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domenica 4 gennaio 2026

Festa di San Manuel González

«Gesù nell’Eucaristia è sole che irradia luce, calore e vita di cielo; sorgente di acqua medicinale che sempre scorre in molte direzioni; giardino delizioso che sparge sempre gli aromi più squisiti».

Con queste e con molte altre parole, san Manuel González ci ricorda nei suoi scritti che Gesù Eucaristia «è vita che fa vivere». Questa certezza lo ha reso un instancabile apostolo dell’Eucaristia, testimone di un amore che arriva fino al dono totale di sé.

Egli ha però compreso anche un’altra realtà: il dono che il Padre ci ha fatto in Gesù Cristo Eucaristia non è sempre accolto da tutti e spesso non è al centro della vita di molti cristiani.

In questo momento, in cui il Signore è con noi, chiediamogli la grazia di riconoscere più profondamente la sua presenza viva nell’Eucaristia, per poter rispondere con amore all’Amore che si dona per noi.

Gesù si fa Pellegrino dell’Amore e della Speranza, bussa al nostro cuore e desidera vivere in noi. Apriamo le porte del nostro cuore: quando Gesù entra, non toglie nulla, ma dona tutto se stesso.



venerdì 3 marzo 2023

Un insolito invito

Il 4 marzo 1910, davanti al tabernacolo della chiesa parrocchiale di San Pietro, a Huelva (Spagna), un giovane sacerdote, D. Manuel González, rivolse un insolito invito alle parrocchiane riunite per partecipare al ritiro mensile. Oggi vogliamo fare un'intervista letteraria a questo sacerdote e vescovo ormai santo, fondatore di «El Granito de Arena», che tanto parlò, predicò, scrisse e visse per l'unico scopo di eucaristizzare il mondo.

Caro don Manuel, vorremmo chiederLe oggi, a più di un secolo dalla nascita dell'Opera delle Tre Marie per i Tabernacoli Calvari, il 4 marzo, di ripetere l'invito che ha animato tante anime in questi anni. Cosa disse in quel pomeriggio del primo venerdì di Quaresima?

«Permettete che io, che invoco spesso la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, invochi oggi la vostra attenzione e la vostra cooperazione a favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento! Ci sono villaggi in cui passano settimane e mesi senza che il tabernacolo venga aperto, altri in cui nessuno riceve la Santa Comunione e nessuno visita il Santissimo Sacramento. In questi villaggi, molti abitanti non sanno più che esistono i tabernacoli, né cosa significhi ricevere la Santa Comunione, e arrivano alla fine della loro vita senza aver fatto la Prima Comunione.

Ed ecco, sorelle mie, cosa chiedevo per la collaborazione della vostra carità. Non vi chiedo ora denaro per i bambini poveri. Né aiuto per i malati. Né lavoro per i disoccupati. Né conforto per gli afflitti. Vi chiedo un'elemosina di affetto per Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento; un po' di calore per quei Tabernacoli così abbandonati. Vi chiedo, per amore di Maria Immacolata, Madre di quel Figlio così disprezzato, e per amore di quel Cuore così poco ricambiato, di diventare le Marie di quei Tabernacoli abbandonati. Come? Per dare ai Tabernacoli deserti, trasformati oggi in Calvari dall'ingratitudine e dall'abbandono dei cristiani, delle Marie che adorino. L'Opera, quindi, si dedicherà, come suo oggetto essenziale e necessario, a far sì che non ci sia Tabernacolo senza le sue tre Marie che si adoperino affinché il Tabernacolo sia aperto e il Santissimo Sacramento sia visitato quotidianamente» (O.O.CC. I, nn. 56. 59).

Quali sono i frutti dell'Opera che Lei apprezza di più in questi oltre 100 anni di vita?

"Chi può misurare ciò che con il loro esempio, con il loro continuo andare e venire dal Tabernacolo, con il loro vivere nascosto e silenzioso come quello dell'Ostia del Tabernacolo, e con il loro cercare al di sopra di tutto e nonostante tutto, come le Marie del sepolcro, il Gesù crocifisso, e con le benedizioni del Padre celeste, grato per ciò che viene fatto per suo Figlio? Chi può misurare, ripeto, ciò che è piovuto e piove su popoli e opere e uomini, che non hanno nulla a che fare con loro, di orientamenti ricevuti, correzioni nel modo di agire, abbattimenti di schemi e residui giansenisti, fecondità e industrie di zelo, preparazione e perfezione di elementi di apostolato cattolico, di eucaristizzazione, perdonatemi la parola utilizzata, di uomini, opere e ambiente? Sono così sicuro e così pieno di gratitudine verso il Padre celeste per le espansioni che ha voluto dare all'Opera di riparazione dei Tabernacoli di suo Figlio, che oggi, nel giorno di questa commemorazione, mi dà più gioia l'espansione che contemplo dello spirito delle Marie, che quella della loro organizzazione, anche se già così profondamente radicata e diffusa" (El Granito de Arena, 4/3/1935, n. 656-657, p. 139).

Oggi vediamo che ci sono molti movimenti e associazioni ecclesiali: come deve rapportarsi l'Unione Eucaristica Riparatrice a queste diverse realtà ecclesiali?

«L'obiettivo è quello di opporre al male dell'abbandono del Tabernacolo il bene della compagnia del Tabernacolo con Comunioni e Visite offerte e ricercate a tale scopo, e di vite interamente cristiane come nutrite e abbellite dall'Eucaristia conosciuta, amata, imitata e compatita. Per questo ho voluto chiamarla Opera di riparazione eucaristica itinerante. Sognavo e sogno tuttora un'Opera che, invece di costituire un ovile a parte rispetto agli altri ovili o gruppi religiosi, non solo sia compatibile con essi, ma sia portatrice, restauratrice e rafforzatrice di uno spirito intensamente eucaristico in tutti loro» (Aunque todos... yo no, n. 12, p. 115).

Sicuramente in più di un'occasione, caro San Manuel, avrà temuto (o si sarà tristemente reso conto) che lo scopo dell'Opera potesse essere indebolito. Come verificare l'autenticità dell'Opera e la coerenza di vita dei suoi membri?

«Per lo spirito eucaristico, silenzioso, abnegato, riparatore delle Marie, qualunque sia il loro nome, qualunque siano le loro possessioni.... [impegnato] a riscaldare e riparare Tabernacoli abbandonati o poco frequentati con il calore di immolazioni offerte in silenzio, di piccoli e apparentemente insignificanti apostolati per cercare Comunioni e, a partire da esse, formare lo spirito eucaristico e, come tale, solidamente pietoso di coloro che le ricevono. Di vite, in una parola, consacrate a dare e a cercare riparazione organizzata e permanente al Cuore di Gesù Sacramentato dal suo abbandono esteriore e interiore nelle sue tre grandi manifestazioni eucaristiche della Messa, Comunione e Presenza Reale permanente attraverso la compagnia della presenza, della compassione, dell'imitazione e della fiducia» (Aunque todos... yo no, n. 12, p. 116).

Come sogna ciascuno dei membri della Famiglia Eucaristica Riparatrice?

Come ho scritto a P. Teofilo Arana, domenicano, riferendomi alle Marie della sua diocesi: «Marie consapevoli, solidamente formate alla pietà eucaristica e, quindi, che sanno cosa significa un Tabernacolo abbandonato. Con delle Marie così preparate, si può fare molto, moltissimo nella battaglia contro l'abbandono in cui gli uomini lasciano Gesù nel Santissimo Sacramento. Mi piace molto che lo spirito non vacilli» (OO.CC. IV, n. 6912). 

Raccolta ed interpretazione dei sentimenti di San Manuel, 

a cura di Mónica Mª Yuan Cordiviola, m.e.n.

(Articolo pubblicato sulla rivista El Granito de Arena, marzo 2021)


giovedì 4 marzo 2021

111º Anniversario della Fondazione della F.E.R.

 1910 - 4 marzo - 2021

Anniversario della Fondazione della Famiglia Eucaristica Riparatrice

Inviati a portare a tutti il Vangelo dell’Eucaristia

Siamo nel lontano 1910, un giorno come oggi, 4 marzo, nella parrocchia di San Pietro (Huelva, Spagna) risuonano queste parole da un giovane prete che, nella sua realtà, aveva costatato che Cristo, il grande bene spirituale della Chiesa, non era conosciuto né accolto tra i suoi fedeli. E diceva:

«Permettetemi, io che invoco molte volte la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, di invocare oggi in primo luogo la vostra attenzione e la vostra cooperazione poi, a favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento».

Questo giovane prete, don Manuel González, equipara l’Eucaristia a un povero, anzi, al più povero tra i poveri. Il motivo è quell’abbandono nel tabernacolo, a quell’essere sconosciuto alla maggioranza della gente, a quell’indifferenza diffusa che rende Gesù il solitario per eccellenza.

È Dio in mezzo a noi, e rimane ancora uno sconosciuto, abbandonato, dimenticato. E  questo male, questa situazione ingiusta, deve essere rimediata... Per compiere questa missione nacque nella Chiesa “L’Opera delle Tre Marie”, la cui missione è eucaristizzare: avvicinare tutti all’Eucaristia e metterli dentro del Cuore di Gesù che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce.

E sono inviate: «a portare prontamente al popolo questo Vangelo dell’Eucaristia... Predicandogli il Vangelo vivo dell’Eucaristia...».

Tutto questo accade in un concreto contesto storico, una nuova fondazione per stimolare e scuotere dal torpore le anime e richiamarle all’attenzione verso l’Eucaristia.

E oggi siamo noi gli eredi di questa chiamata, una chiamata a eucaristizzare.


martedì 5 maggio 2020

Annunciare Gesù Eucaristia con un entusiasmo sempre maggiore

Pubblichiamo la lettera inviata dall'Unione Eucaristica Riparatrice di Roma alla Madre Generale delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret in occasione dell'apertura del Anno Giubilare per il centenario della loro fondazione (1921-3 maggio-2021). 

Suor Maria Teresa Castelló Torres
Superiora Generale
delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret
Madrid

Cara Suor Teresa,
e care Missionarie Eucaristiche di Nazaret, l’Unione Eucaristica Riparatrice di Roma, insieme a quante condividono il carisma eucaristico rivolge  una speciale preghiera di ringraziamento al Signore, in occasione dell’apertura dell’anno giubilare per il vostro centenario di fondazione.
Nell’impossibilità d’essere presenti a questa ricorrenza, a causa delle restrizioni sugli spostamenti imposte dall’emergenza sanitaria, vi accompagniamo spiritualmente facendovi sentire la nostra vicinanza e l’affetto nel giorno di apertura dell’anno giubilare per il centenario della fondazione a opera di San Manuel González.
Imploriamo il Signore che l’evento giubilare che celebra questo centenario, possa proiettarci insieme, missionarie e laici, verso il proseguimento del nostro impegno di annunciare a tutti l’amore di Gesù presente e vivo nell’Eucaristia, con un entusiasmo sempre maggiore. Missione che vogliamo continuare a scrivere con voi.
Con immenso affetto e sincera vicinanza nella preghiera.

Unione Eucaristica Riparatrice di Roma

Roma, 1 maggio 2020


domenica 23 dicembre 2018

Nuova sede delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret a Roma

La comunità delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret 
è lieta di comunicare l’indirizzo della nuova sede:


Via Bistagno, 100 – 00166 Roma
Tel. 06.45550396
e-mail: miseuc.roma@gmail.com

domenica 4 marzo 2018

1910 – 4 marzo – 2018

108° anniversario della fondazione della Famiglia Eucaristica Riparatrice

    Era il 4 marzo 1910, primo venerdì del mese, quando, a Huelva (Spagna), nacque l’Opera delle tre Marie e dei discepoli di San Giovanni per i tabernacoli-calvari, oggi conosciuta come Unione eucaristica riparatrice. San Manuel González, in quel occassione, rese partecipe a un gruppo della sua parrocchia di San Pietro la sua esperienza carismatica.

    Un verbo esprime la sua missione: eucaristizzare. Si tratta di avvicinare tutti all’Eucaristia e metterli dentro al Cuore di Gesù che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce. Sono inviati ad annunciare «ciò che l’amore non può tenere per sè».

    Come? Ce lo spiega San Manuel González: «Predicandogli il Vangelo vivo dell’Eucaristia, e predicandolo con tal nudità di pretese oratorie, con tal vivezza di fede, con tal persuasione di parola e conformità di vita alla parola, che all’eco della nostra predicazione giunga il popolo quasi a udire e vedere e percepire Gesù fino alle sue naturali simpatie nell’Ostia consacrata». 

sabato 4 marzo 2017

1910 - 4 marzo - 2017

Anniversario della fondazione della Famiglia Eucaristica Riparatrice

La migliore opera di carità: annunciare il Vangelo vivo dell’Eucaristia

   A Huelva (Spagna), il 4 marzo 1910, primo venerdì del mese, nacque l’Opera delle tre Marie e dei discepoli di San Giovanni per i tabernacoli-calvari, oggi conosciuta come Unione eucaristica riparatrice. In quel giorno, San Manuel González rese partecipe a un gruppo della sua parrocchia di San Pietro della sua esperienza carismatica.
   La sua missione è eucaristizzare: avvicinare tutti all’Eucaristia e metterli dentro al Cuore di Gesù che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce. Sono inviati «a portare prontamente al popolo questo Vangelo dell’Eucaristia; il popolo ha smesso di sentire per Gesù Cristo quella irresistibile simpatia che lo portava a seguirlo, fino a dimenticarsi del cibo, perché ha smesso di vederlo. Gesù e il popolo si comprendono al solo vedersi. Questa è la migliore opera di carità individuale e sociale che possiamo voi e noi fare per il popolo: mostrare Gesù, farglielo vedere.
   Come? Predicandogli il Vangelo vivo dell’Eucaristia, e predicandolo con tal nudità di pretese oratorie, con tal vivezza di fede, con tal persuasione di parola e conformità di vita alla parola, che all’eco della nostra predicazione giunga il popolo quasi a udire e vedere e percepire Gesù fino alle sue naturali simpatie nell’Ostia consacrata».


mercoledì 16 novembre 2016

Perché nasce l'UNER?

Unione Eucaristica Riparatrice
   I carismi sono doni di grazia che il Signore concede a determinate persone perché con la sua vita rispondano ad una necessità esistente nella Chiesa e nel mondo. È una chiamata che la persona non può tenere per sé, è per il bene comune e lo deve manifestare. Tra queste si trova il nostro fondatore, San Manuel González. La intensa vita della sua famiglia e l'esempio di pii sacerdoti lo condussero a scoprire la sua vocazione. Il 21 settembre 1901, ricevette l'ordinazione sacerdotale. Nel 1902 fu inviato a dare una missione a Palomares del Río (Siviglia-Spagna), dove Dio lo segnò con una grazia che avrebbe condizionato tutta la sua vita sacerdotale. Egli stesso ci descrive tale sua esperienza. Dopo aver ascoltato le avvilenti prospettive della sua missione presentategli dal sacrestano, egli dice:

"Mi recai direttamente davanti al Tabernacolo... e, che Tabernacolo, Dio mio! Che sforzi dovettero fare colà la mia fede e il mio coraggio per non tornarmene di corsa a casa mia. Ma, non fuggii. Là, in ginocchio… la mia fede vedeva un Gesù così taciturno, così paziente, così buono, che mi guardava… che mi diceva tante cose e me ne chiedeva di più; uno sguardo, il suo, nel quale si rifletteva tutta la tristezza che emerge dal Vangelo… Lo sguardo di Gesù in questi Tabernacoli è uno sguardo che si fissa nell’anima come un chiodo e non si dimentica mai più. Esso divenne per me come il punto di partenza per vedere, capire e prevedere tutto il mio ministero sacerdotale." 

   Questa grazia andrà poi maturando nel suo cuore. Nel 1905 viene destinato a Huelva (Spagna). Si trovò di fronte ad una situazione di notevole indifferenza religiosa, però il suo amore e le sue capacità seppero aprire vie per ravvivare pazientemente la vita cristiana. Come parroco della parrocchia di San Pietro e arciprete di Huelva, si preoccupò anche della situazione delle famiglie bisognose e dei bambini per i quali aprì scuole. Il 4 marzo 1910, davanti ad un gruppo di donne, fedeli collaboratrici della sua attività apostolica, espose con forza il grande desiderio del suo cuore. Ce lo narra lui stesso così:

"Permettete a me, che invoco molte volte la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, di invocare oggi la vostra attenzione e la vostra cooperazione in favore del più abbandonato di tutti i poveri: Il Santissimo Sacramento... Vi chiedo una elemosina di affetto per Gesù Sacramentato… per amore di Maria Immacolata e per amore di questo Cuore così mal corrisposto, vi chiedo che diventiate le Marie di questi tabernacoli abbandonati".

   Così, con la semplicità del Vangelo, nacque la "Opera dei Tabernacoli-Calvari", opera per dare una risposta di amore riparatore all'amore di Cristo nell'Eucaristia, a esempio di Maria Immacolata, dell'apostolo San Giovanni e delle Marie che rimasero fedeli vicino a Gesù nel Calvario. Oggi l'Opera è conosciuta anche come Unione Eucaristica Riparatrice.
 
"Io ho detto anni fa che l'Opera delle Marie e dei Discepoli di S. Giovanni non è una associazione in più o una confraternita o un movimento in più, ma è una vocazione, e come tale imprime un modo di essere per chi l'abbraccia e deve condizionare tutta la vita" 
(Lettera di una Maria, scritta nel 1935).