaristizzare», forgiato da san Manuel González, ha proprio il significato di «avvicinare tutti al Cuore di Cristo nell’Eucaristia, un cuore che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce».

Consapevoli che l’attuale pandemia, impedisce ai fedeli di partecipare attivamente e con la loro presenza alle celebrazioni religiose, le comunità, lungi dal perdersi nello sconforto, rinvigoriscono il fervore che accompagna la loro missione trasformandosi in case dalle porte spiritualmente aperte, per accogliere tutti nell’abbraccio di Gesù Eucaristia.

Con l’inizio dell’anno giubilare ecco che risuonano le parole di San Giovanni Paolo II: «Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire» (VC 110), nella missione − affidata dal fondatore, San Manuel González, e condivisa con la grande Famiglia Eucaristica Riparatrice − di «eucaristizzare» il mondo perché «non vi sia Eucaristia senza uomini ne uomini senza Eucaristia».

lunedì 7 ottobre 2019

Seguimi! (Mt 9,9)


Varie volte Gesù ripeté nel Vangelo le parole «Alzati» e «Cammina»; quest’altra, «Seguimi», rarissimamente. Perché? Forse perché è la parola della intimità. Anime che aspirate a questa dolce e misteriosa intimità, vi invito ad assaporarne bene il profondo significato.
Il suo significato
«Seguimi», detto ad un’anima da Gesù che sa, può e vuole quanto dice, equivale a dire: «Anima, conosco perfettamente il tuo passato, il tuo presente e il tuo avvenire, nutro tanta fiducia nel tuo amore, mi trovo talmente a mio agio accanto a te, ho tanto bisogno di te per la mia gloria e tu di me per la tua felicità, che non voglio vivere senza di te, né posso rischiare di dirti “Vai” ci rivedremo in seguito, ma voglio che tu stia con me ad ogni istante del giorno e della notte».
Per questo motivo il Maestro usava ripetere quella parola dopo aver illuminato con quel suo sguardo tenero e penetrante coloro che sceglieva ed elevava al ruolo dolcissimo di suoi intimi amici e, per farne sottolineare meglio il valore, la faceva precedere da queste altre: «Se vuoi essere perfetto».
La sua storia
Certo: è una parola che ha una sua precisa storia, e quale storia! Nel Vangelo il «Seguimi» è la parola con cui Gesù chiamò al suo seguito gli apostoli e le pie donne, gli amici suoi più intimi; nel tabernacolo, da dove continua a ripeterla, è la parola creatrice delle grandi abnegazioni e delle eroiche rinunce al mondo e a se stessi. Quel «Seguimi» detto sottovoce da Gesù nella comunione al termine degli Esercizi spirituali, quali trasformazioni radicali, che notevoli vittorie, che dolorose immolazioni ha operato nelle anime che ebbero la fortuna di sentirselo dire!
Sì, sì, discepole delle prime Marie; informatevi alle grate e alle ruote dei monasteri, nelle camerate degli ospedali e degli asili, nelle soffitte, sui campi di battaglia e ovunque dimorino o svolgano il loro apostolato preziose esistenze consacrate all’amore dell’Amato, informatevi sulla storia di quella parola e conoscerete storie ricche d’amore e di eroismo, estremamente varie e incantevoli. Ma c’è proprio bisogno di andare in giro per trovarne? Senza uscire dalla vostra cerchia, forse ne conoscerete di molto interessanti.
Anime eucaristiche che della vostra esistenza con tutto ciò che la riempie, avete fatto come un gemito prolungato di compassione sull’abbandono del tabernacolo, quale voce attrasse i vostri occhi, i vostri piedi, le vostre mani, la vostra bocca, le vostre lacrime e tutto il vostro amore? Quale forza riuscì a trasformare la vostra vita da frivola in saggia, da inutile in feconda, da oziosa e tiepida in attiva e fervente? Quale segreta forza ha avuto il potere di rendervi tanto somiglianti alle sante Marie e al discepolo Giovanni?
Ricordate quel foglietto, quella pagina aperta a caso, quella comunione, la visita a quel tabernacolo, quella parola…? Ve ne ricordate? All’inizio della vostra vocazione non vi fu, per caso, quell’affettuoso «Seguimi», la parola della intimità rivolta a voi dal migliore degli amici?
Anime eucaristiche, quale fortuna la vostra! Nei vostri momenti di dubbio, di tentazione, di incertezza, di pusillanimità, di lotta tra il dovere e l’inerzia, di stanchezza, di scoramento, ricordatevi di quelle labbra che vi dissero: «Seguimi» e di quegli occhi che nel medesimo momento vi illuminavano con uno sguardo tenero e penetrante…
Badate bene che in quella parola, come non è delimitata la predilezione che vi dimostra, così non viene precisato per quanto tempo vi obbliga… «Seguimi» vi è stato detto; il Maestro vuol dire: ora e in seguito, oggi e domani, sulla terra e in cielo… «Seguimi sempre».
San Manuel González
("Tabernacolo: Vangelo vivo", Ediz. Cantagalli, 135-137)
«Seguimi» vi è stato detto; il Maestro vuol dire:
ora e in seguito, oggi e domani, sulla terra e in cielo…
«Seguimi 
sempre».


domenica 23 dicembre 2018

Il Maestro è qui... e ti chiama

«Sta qui! Santa, deliziosa, estasiante parola che dice alla mia fede tutte le meraviglie della terra e tutti i miracoli del Vangelo; che dà alla mia speranza il possesso anticipato di tutte le promesse e che pone fremiti di gaudio divino nell’amore dell’anima mia.
Sappiate che il forte, il grande, il magnifico, il soave, il vincitore, il buonissimo Cuore di Gesù sta qui nell’Eucaristia!»  (San Manuel González)

In silenzio, guarda Gesù…
Vieni, lasciati attrarre dal Maestro!
Egli è qui e ti chiama! (cf. Gv 11,28)… restate in silenzio e adorate il vostro Signore, il nostro Maestro e Signore Gesù Cristo...


«Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,11)
«Colui che era il Signore si rese pellegrino dell’Amore e cominciò a bussare alla porta di ogni casa su questa terra...
Che pena, Dio mio, che dopo quel delizioso: “Venne tra i suoi” l’evangelista abbia dovuto aggiungere il triste, desolante: “Ma i suoi non l’hanno accolto!”.
Pellegrino dell’Amore: almeno noi che ti abbiamo conosciuto, almeno noi, spalanchiamo la porta perché tu possa entrare? (...)
Madre Immacolata, aiuta con la tua protezione e il tuo sostegno a forgiare una chiave di durissimo acciaio, fatto cioè di lealtà e fedeltà. Che sia solo Gesù ad aprire e a chiudere questo mio cuore».

San Manuel González

Nuova sede delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret a Roma

La comunità delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret 
è lieta di comunicare l’indirizzo della nuova sede:


Via Bistagno, 100 – 00166 Roma
Tel. 06.45550396
e-mail: miseuc.roma@gmail.com

lunedì 27 novembre 2017

Sulle orme di San Paolo (Vita di San Manuel González, 6)

   Il suo più grande desiderio era di vivere il Vangelo e tradurlo in opere nel suo ministero episcopale. Per far giungere la voce di Cristo e della Chiesa scrisse varie lettere pastorali e numerosi libri di facile comprensione per il popolo. La sua produzione letteraria fu notevole, visto che iniziò ben presto a scrivere, nel 1907. Diceva che tra i tre profumi preferiti, uno era quello dell’inchiostro da stampa. Il suo obiettivo principale era di diffondere la dottrina cristiana e lo faceva appoggiandosi alla Sacra Scrittura, al Magistero della Chiesa e alla liturgia. Ciò è evidente nei suoi scritti, in quanto non vi sono molti riferimenti estranei a questi documenti. Leggendo le sue opere troviamo narrata la sua esperienza con Dio e svelata la sua più intima natura. Infatti, descriveva quello che avveniva nella sua anima, rivelando un forte vincolo con Dio che fa di lui un vero mistico. I temi che più ricorrono sono l’Eucaristia, la Vergine Maria e la fedeltà alla Chiesa. Il suo intento è quello di avvicinare le anime ai misteri della fede, incitandole alla perseveranza, alla fedeltà, alla pratica della vita cristiana. E’ proprio per questo che il suo linguaggio è semplice perché tutti lo comprendano. Spazia dai temi apostolici ai temi sociali, da quelli spirituali alla pratica religiosa di ogni giorno. Prima di dare alle stampe i suoi libri li faceva rivedere e approvare dalla Congregazione dei Riti. Egli, infatti, voleva essere apostolo della buona stampa, ancorato alla verità, sullo stile di san Paolo che inviò le sue Lettere alle varie Chiese della prima era cristiana. 
   Il primo libro pubblicato dal titolo Lo que puede un cura hoy (Quello che può un parroco oggi) ebbe un successo mondiale, venne stampato in ben venticinque edizioni e tradotto in varie lingue. Possiamo raggruppare la sua produzione in sette grandi categorie a seconda del tema trattato e dei destinatari: ai sacerdoti, sul seminario, sull’Eucaristia, per l’opera dei Sagrarios-calvarios (Tabernacoli-calvari), sull’apostolato, pedagogico-catechetici, e su vari temi di spiritualità. Tra le varie opere ricordiamo: Mi comunión de María, Aunque todos, yo no, Qué hace y qué dice el Corazón de Jesús en el Sagrario, Granitos de sal e alcune altre a carattere devozionale e di ampia diffusione popolare. 
   Non era solo con queste pubblicazioni che voleva portare il suo contributo all’evangelizzazione, ma anche attraverso la collaborazione con il quotidiano «Correo de Andalucía», fondato nel 1899 dall’arcivescovo di Siviglia, il beato Marcelo Spínola y Maestre, per dare vita a una stampa che non fosse avversa alla Chiesa. A sua volta, nel 1907 fondò la rivista «El Granito de Arena» («Il Granello di Sabbia»).  
   Oltre alla penna, don Manuel portò avanti un progetto educativo di grande importanza. Come già aveva fatto quando era arciprete di Huelva, adesso che era diventato vescovo, continuò ad aprire nuove scuole e a promuovere l’insegnamento del catechismo. Contribuì personalmente alle opere sociali in favore dei poveri e dei lavoratori disoccupati. Appena veniva a conoscenza di una sciagura occorsa in qualche parte della sua diocesi, immediatamente correva per consolare, sostenere e portare aiuto effettivo. Accadde così durante un terribile incendio che devastò la zona della Aduana, nella notte dal 25 al 26 maggio 1922. 
   Per conseguire una migliore formazione del clero inviò alcuni seminaristi a studiare a Roma e a Comillas. 
   Vista la felice esperienza delle Marie, individuò la necessità di fondare una congregazione religiosa femminile che lo sostenesse nello sforzo di diffusione del culto eucaristico e rendesse più stabili le opere già avviate. Così il 3 maggio 1921 dette vita alla congregazione delle suore Marie Nazarene, oggi chiamate Missionarie Eucaristiche di Nazaret. Al numero 3 di via Marqués de Valdecañas, in un modesto appartamento, alcune donne appartenenti al gruppo delle Marie si riunirono per vivere in comunità. Dopo la semplice promessa, iniziarono con un corso di esercizi spirituali. Dalle Marie come il più prezioso frutto era nato un istituto religioso. Perché il riferimento a Nazaret? Per molteplici motivi, tra i quali quello per cui, come egli stesso spiegava: «Nazaret significa fiore, ma essendo fiore e conservando gli uffici indicati, esso, preferiva vivere come radice che desse succo senza produrre rumore né sperare nulla. Come Gesù nella sua vita di Ostia!». Inoltre, secondo le intenzioni del fondatore, Nazaret «è l’apprendistato della vita da ostia». Così ogni casa sarà chiamata Nazaret a motivo «della vita nascosta e di preparazione che si deve condurre in essa». Poi, rivolgendo lo sguardo a Dio scrisse: «Cuore di Gesù, che il tuo Nazaret sia scuola per apprendere a parlare come te nel vangelo e a stare zitti come te nel tabernacolo. Madre Immacolata, chiedi allo Spirito santo che sia il Maestro di questa scuola».   
   Il santo voleva che le Missionarie Eucaristiche riflettessero le stesse virtù delle tre donne del Calvario che seguirono Gesù fino alla fine, con fedeltà, senza mai abbandonarlo. Voleva fossero coraggiose, senza remore, né calcoli umani. Ogni comunità sarebbe stata una nuova Nazaret, dove in compagnia di Maria, la Madre di Gesù, queste donne avrebbero riprodotto lo stesso ambiente che si viveva nella Sacra Famiglia. Le suore sarebbero state come semi di quel fiore che Nazaret rappresenta. Come Gesù nel silenzio e nel nascondimento, avrebbero fermentato l’umanità con la ricchezza della carità. Il loro modello sarebbe stato Gesù che si è donato interamente senza riserve per il bene dell’uomo. Consacrate a Cristo avrebbero vissuto in continua adorazione del Figlio di Dio che ha voluto rimanere presente in tutte le chiese della terra. Avrebbero unito contemplazione e azione, andando verso i bisogni dei fratelli, in particolare dei più poveri, degli abbandonati, dei derelitti per portare loro non solo la carità, ma il Pane di Vita, del quale ogni uomo ha consapevolmente o meno bisogno. Il fondatore le volle vere e proprie missionarie per portare al mondo la buona notizia dell’Eucaristia. E una volta fatto conoscere il messaggio eucaristico, avvicinare gli uomini a Gesù presente in tutti i tabernacoli. Se all’inizio, provenivano dalle fila delle Marie, come la confondatrice, María Antonia González, a poco a poco, la congregazione accolse giovani di ogni estrazione sociale e provenienza. Mentre progressivamente le comunità delle Missionarie si diffondevano per la Spagna, nel 1930, il santo affidò alle suore anche l’amministrazione della rivista ed editoriale «El Granito de Arena» («Il Granello di Sabbia»).  
   Nel 1932 pensò anche a un istituto secolare e fondò le Marie Ausiliarie Nazarene (oggi Missionarie Eucaristiche Secolari di Nazaret). Nel 1939 volle anche vi fosse una sezione di aspiranti minori per la gioventù. 
   Tutte le realtà fondate dal santo attualmente sono state integrate nella grande Famiglia eucaristica riparatrice (Fer): per i bambini esiste la Riparazione infantile eucaristica, per i giovani la Gioventù eucaristica riparatrice, per gli adulti l’Unione eucaristica riparatrice, per le religiose le Missionarie Eucaristiche di Nazaret, per le laiche consacrate le Missionarie Eucaristiche secolari e per i sacerdoti i Missionari Eucaristici Diocesani. 
   A proposito dell’Unione eucaristica riparatrice, il santo ne tracciò il programma modulandolo sul motto: «Al maggior abbandono di tutti gli altri, più compagnia propria». Il principale obiettivo era di «dare e cercare, organizzata e permanentemente, al Cuore di Gesù Sacramentato, riparazione del suo abbandono (esteriore e interiore) di messa, comunione e presenza reale, per la compagnia di presenza, compassione, imitazione e fiducia. A mettere queste due parole: tabernacolo e abbandono, la presenza più perenne dei vostri corpi e delle vostre anime, la compassione più sentita con i sentimenti del Cuore di Gesù Sacramentato, l’imitazione più fedele della sua vita eucaristica e la fiducia più  devota nel suo amore misericordioso! Che quando il dardo dell’abbandono va a conficcarsi nel tabernacolo, si veda spinto a una di queste due cose: o a retrocedere perché voi, gli uomini del tabernacolo, non lo lasciate passare, o se ciò non potete, a giungere al tabernacolo gocciolando sangue dai vostri cuori, lacrime dai  vostri occhi ed essenza dalle vostre vite». La presenza orante e silenziosa davanti al Santissimo Sacramento ha il potere di cambiare completamente le anime e di modellarle sull’esempio di Gesù che si donò interamente al Padre per la salvezza dell’umanità. Fare compagnia a Gesù Sacramentato è quindi una grazia che Dio offre alle sue creature, pertanto, ancora una volta l’uomo è debitore nei confronti del Signore. Riparare è perciò un gesto di compassione e di carità ma che produce frutti di bene non solo per le anime, ma in primo luogo per quanti compiono questa azione. 
   Il santo poi descrisse nei particolari quello che l’Unione eucaristica riparatrice rappresenta per la comunità cristiana: essa riconosce «come il maggior male di tutti i mali nell’ordine pratico e causa a sua volta delle peggiori offese a Dio e dei più gravi danni alla Chiesa, alla società, alla famiglia e alle anime, l’abbandono del tabernacolo, e contro di esso viene a lavorare con tutti i mezzi che lo zelo gli detti. Secondo il santo Vangelo, le Marie accompagnarono il Signore: servendolo, ungendolo, piangendo e lamentandosi e stando ai piedi della croce quando tutti l’abbandonarono». Questo doveva essere il programma di vita anche delle Marie, secondo il Fondatore: «Servire il Cuore eucaristico abbandonato o solitario con la comunione e visita ogni giorno e con propaganda per cercare altre comunioni e visite per lo stesso tabernacolo». Quella particolare attenzione a non fuggire, a rimanere vicini a Gesù  quando tutti l’hanno abbandonato per paura o vigliaccheria ricorre sempre negli scritti di don Manuel. La fedeltà al Signore crocifisso, percosso, umiliato, morto e sepolto è la virtù che deve caratterizzare la vita delle Marie e di quanti vogliono riparare le tante ingratitudini da parte degli uomini nei confronti di Gesù.     


   (Dal libro Come un chicco di grano. Biografia di san Manuel González García. A cura di Nicola Gori, El Granito de Arena 2016, pp. 83-89)

sabato 4 novembre 2017

10 novembre: Messa di ringraziamento

Professione Perpetua Suor Laura Maria


"Madre Immacolata, fa che io viva credendo e che creda vivendo, 
la vita che, in silenzio, dona il tuo Gesù nel tabernacolo"

San Manuel González