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lunedì 2 marzo 2026

San Manuel González: Modello di fede eucaristica, testimone nel nostro oggi


1. Introduzione 

San Manuel González (1877–1940), vescovo di Málaga e poi di Palencia, è conosciuto come il Vescovo dei Tabernacoli abbandonati. Fu fondatore delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret e promotore instancabile della centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa.

La sua spiritualità nasce da un’esperienza concreta a Palomares del Río: entrando in una chiesa povera e trascurata, rimase profondamente colpito dal tabernacolo. "Sentì interiormente che Gesù era lì… ma solo, dimenticato, non amato".

Da quel momento la sua vita ebbe una sola direzione: far amare Gesù Eucaristia.

Domanda per la riflessione: Che posto occupa realmente l’Eucaristia nella mia vita?

2. “Gesù è lì”: la presenza reale come centro della vita 

Per San Manuel, l’Eucaristia non era una devozione tra le altre. Era il centro, la fonte e la meta di tutto: della parrocchia, della Diocesi, della Chiesa, del mondo.

Non parlava solo di adorazione, ma di relazione personale:
Gesù nel tabernacolo è:

  • Presenza viva
  • Amico fedele
  • Maestro silenzioso
  • Cuore che ama e soffre

La sua spiritualità è profondamente cristocentrica ed eucaristica. Non è sentimentalismo, ma fede teologica: la presenza reale trasforma il tempo, lo spazio, la vita.

Domande per la riflessione: Come sono le nostre chiese? Il tabernacolo è visibile, curato, amato? C’è spazio per l’adorazione silenziosa?

3. Riparare l’abbandono: spiritualità di consolazione 

Uno dei temi centrali in San Manuel è l’idea di “riparare” l’abbandono di Gesù nell’Eucaristia. Egli menzionava diversi modi di abbandonare il “tabernacolo accompagnato”; parlava di:

  • Tabernacoli abbandonati
  • Messe trascurate
  • Comunioni senza fervore

Ma la sua risposta non era critica, bensì: più amore, più presenza, più compagnia.

La riparazione in lui diventa:

  • Adorazione fedele
  • Offerta della propria vita
  • Educazione eucaristica del popolo
  • Cura liturgica

Per lui la vera riforma della Chiesa comincia dal tabernacolo.

Domanda per la riflessione: Sono una presenza che consola il Cuore di Cristo?

4. Eucaristia e missione: non chiudersi in sacrestia 

San Manuel non era un mistico isolato. Era un vescovo missionario.

La sua spiritualità eucaristica genera:

  • Catechesi
  • Educazione
  • Opere sociali
  • Formazione dei laici

Per lui, chi ama l’Eucaristia ama il popolo. L’adorazione non è fuga dal mondo, ma sorgente di carità pastorale. Fondò le Missionarie Eucaristiche di Nazaret per:

  • Custodire l’Eucaristia
  • Educare bambini e giovani
  • Vivere uno stile semplice e familiare

Nazaret è il modello: vita nascosta, silenzio, fedeltà quotidiana.

5. Spiritualità di Nazaret: semplicità e fedeltà 

Un altro elemento centrale è Nazaret.

Per San Manuel:

  • Gesù nascosto nel tabernacolo è come Gesù a Nazaret
  • Silenzioso
  • Umile
  • Quotidiano

La santità non è straordinaria, ma fedele. In questo senso ci fa scoprire che l’Eucaristia educa: all’umiltà, alla costanza, alla vita interiore.

La risposta di San Manuel è sorprendentemente attuale:

  • Tornare al silenzio
  • Tornare all’adorazione
  • Tornare al cuore

Non propone strategie complicate, ma una convinzione semplice: se Gesù Eucaristia è al centro, tutto si rinnova.

Conclusione meditativa

Possibile momento di silenzio davanti al Santissimo.

"Signore Gesù,
presente nel tabernacolo,
insegnaci a credere che Tu sei lì.
Donaci un cuore che Ti faccia compagnia.
Fa’ delle nostre parrocchie case vive,
dei nostri cuori tabernacoli ardenti,
della nostra vita una riparazione d’amore".


venerdì 3 gennaio 2025

4 gennaio: Memoria liturgica di San Manuel González

 

"Oh Dio, che hai unito alla schiera dei santi pastori il vescovo san Manuel González, 
mirabile per l'ardente carità e per la fede intrepida che vince il mondo, 
per sua intercessione fa' che perseveriamo nella fede e nell'amore, 
per aver parte con lui alla tua gloria."

giovedì 16 novembre 2023

Ciò che un prete può fare oggi (Papa Francesco fa riferimento a San Manuel González)

Discorso del Santo Padre Francesco 

all'Associazione dei Sacerdoti Ispanici negli Stati Uniti d'America

Sala Clementina, 16 novembre 2023


Cari fratelli,

Grazie per essere venuti qui, questa è la casa di Pietro, la vostra casa, perché la Chiesa è una casa dalle porte aperte, alla quale tutti vengono da oriente a occidente per sedersi alla mensa che il Signore ci ha preparato (cfr. Mt 8,11). E quando vogliamo render la Chiesa raffinata, è una casa dalle porte chiuse, e questo non va bene. Attenzione alla raffinatezza ecclesiastica. Ho letto con attenzione le domande che mi avete fatto pervenire — sono molte — e mentre pensavo come poter rispondere, mi sono ricordato delle parole che il Signore disse a Santa Teresa di Gesù quando le tolsero i libri di cui lei si fidava: “Io ti darò un libro vivente”, Cristo è il libro che vi raccomando vivamente. Ma bisogna cercarlo, nella Scrittura e nel Vangelo, nell’adorazione silenziosa, perché abbiamo perso un po’ il senso dell’adorazione, dobbiamo trovare il Signore nel silenzio dell’adorazione. Se io domando ora — non lo chiederò per non far arrossire nessuno — ma se io domandassi ora quante ore di adorazione fate ogni settimana, sarebbe un buon test. Butto lì la domanda ma ognuno risponde dentro di sé. No, perché è troppa fatica, perché qui, perché là. Se tu non preghi, se tu non adori, la tua vita vale poco.

Negli Stati Uniti per il prossimo anno si sta preparando un Congresso Eucaristico Nazionale e sono stati scelti come suoi patroni il beato Carlo Acutis e san Manuel González, entrambi eccelsi — come tanti santi della Chiesa — nell’arte di leggere questo libro vivente, dinanzi al Tabernacolo, in una scuola silente e inginocchiata. Ed è proprio tra le catechesi di san Manuel che vorrei prendere una chiave di risposta alle domande che mi avete posto. In un’occasione san Manuel si rivolse a un gruppo di fedeli, riflettendo sul ruolo delle sante donne sul Calvario, come modelli di ogni discepolo dinanzi alla croce del Signore, allora come oggi. Sono un modello. La stessa impotenza, lo stesso desiderio di agire contro l’ingiustizia che vissero le sante donne in quei momenti, possiamo provarli noi di fronte alla problematica degli immigranti, alla chiusura di certe autorità civili e religiose, alle sfide dell’interculturalità, alla complessità dell’annuncio, tante cose.

Dinanzi a queste difficoltà il santo ci avverte che “Gesù non smette di soffrire”. Dice Gesù che starà sul Calvario fino alla fine dei tempi, anche se è risorto, continua a stare sul Calvario nella persona dei fratelli. In ogni tabernacolo, in ogni calice consacrato, vediamo ergersi la croce, e ci chiede: Possiamo fare qualcosa per alleviare il Cristo sofferente di oggi? “Fatelo, fatelo al più presto”, ma fatelo consapevoli che “la Passione sarà la compagna del Gesù dei vostri Tabernacoli” in ogni fratello e sorella che soffre, e ciò che Dio vi chiede è di non lasciarli soli. Non lasciate soli quanti soffrono, non lasciate solo il Signore del Tabernacolo, convincetevi che non potete fare nulla con le mani se non lo fate con le ginocchia. Adorazione, silenzio eucaristico e intercessione dinanzi al Tabernacolo. E poi sì, servizio. Ma è come il pingpong, una cosa porta all’altra, una cosa porta all’altra.

Gesù, ci dice san Manuel, non pretende da noi che impediamo la Passione, ma che gli rendiamo gloria anche in mezzo ad essa. In questo per favore vi chiedo: guardatevi dall’accomodarvi, non vi accomodate, non vi accomodate, a volte il mondo moderno ci porta a orari. “Padre, mi può confessare? “No, l’orario è da tal ora a tal ora”. Per favore, prima la gente, poi l’orario. Non diventate “impiegati” del sacro. Che è il pericolo di questa cultura. Rivedete la vostra dedizione alla gente, la vostra apertura del cuore.

Ispirandomi a questi santi, lascio che sia il Signore nel Tabernacolo a rispondere alle vostre preoccupazioni. Alcune risposte forse vi appariranno ingenue, come gli sforzi del giovane Carlo Acutis per diffondere qualcosa che per lui fu una scoperta eccezionale, “un’autostrada per il cielo”. Altre vi sembreranno più grandi di voi, come portare avanti le opere sociali e apostoliche che promosse san Manuel. In realtà, questo pastore, nelle sue raccomandazioni, affermava che, sopra ogni altra cosa, ciò che un prete può fare inizia oggi, con la preghiera semplice, la parola vicina, l’accoglienza fraterna e il lavoro perseverante. Preghiera, semplice, parola vicina, accoglienza fraterna e lavoro perseverante. Non vi risparmiate! Diceva un prete di un quartiere povero, popolare, che gli viene voglia di tappare la finestra. Perché la gente va a chiedergli cose a qualsiasi ora, o va a chiedere benedizioni, qualunque cosa. Perché la gente è molto inopportuna, come il Signore, che è inopportuno. E il prete mi diceva: “quando vedono la porta chiusa bussano alla finestra, devo tappare la finestra”. No, apri la porta. Questo è fondamentale: preti per la gente. [...] Recuperate sempre la chiamata di Gesù a servire, a disposizione degli altri. [...]

Papa Francesco

Qui Discorso completo


domenica 5 novembre 2023

Libro: L'abbandono dei Tabernacoli accompagnati

Questo testo è l’opera di un santo spagnolo preconciliare, San Manuel González García († 1940), che alla compagnia di Gesù Sacramentato dedicò la sua vita di sacerdote, di vescovo e di fondatore di numerose iniziative apostoliche. 

Portare le anime al Tabernacolo, affinché si accorgano che Gesù abita in esso e affinché lo conoscano in tutti i modi possibili, è lo scopo de L’abbandono dei Tabernacoli accompagnati (3a ed. spagnola, 1935), tradotto da Effedieffe in italiano.

Il libro di San Manuel non è soltanto una bellissima opera di teologia, di ottima ascetica, di commovente pietà e di insegnamento della liturgia e dei misteri racchiusi nella S. Messa (secondo il vetus ordo), è anche un sapiente itinerario mentis in Deum, affinché l’uomo conosca con l’intelletto, per quanto è possibile, il mistero dell’Incarnazione del Verbo, e doni il suo cuore a Dio volontariamente, secondo l’affetto che dobbiamo portare verso Gesù nella realtà del sacrificio eucaristico e della reale Presenza.

L’uomo è per natura infinitamente distante da Dio; ma per degnazione divina, attraverso l’Eucaristia e la S. Messa, Dio è vicinissimo all’uomo (l’opposto di quanto insegna il panteismo gnostico: l’uomo è dio e il ritorno al principio supremo o assoluto indifferenziato, da cui egli emana, è difficile e per pochi iniziati). Pertanto, l’Eucaristia è il miracolo della perpetua permanenza di Dio a fianco dell’uomo. Purtroppo l’abbandono dell’Eucaristia è la frustrazione pratica di questo miracolo e con essa dei fini misericordiosi e altissimi della sua permanenza (fiumi di bene per l’uomo e per la società).

L’abbandono nell’accompagnamento («Tunc discipuli eius relinquentes eum, omnes fugerunt», Mc. XIV, 50) è il male di coloro che gli sono vicini, che dovrebbero esserGli amici; di coloro che «sanno che Gesù ha occhi e non si lasciano vedere da essi, e orecchi e non gli parlano, e mani e non si avvicinano a raccogliere i suoi doni, e un Cuore che li ama ardentemente e non lo desiderano e lo disgustano, e una dottrina di tutta la Verità e la disprezzano o la interpretano a loro capriccio, e esempi di vita e non li imitano» (San Manuel González, pagina 78 del suo libro).

Questo prezioso testo ha dunque per scopo di far pensare al deserto di solitudine che Gesù patisce nell’altare del SS. Sacramento, che per molte ore non ha nessuno innanzi, e di come, a volte, passano giorni prima che qualcuno gli renda visita. Soprattutto è un testo di grandissima importanza per tutti i cattolici, perché insegna a comunicarsi bene e a fare visita con il maggior profitto possibile a Gesù nel Tabernacolo, secondo la compagnia di presenza, di compassione, di imitazione e di confidenza.

È il testo di un grande vescovo e di un grande santo, che può vantare la scienza e la sapienza del crocefisso, come voleva l’Apostolo. La sua lettura e le istruzioni che impartisce non mancheranno di aiutare profondamente la fede e la vita pratica di ogni cattolico.


EFFEDIEFFE ha tradotto l’opera, per i suoi lettori, con assoluta fedeltà all’originale spagnolo del 1935 (3a edizione).

• Il testo si compone di 192 pagine, formato 115x165 mm, con copertina avorio e bandelle segnalibro che recano lo stemma ecclesiastico di San Manuel.

venerdì 3 marzo 2023

Un insolito invito

Il 4 marzo 1910, davanti al tabernacolo della chiesa parrocchiale di San Pietro, a Huelva (Spagna), un giovane sacerdote, D. Manuel González, rivolse un insolito invito alle parrocchiane riunite per partecipare al ritiro mensile. Oggi vogliamo fare un'intervista letteraria a questo sacerdote e vescovo ormai santo, fondatore di «El Granito de Arena», che tanto parlò, predicò, scrisse e visse per l'unico scopo di eucaristizzare il mondo.

Caro don Manuel, vorremmo chiederLe oggi, a più di un secolo dalla nascita dell'Opera delle Tre Marie per i Tabernacoli Calvari, il 4 marzo, di ripetere l'invito che ha animato tante anime in questi anni. Cosa disse in quel pomeriggio del primo venerdì di Quaresima?

«Permettete che io, che invoco spesso la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, invochi oggi la vostra attenzione e la vostra cooperazione a favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento! Ci sono villaggi in cui passano settimane e mesi senza che il tabernacolo venga aperto, altri in cui nessuno riceve la Santa Comunione e nessuno visita il Santissimo Sacramento. In questi villaggi, molti abitanti non sanno più che esistono i tabernacoli, né cosa significhi ricevere la Santa Comunione, e arrivano alla fine della loro vita senza aver fatto la Prima Comunione.

Ed ecco, sorelle mie, cosa chiedevo per la collaborazione della vostra carità. Non vi chiedo ora denaro per i bambini poveri. Né aiuto per i malati. Né lavoro per i disoccupati. Né conforto per gli afflitti. Vi chiedo un'elemosina di affetto per Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento; un po' di calore per quei Tabernacoli così abbandonati. Vi chiedo, per amore di Maria Immacolata, Madre di quel Figlio così disprezzato, e per amore di quel Cuore così poco ricambiato, di diventare le Marie di quei Tabernacoli abbandonati. Come? Per dare ai Tabernacoli deserti, trasformati oggi in Calvari dall'ingratitudine e dall'abbandono dei cristiani, delle Marie che adorino. L'Opera, quindi, si dedicherà, come suo oggetto essenziale e necessario, a far sì che non ci sia Tabernacolo senza le sue tre Marie che si adoperino affinché il Tabernacolo sia aperto e il Santissimo Sacramento sia visitato quotidianamente» (O.O.CC. I, nn. 56. 59).

Quali sono i frutti dell'Opera che Lei apprezza di più in questi oltre 100 anni di vita?

"Chi può misurare ciò che con il loro esempio, con il loro continuo andare e venire dal Tabernacolo, con il loro vivere nascosto e silenzioso come quello dell'Ostia del Tabernacolo, e con il loro cercare al di sopra di tutto e nonostante tutto, come le Marie del sepolcro, il Gesù crocifisso, e con le benedizioni del Padre celeste, grato per ciò che viene fatto per suo Figlio? Chi può misurare, ripeto, ciò che è piovuto e piove su popoli e opere e uomini, che non hanno nulla a che fare con loro, di orientamenti ricevuti, correzioni nel modo di agire, abbattimenti di schemi e residui giansenisti, fecondità e industrie di zelo, preparazione e perfezione di elementi di apostolato cattolico, di eucaristizzazione, perdonatemi la parola utilizzata, di uomini, opere e ambiente? Sono così sicuro e così pieno di gratitudine verso il Padre celeste per le espansioni che ha voluto dare all'Opera di riparazione dei Tabernacoli di suo Figlio, che oggi, nel giorno di questa commemorazione, mi dà più gioia l'espansione che contemplo dello spirito delle Marie, che quella della loro organizzazione, anche se già così profondamente radicata e diffusa" (El Granito de Arena, 4/3/1935, n. 656-657, p. 139).

Oggi vediamo che ci sono molti movimenti e associazioni ecclesiali: come deve rapportarsi l'Unione Eucaristica Riparatrice a queste diverse realtà ecclesiali?

«L'obiettivo è quello di opporre al male dell'abbandono del Tabernacolo il bene della compagnia del Tabernacolo con Comunioni e Visite offerte e ricercate a tale scopo, e di vite interamente cristiane come nutrite e abbellite dall'Eucaristia conosciuta, amata, imitata e compatita. Per questo ho voluto chiamarla Opera di riparazione eucaristica itinerante. Sognavo e sogno tuttora un'Opera che, invece di costituire un ovile a parte rispetto agli altri ovili o gruppi religiosi, non solo sia compatibile con essi, ma sia portatrice, restauratrice e rafforzatrice di uno spirito intensamente eucaristico in tutti loro» (Aunque todos... yo no, n. 12, p. 115).

Sicuramente in più di un'occasione, caro San Manuel, avrà temuto (o si sarà tristemente reso conto) che lo scopo dell'Opera potesse essere indebolito. Come verificare l'autenticità dell'Opera e la coerenza di vita dei suoi membri?

«Per lo spirito eucaristico, silenzioso, abnegato, riparatore delle Marie, qualunque sia il loro nome, qualunque siano le loro possessioni.... [impegnato] a riscaldare e riparare Tabernacoli abbandonati o poco frequentati con il calore di immolazioni offerte in silenzio, di piccoli e apparentemente insignificanti apostolati per cercare Comunioni e, a partire da esse, formare lo spirito eucaristico e, come tale, solidamente pietoso di coloro che le ricevono. Di vite, in una parola, consacrate a dare e a cercare riparazione organizzata e permanente al Cuore di Gesù Sacramentato dal suo abbandono esteriore e interiore nelle sue tre grandi manifestazioni eucaristiche della Messa, Comunione e Presenza Reale permanente attraverso la compagnia della presenza, della compassione, dell'imitazione e della fiducia» (Aunque todos... yo no, n. 12, p. 116).

Come sogna ciascuno dei membri della Famiglia Eucaristica Riparatrice?

Come ho scritto a P. Teofilo Arana, domenicano, riferendomi alle Marie della sua diocesi: «Marie consapevoli, solidamente formate alla pietà eucaristica e, quindi, che sanno cosa significa un Tabernacolo abbandonato. Con delle Marie così preparate, si può fare molto, moltissimo nella battaglia contro l'abbandono in cui gli uomini lasciano Gesù nel Santissimo Sacramento. Mi piace molto che lo spirito non vacilli» (OO.CC. IV, n. 6912). 

Raccolta ed interpretazione dei sentimenti di San Manuel, 

a cura di Mónica Mª Yuan Cordiviola, m.e.n.

(Articolo pubblicato sulla rivista El Granito de Arena, marzo 2021)


Via crucis eucaristica

 ATTO DI OFFERTA

O Signore, che in questo sacramento ci hai lasciato una viva memoria della tua passione, concedi a noi che ci siamo consacrati al servizio, alla compagnia e alla riparazione di tanto amabile quanto non amato sacramento, di meditare e venerare in tal maniera gli adorabili dolori del tuo Figlio Gesù Cristo, che si accenda sempre più in noi il desiderio di riparare e di ringraziarti per essi, con l’osservanza dei santi comandamenti, lo zelo per la salvezza delle anime e l’amore sincero, affettuoso e forte al tuo cuore eucaristico. Tu, che vivi e regni, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Madre Immacolata, regina del santo dolore e maestra delle Marie e dei Discepoli fedeli nell’amore riparatore, concedici di essere con te mentre il tuo Gesù percorre la via dell’amarezza e arriva fino al Calvario che gli stanno erigendo, nei tuoi tabernacoli, l’ingratitudine e l’abbandono degli uomini.

E voi, valorose Marie del Calvario, sempre fedeli e riconoscenti, e tu, Discepolo prediletto, nostro glorioso patrono San Giovanni, concedeteci di seguire il Signore, non amato, con la stessa vostra fedeltà e delicata corrispondenza.

Offro questa Via Crucis in riparazione dell’abbandono dei tabernacoli, specialmente di quello a me affidato, e con l’intenzione di acquistare tutte le indulgenze concesse dai Sommi Pontefici per questa pia pratica.

PRIMA STAZIONE

Gesù condannato a morte

D. Ti adoriamo, Cuore eucaristico di Gesù, e ti benediciamo.

T. Perché con la tua croce hai redento il mondo e con la tua eucaristia alimenti le nostre anime.

(da ripetersi all’inizio di ogni stazione)

Gesù mio, condannato nel tribunale di Pilato alla beffa e alla morte, per la superbia e l’invidia dei tuoi nemici e per la codardia dei tuoi amici, e ora nella santa eucaristia al sacrilegio e all’abbandono, pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, fammi umile e capace di riconoscere e di far conoscere Gesù nell’ignominia della croce e del tabernacolo abbandonato e sii la mia salvezza.

D. Cuore eucaristico di Gesù.

T. Abbi pietà di noi. 

Con la tua Madre Immacolata, 

con San Giovanni e le Marie,

vogliamo farti compagnia,

o Gesù, nell’Eucaristia.

(da ripetersi alla fine di ogni stazione)

SECONDA STAZIONE

Gesù caricato della croce

Gesù mio, che nella passione fosti caricato della croce dei miei peccati per sgravarmi di essi e ora nell’eucaristia vai patendo l’abbandono più inaudito e crudele per non lasciarmi solo con me stesso, pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, insegnami a ringraziare per quelli che non ringraziano e sii la mia salvezza.

TERZA STAZIONE

Gesù cade la prima volta

Gesù mio, che cadi a terra perché io mi sollevi e che nell’eucaristia mi sostieni perché non cada, pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, prendimi per mano come una madre i suoi figliuoli malati e sii la mia salvezza.

QUARTA STAZIONE

Gesù incontra sua Madre

Gesù mio, consolato, della mia ingratitudine e del mio abbandono nella passione e nell’eucaristia, con l’adorazione e l’amore puro della tua Madre Immacolata, pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, insegnami a stare con Gesù nella sua continua via dell’amarezza e sii la mia salvezza.

QUINTA STAZIONE

Gesù aiutato dal Cireneo a portare la croce

Gesù mio, che hai ammesso il Cireneo all’onorifico compito di alleviarti della tua croce e ora ammetti le Marie e i Discepoli a quello non meno glorioso di alleviarti del tuo abbandono nei tabernacoli, pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, aiutami come mia maestra in questo gradito compito e sii la mia salvezza.

SESTA STAZIONE

Gesù asciugato nel volto dalla pia Veronica

Gesù mio, che ti lasciasti togliere, dalla delicata ed eroica carità della Veronica, le macchie di saliva, di polvere e di sangue dal volto e che ti compiaci della sollecitudine delle Marie e dei Discepoli nell’ornare i tuoi tabernacoli, pietà. 

E tu, dolce Cuore di Maria, rendi la mia anima molto pura perché, quando il tuo Gesù viene a visitarla, non trovi macchiato il suo vestito con la sozzura dei miei peccati e sii la mia salvezza.

SETTIMA STAZIONE

Gesù cade la seconda volta

Gesù mio, che cadi a terra la seconda volta per riparare le mie ricadute nel peccato e che cadi sacramentato nell’anima del sacrilego senza sfogare la tua giustizia, pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, intenerisci le anime sacrileghe e sii la mia salvezza.

OTTAVA STAZIONE

Gesù consola le donne di Gerusalemme

Gesù mio, che in mezzo alle immense amarezze della tua passione e dei tuoi tabernacoli abbandonati tieni parole dolci per le donne che piangono per te, pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, fa che io mi dimentichi delle mie pene per ricordarmi solamente di quelle che soffre il mio Gesù e sii la mia salvezza.

NONA STAZIONE

Gesù cade la terza volta

Gesù mio, oppresso dall’odio dei malvagi e dall’abbandono dei buoni, fino a cadere a terra la terza volta, e che, per un miracolo perenne di amore infinito e di infinita pazienza, non ti stanchi ancora, nel tabernacolo, di tanta ingratitudine, pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, dammi, per il mio Dio e per il mio prossimo, un amore instancabile e sii la mia salvezza.

DECIMA STAZIONE

Gesù spogliato delle sue vesti

Gesù mio, spogliato delle tue vesti sul Calvario e più povero del più abbandonato dei poveri in molti tabernacoli, pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, insegnami a vestire il tuo Gesù povero con le vesti delle mie virtù e le delicatezze del mio amore e sii la mia salvezza.

UNDECIMA STAZIONE

Gesù inchiodato sulla croce

Gesù mio, inchiodato sulla croce e chiuso nel tabernacolo per espiare gli abusi della mia libertà, le sfrenatezze della mia sensualità e la superbia della mia vita, pietà. 

E tu, dolce Cuore di Maria, inchioda la mia libertà e la mia mente nella santa e adorabile volontà del tuo Figlio e sii la mia salvezza.

DODICESIMA STAZIONE

Gesù muore in croce

Gesù mio, che sei morto una volta sul Calvario e muori innumerevoli volte misticamente nel santo sacrificio per dare la vita a me, misero e meschino carnefice del tuo adorabile Cuore, pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, dammi per il Cuore di Gesù, per il mio prossimo ed anche per i miei nemici un amore senza fine e sii la mia salvezza.

TREDICESIMA STAZIONE

Gesù deposto dalla croce

Gesù mio, accolto e stretto in grembo dopo morto da tua Madre e da lei consolato nei tabernacoli, nei quali sei tenuto e trattato dagli uomini come morto, mi compiaccio a riconoscerti ed a chiamarti mio Re e a chiederti pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, augusto trono del mio Re sacrificato e disprezzato, sii la mia salvezza.

QUATTORDICESIMA STAZIONE

Gesù deposto nel sepolcro

Gesù mio, abbandonato da tutti nel sepolcro e nel tabernacolo, meno che dalle tue Marie e dai tuoi Discepoli, vigilanti e fedeli, pietà.

E tu, dolce Cuore di Maria, sii la mia salvezza, facendo che io muoia alle mie cattive passioni e che viva solo per servire, consolare, confortare e far sempre compagnia all’Amore non amato e abbandonato. Amen.

PREGHIERA FINALE

Riempi la mia anima di pena alla vista di questo grande dolore, che si chiama tua Passione, e di questa grande ingiustizia, la più crudele di tutte, che si chiama tabernacolo abbandonato; mi prostro davanti a Te, Cuore sacramentato del mio Gesù, per dirti: Pietà di me che sono stato anch’io carnefice, pietà per tutti i peccatori, per i sacrileghi, per coloro che ti disconoscono e ti disprezzano e per tutti quelli che non sanno o non vogliono approfittare dei tesori con cui Tu li benefichi nella santa eucaristia; pietà per le anime del purgatorio e particolarmente per quelle che ti fecero maggiormente compagnia nel tabernacolo.

Pietà, Signore, e grazie della forza e della costanza con cui sentiamo le tue pene come proprie e ci siamo presi cura di farti compagnia, principale e più dolce interesse della nostra vita.

Madre Immacolata, regina e maestra nostra, San Giovanni, discepolo fedele, Marie prodi del Calvario e del Sepolcro, ponete nella mia anima quell’amore senza fine per il Cuore di Gesù perseguitato che voi mantenete sempre a suo fianco, nonostante l’odio e la codardia, e che renderà questa mia povera anima peccatrice inseparabile da Gesù, ora perseguitato e abbandonato in terra e poi trionfante nel cielo. Amen.

Un Pater, Ave e Gloria in onore delle cinque piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo e per le intenzioni del Sommo Pontefice.

(Meditazioni di San Manuel González)

lunedì 10 maggio 2021

Missionarie Eucaristiche di Nazaret: Nate per Eucaristizzare

Il sogno di San Manuel González era che nascesse nella Chiesa un gruppo di consacrate che potesse condividere la missione eucaristizzatrice dell’Opera dei laici, da lui fondata nell’anno 1910: l’Unione Eucaristica Riparatrice.

Questo sogno divenne realtà il 3 maggio 1921, quando un gruppo di Marie del Tabernacolo, appartenente a diverse diocesi spagnole, guidate e accompagnate da San Manuel e dalla sorella Maria Antonia, iniziarono un’esperienza di vita comunitaria che lo fece conoscere al mondo come le “Marie Nazarene”, a imitazione della famiglia di Nazaret.

Il desiderio del fondatore era che le sorelle potessero vivere la radicalità della vita consacrata ma allo stesso tempo si distinguissero per la disponibilità missionaria e l’apertura all’universalità che richiedeva la loro missione, ossia: l’eucaristizzazione del mondo.

Con il passare del tempo quella piccola comunità divenne una Congregazione di Diritto Pontificio; il 30 agosto 1960 venne approvata dalla Santa Sede, e nel 1969 le fu riconosciuto il nome di Missionarie Eucaristiche di Nazaret. Attualmente la Congregazione è presente in nove nazioni: Spagna, Italia, Perù, Messico, Venezuela, Argentina, Ecuador, Portogallo e Cuba.

Per svolgere la propria missione eucaristizzatrice, le Missionarie Eucaristiche di Nazaret, vivono nella piena e totale disponibilità di poter annunciare con gioia, a tutto il mondo, la buona notizia del mistero di fede e amore che è l’Eucaristia. Le case dove dimorano le sorelle prendono il nome di “Nazaret” e si distinguono per la semplicità, la fraternità, la preghiera, il lavoro, la gioia e l’armonia di chi le abita. Le Missionarie Eucaristiche di Nazaret vivono con spirito di gratitudine e donazione totale una vita nascosta, sull’esempio di Maria Madre Immacolata.

Arrivo a Roma

Le prime Missionarie Eucaristiche di Nazaret arrivarono a Roma il 10 maggio 1958; nel corso degli anni hanno vissuto in diverse case: via Nomentana 19, via Salaria 222, via della Buffalotta 550 e via Zucchelli 11 (sede della rettoria della Chiesa San Giuseppe a Capo le Case). Nella cappella della seconda casa, quella di via Salaria, Madre Maria Antonia González García, cofondatrice e sorella di San Manuel González, nell’anno 1960 emise i propri voti religiosi, dopo l’approvazione pontificia della Congregazione.

La sede attuale della comunità delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret si trova nel quartiere romano di Montespaccato, dove le sorelle abitano dal 3 dicembre 2018.


lunedì 3 maggio 2021

I primi 100 anni delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret

Le Missionarie Eucaristiche di Nazareth sono nate nella Chiesa come un germoglio della presenza dello Spirito in essa. Ognuna di noi è stata aggraziata con il dono della vocazione, per partecipare al carisma che ha ricevuto il nostro Fondatore, San Manuel González. La sua fede, illuminata dallo sguardo penetrante di Gesù, gli fa percepire l'abbandono dell'Eucaristia e le ripercussioni che ha sulla vita delle persone. L'abbandono dell'Eucaristia ha come conseguenza - diceva - "anime e società private di fiumi e mari di beni" (L'abbandono dei tabernacoli accompagnati, in O.CC. I, n. 149). A partire da questa esperienza - come molti lettori di questa rivista già sanno – San Manuel dedicò tutta la sua vita a riparare questo abbandono eucaristizzando. Mosse dall'anelito di ravvivare il dono ricevuto (cfr. 1 Tim 1,6), e in armonia con l'ispirazione del nostro Fondatore, abbiamo scelto per la celebrazione del giubileo della nostra fondazione il motto: Nate per Eucaristizzare.

Eucaristizzare il mondo è lo scopo della Congregazione: annunciare agli uomini di tutti i tempi e luoghi la Vita che sgorga dal Cuore di Cristo nell'Eucaristia (cfr. Gv 10,10). Un Cuore che ci ha amato "fino alla fine" nell'Ultima Cena, sulla Croce, nella Risurrezione. Un Cuore che, oggi, possiamo continuare ad accogliere e ricevere in ogni Messa, in ogni Comunione, in ogni Tabernacolo, perché lì si attualizza il dono della salvezza. Eucaristizzare è essere testimoni "di quell'incommensurabile dono di sé: nell'Eucaristia Gesù non dà 'qualcosa' ma se stesso" (Sacramentum caritatis, 1) e la comunione con Lui ci porta a scoprire che siamo per donarci agli altri.

La nostra missione, nella storia di oggi, continua ad essere necessaria, come lo è stata nel corso degli anni, poiché l'Eucaristia è un dono offerto per la vita del mondo. Nemmeno nell'Ultima Cena Gesù limita il suo sguardo al piccolo gruppo che lo accompagna, ma quando dice ai suoi discepoli: "Fate questo in memoria di me" (Lc 22,19), ha nella sua mente e nel suo cuore molte altre persone che lungo i secoli avrebbero accettato l'invito a sedersi alla Mensa eucaristica e a fare comunione del Corpo del Signore. Altri, invece, l'avrebbero rifiutata o sarebbero stati insensibili e indifferenti a questa chiamata, in una parola, l'avrebbero abbandonata.

Di fronte a questo, siamo chiamate a dare una risposta di amore riparatore coinvolgendoci nelle condizioni critiche di mancanza d'amore e di abbandono che ci sono contemporanee. Da queste situazioni che ci colpiscono e ci provocano, nascono le nostre criticità, le nostre sfide, che alla fine sono gli inviti che il Signore ci fa per essere ciò per cui siamo stati chiamate e convocate. Per questo è necessario avere occhi nuovi per vedere bene la realtà e discernerla correttamente e, soprattutto, la forza e la sapienza dello Spirito, l'unico capace di far risorgere il nuovo che deve nascere. Tra le sfide che noi Missionarie Eucaristiche di Nazareth abbiamo davanti a noi mentre celebriamo il Centenario della nostra fondazione, ne indicherei una in particolare, da cui scaturiscono altre e che, soprattutto, ci orienta verso uno stile di vita e di missione, per essere significativi oggi nella Chiesa e nel mondo, e cioè: un profondo anelito alla santità. Il più grande bene che possiamo fare per il nostro mondo è rispondere alla chiamata alla santità: essere ciò per cui siamo state scelte. Perché voglio sottolineare questa sfida? Come risposta a questa domanda riporto alcune parole di Papa Benedetto XVI: "I santi, nelle vicissitudini della storia, sono stati i veri riformatori che hanno così spesso sollevato l'umanità dalle valli oscure in cui è sempre in pericolo di cadere. [...] Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo nel mondo" (Discorso 20/8/2005).

Abbiamo bisogno di questa santità di vita per essere significativamente profetiche, per saper scoprire il passaggio del Signore, per annunciare che Dio si è fatto uomo, che è presente in questo crocevia della vita, che rimane tra noi nel Sacramento dell'Amore e che ci promette la vita oltre la morte. Abbiamo bisogno di questa santità di vita per avere un orizzonte di speranza, la speranza teologale che illumina tutte le realtà e tutte le relazioni; abbiamo bisogno di riscoprire la speranza, soprattutto nei momenti delicati e difficili che stiamo vivendo, con la certezza - come ci ricorda Sant'Agostino - che "la nostra vita, ora, è speranza, dopo sarà eternità" (Commento ai Salmi, 102, 4,17). E abbiamo bisogno di questa santità di vita per continuare ad essere i riparatori dell'abbandono di Gesù - come sottolinea San Manuel nel suo libro La mia comunione di Maria - "rappresentato dai malati, dai bambini, dagli ignoranti o dai bisognosi di qualsiasi tipo" (OO.CC. I, n. 1.170).

La vita di una Missionaria Eucaristica di Nazareth è chiamata ad essere simile alla vita nuova di Gesù Risorto e al suo progetto di amore e libertà per tutti. Perché questo accada dobbiamo diventare autenticamente eucaristiche, credenti e grate; come il chicco di grano, saper morire perché possa rinascere la Vita: Cristo Eucaristia, in mezzo a una società minacciata da segni di morte e da vuoto esistenziale.

San Manuel González ha anche una parola da dirci per il momento presente e per questo Centenario. È vero che non sappiamo cosa succederà in futuro, ma possiamo saperlo ora se siamo disposti a vivere la nostra vita in fedeltà alla vocazione che abbiamo ricevuto. Lui, con quella capacità di guardare oltre, disse alle suore in una delle sue lettere del 1938: "Davanti a una Maria Nazarena fedele in ogni momento, e ogni giorno, vedo un orizzonte così ampio e così chiaro" (n. 6.895). Questo messaggio è molto in linea con gli ultimi orientamenti che la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ci ha offerto nel documento: Il dono della fedeltà. La gioia della perseveranza. La nostra fedeltà nasce dallo sperimentare che Dio è fedele (n. 24), ed è inscritta nell'identità profonda della vocazione delle persone consacrate (n. 1), una fedeltà che porta alla gioia. Quando questi due atteggiamenti si incontrano: il Dio che dà e la persona che accoglie, si produce il gaudio e la gioia della perseveranza (n. 42). Nel contesto di questo Giubileo che noi Missionarie Eucaristiche di Nazareth stiamo commemorando, ci sentiamo eredi di questo motto del nostro Fondatore: "Siate fedeli e vedrete" (Lettere, in O.O.CC. IV, n. 6453). Questo messaggio di San Manuel sia un impulso a vivere nella gratuità il dono della fedeltà e nell'umiltà la gioia della perseveranza, e sia anche un richiamo per tante sorelle che in questi 100 anni hanno dato forma alla storia della Congregazione.

Maria, che ha saputo scoprire la novità che Gesù ha portato, accompagni il cammino della nostra Congregazione con la fiducia e la disponibilità come fece Lei.

Madre Maria Teresa Castelló Torres, m.e.n.

Superiora Generale


giovedì 4 marzo 2021

111º Anniversario della Fondazione della F.E.R.

 1910 - 4 marzo - 2021

Anniversario della Fondazione della Famiglia Eucaristica Riparatrice

Inviati a portare a tutti il Vangelo dell’Eucaristia

Siamo nel lontano 1910, un giorno come oggi, 4 marzo, nella parrocchia di San Pietro (Huelva, Spagna) risuonano queste parole da un giovane prete che, nella sua realtà, aveva costatato che Cristo, il grande bene spirituale della Chiesa, non era conosciuto né accolto tra i suoi fedeli. E diceva:

«Permettetemi, io che invoco molte volte la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, di invocare oggi in primo luogo la vostra attenzione e la vostra cooperazione poi, a favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento».

Questo giovane prete, don Manuel González, equipara l’Eucaristia a un povero, anzi, al più povero tra i poveri. Il motivo è quell’abbandono nel tabernacolo, a quell’essere sconosciuto alla maggioranza della gente, a quell’indifferenza diffusa che rende Gesù il solitario per eccellenza.

È Dio in mezzo a noi, e rimane ancora uno sconosciuto, abbandonato, dimenticato. E  questo male, questa situazione ingiusta, deve essere rimediata... Per compiere questa missione nacque nella Chiesa “L’Opera delle Tre Marie”, la cui missione è eucaristizzare: avvicinare tutti all’Eucaristia e metterli dentro del Cuore di Gesù che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce.

E sono inviate: «a portare prontamente al popolo questo Vangelo dell’Eucaristia... Predicandogli il Vangelo vivo dell’Eucaristia...».

Tutto questo accade in un concreto contesto storico, una nuova fondazione per stimolare e scuotere dal torpore le anime e richiamarle all’attenzione verso l’Eucaristia.

E oggi siamo noi gli eredi di questa chiamata, una chiamata a eucaristizzare.


martedì 16 febbraio 2021

Buon cammino quaresimale!


 Quaresima: tempo de grazia! Buon cammino!

Mercoledì delle ceneri

Vangelo   Mt 6,1-6.16-18
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Dal vangelo secondo Matteo:
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».  

Colletta

O Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore.

Sulle Offerte

Accogli, Signore, questo sacrificio, col quale iniziamo solennemente la Quaresima, e fa' che mediante le opere di carità e penitenza vinciamo i nostri vizi e liberi dal peccato possiamo celebrare la Pasqua del tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Antifona alla Comunione     Sal 1,2-3

Chi medita giorno e notte sulla legge del Signore
al tempo opportuno porterà il suo frutto.

Dopo la Comunione

Questo sacramento che abbiamo ricevuto, o Padre, ci sostenga nel cammino quaresimale, santifichi il nostro digiuno e lo renda efficace per la guarigione del nostro spirito. Per Cristo nostro Signore.

martedì 2 febbraio 2021

Una chiamata speciale...


   Era il 2 febbraio 1902... San Manuel González davanti al tabernacolo della parrocchia di Palomares del Río (Siviglia), riceve una chiamata speciale: "eucaristica e missionaria".

   Lui stesso ci racconta: "Sono andato diritto al tabernacolo... e che tabernacolo, Dio mio! Che sforzi dovettero fare la mia fede, il mio coraggio per non fuggire verso la mia casa! Ma, non fuggii. Lì in ginocchio... di fronte a quel mucchio di stracci e sporcizia, la mia fede vedeva attraverso quella porticina tarlata un Gesù così silenzioso, così paziente, così buono, che mi guardava. Sì, sembrava che dopo aver percorso con il suo sguardo quel deserto d'anime, fissava il suo sguardo, triste e supplichevole, che mi diceva tanto e mi chiedeva di più. Uno sguardo in cui si riflettevano una grande voglia di amare e un'angoscia infinita anche per non trovare chi voleva essere amato. Uno sguardo dove si rifletteva tutta la tristezza del Vangelo: la tristezza di quel 'non c'era posto per loro a Betlemme', la tristezza delle sue parole: 'Anche voi volete lasciarmi?', la tristezza del tradimento di Giuda, del rinnegamento di Pietro, dello schiaffo del soldato, dell'abbandono di tutti... Uno sguardo che mi è penetrato nell'anima e che non ho dimenticato mai..." (San Manuel González, Aunque todos... yo no)

 

martedì 19 gennaio 2021

Cos'è il tabernacolo, e perché visitarlo dà tanta pace?

Una risposta efficace alla domanda relativa a cosa fare nei momenti difficili che stiamo vivendo nel mondo

Mi appassiona parlare e scrivere della presenza reale e vera di Gesù VIVO nel tabernacolo. Alcuni si chiedono cosa sia il tabernacolo e perché ne parlo tanto – o meglio, chi vi abita.

Il tabernacolo è il punto della chiesa destinato a conservare l’Eucaristia. È come una casetta con la chiave e una piccola luce rossa a fianco che indica che lì c’è Gesù.

Il sacerdote custodisce nel tabernacolo le ostie consacrate che non sono state consumate durante la Messa. I cattolici possono e devono avvicinarsi ai tabernacoli sapendo che in essi abita il prigioniero dell’amore, l’amico degli amici, il Re dei Re: Gesù Sacramentato.

Un’elemosina di affetto

Mi hanno sempre colpito le parole di un vescovo che era solito chiedere in elemosina non denaro, né abiti per i poveri o cibo. Chiedeva gesti d’amore per Gesù nei tabernacoli abbandonati.

“Permettete che, io che invoco spesso la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, invochi oggi la vostra attenzione e la vostra cooperazione a favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento. Vi chiedo un’elemosina d’affetto per Gesù Sacramentato…” (San Manuel González).

Per favore, non lasciate solo Gesù, andate a trovarlo. È un prigioniero d’Amore, in attesa del nostro affetto e della nostra compagnia.

Recuperate forze e speranza

Credo di averlo già commentato in qualche occasione. Spesso mi scrivono lettori di Aleteia e persone che hanno letto i miei libri.

Mi chiedono cosa fare per recuperare le forze e la speranza, per vivere felici, con la pace interiore (quanto è preziosa la pace, ce ne accorgiamo quando la perdiamo…).

Spesso non ho la risposta alle loro inquietudini, ma so chi ce l’ha. Per questo, raccomando a tutti la stessa cosa, continuamente: “Vai davanti al tabernacolo e racconta tutto a Gesù”.

Un amico che vive in Canada mi ha chiesto cosa fare di fronte al momento difficile che vive il mondo. Gli ho raccomandato quello che dico a tutti: “Vai davanti al tabernacolo e parla con Gesù. RaccontaGli tutto”.

Oggi mi ha mandato questa nota. Vi riporto le sue parole, perché sono davvero edificanti e possono esservi di aiuto:

“Claudio, martedì ho seguito il tuo consiglio e sono andato a far visita a Gesù Sacramentato. Sono rimasto un po’ più di un’ora, semplicemente parlandoGli. Quando sono uscito il mondo era lo stesso, i miei problemi e le mie preoccupazioni erano sempre lì, ma… ho provato una pace indescrivibile. Sono tornato a casa estremamente felice di averlo fatto”.

Claudio De Castro


Post originale:

https://it.aleteia.org/2021/01/18/cose-il-tabernacolo-e-perche-visitarlo-da-tanta-pace/


Grazie infinite Claudio De Castro e amici di Aleteia!!!


lunedì 4 gennaio 2021

Omelia nella solennità di San Manuel González, Roma 4 gennaio 2021

Pubblichiamo l'Omelia nella Celebrazione della Solennità di San Manuel González presieduta da D. Salvador Aguilera López, nella Parrocchia Santa Maria Ianua Coeli, Roma 4 gennaio 2021. 

Attorno all’altare di questa parrocchia di «Santa Maria Ianua Coeli», ci siamo riuniti, cari fratelli e sorelle, per ringraziare Dio per san Manuel González, il “Vescovo dei Tabernacoli abbandonati”. Ringrazio di cuore la comunità parrocchiale, nella persona del suo parroco, il padre Dominic, e ai Figli di Santa Maria Immacolata. E allo stesso modo, la mia gratitudine va alle figlie di san Manuel, le Missionarie Eucaristiche di Nazareth, delle quale si è servito il Signore perché oggi io possa presiedere questa Celebrazione Eucaristica.

In questo tempo, segnato dalla solitudine e dalla sofferenza, i nostri occhi devono essere rivolti al Signore. Papa Francesco ci indica il modo di vivere questa pandemia: «dobbiamo tenere ben fermo il nostro sguardo su Gesù e con questa fede abbracciare la speranza del Regno di Dio che Gesù stesso ci porta» (Udienza generale, 5 agosto 2020).

Tuttavia, in quest’anno che abbiamo appena iniziato, commemoriamo alcuni anniversari che ci aiuteranno ad addolcire questo periodo difficile: il 3 maggio, avremo il centenario della fondazione delle figlie di san Manuel; il 25 marzo, sarà l’80° anniversario della fondazione di questa parrocchia (1941), in cui il Signore ha riversato tante grazie. E il 18 gennaio del prossimo anno 2022 (1962), il 60° anniversario della presenza dei figli del venerabile Giuseppe Frassinetti in questa parrocchia.

In entrambi i fondatori, cari fratelli e sorelle, c’era qualcosa in comune: un amore ardente e amorevole per Cristo Signore, un amore che non potevano non condividere, perché, diceva il venerabile Frassinetti: «un cuore che ama ardentemente il Signore, non può accontentarsi di amarlo da sé solo».

In ogni celebrazione liturgica, la preghiera che raccoglie il sentire della Chiesa in quel giorno è l’orazione colletta, con la quale abbiamo pregato prima di ascoltare la Parola di Dio. In essa ci siamo rivolti a Dio Padre che ha concesso a san Manuel la grazia di annunciare nei segni sacramentali del pane e del vino il Mistero Pasquale del suo Figlio Unigenito.

Nella seconda parte, che possiamo chiamare “aitetica”, cioè di petizione, abbiamo chiesto la grazia di essere lievito nel mondo attraverso la partecipazione al Sacrificio Eucaristico, dove mangiamo il Corpo di Cristo e beviamo il suo Sangue.

Ma perché il nostro Santo Vescovo è diventato un annunciatore del Mistero Eucaristico? La risposta la troviamo nel Vangelo appena annunciato: la vocazione dei primi discepoli (cf. Gv 1, 35-42). Andrea trovò il Messia, l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo; ma un tale tesoro, non poteva tenerlo solo per sé, doveva annunciarlo al fratello Simon Pietro: «Abbiamo trovato il Messia – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù» (Gv 1, 41-42).

Come sarà stato lo sguardo accattivante del Signore, secondo le parole dell’evangelista: «fissando lo sguardo su di lui» (Gv 1, 42)? Uno sguardo attraente e penetrante che ha fatto sì che Pietro lasciasse tutto per seguire colui che, da quel momento, era diventato il suo “Tutto”. Quale sarà la chiamata che Gesù ha rivolto a quel giovane sacerdote di Siviglia per la quale egli, innamorato, lasciò tutto e si dedicò, al momento opportuno e non opportuno (cf. 2Tim 4, 2), ad annunciare l’Agnello Immacolato che toglie i peccati del mondo?

Per quelli di voi che già conoscono la vita di san Manuel González García, egli, nato a Siviglia nel 1877, ricevette l’ordinazione sacerdotale dalle mani del beato Marcelo Spínola, detto “l’arcivescovo mendicante”. Nel febbraio 1902 fu inviato in un villaggio, non lontano dalla capitale, chiamato Palomares del Río. Lì si svolse una chiamata simile all’incontro raccontato nel Vangelo.

Manuel ha incontrato a Palomares un tabernacolo abbandonato e trascurato... e, dopo quell’esperienza, è corso ad annunciare: ho trovato il Messia! E, da allora, tutta la sua vita e le sue opere, scritte e vissute (nelle sue figlie e nei suoi figli), sono state e sono: portare Gesù a tutti (cfr Gv 1, 41-42). È in quella “povertà trasfigurata” di Palomares del Río che tutto ha avuto inizio: lì è nata la sua vocazione riparatrice.

Nel 1905 fu chiamato a servire il Signore come Parroco di San Pietro nella città di Huelva e, più tardi, come Arciprete della medesima città. È qui che è cominciata la “vita pubblica” del nostro Santo. Quel tesoro deve essere conosciuto per essere amato, perché non si ama ciò che non si conosce e viceversa. Nel 1907 fondò il “Granito de Arena”, nel 1908 le scuole del Sacro Cuore di Gesù per i bambini poveri, e un lungo eccetera. Tutto perché Gesù sia amato e, nella sua solitudine del Tabernacolo, trovi qualcuno che gli dia conforto (cf. Sal 69, 21).

Nel 1915 fu nominato vescovo ausiliare di Malaga, la mia diocesi natale, e nel 1920 vescovo della stessa. Come pastore della diocesi malacitana, ha adempiuto a quanto abbiamo sentito nella prima lettura: «Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna» (Ez 34,11).

San Manuel, a immagine del Buon Pastore, il nostro santo amava le pecore del gregge affidatogli dal Signore, ma soprattutto voleva nutrirle secondo il Cuore di Cristo e andare alla ricerca delle pecore perdute e smarrite per restituirle al gregge di Cristo, fasciando le loro ferite con l’olio della misericordia e rafforzando i deboli con il pane eucaristico. E per questo, la prima cosa fu il Seminario.

Nel maggio 1920 iniziò la costruzione del vivaio in cui si sarebbero formati pastori innamorati di Cristo che, come sant’Andrea, avrebbero portato le anime a Gesù che le aspettava nel Tabernacolo. Nel 1921 nasce un altro importante pilastro della sua opera, l’Istituto delle Missionarie Eucaristiche di Nazareth, le suore che svolgono il loro lavoro pastorale in questa vostra parrocchia; sono loro che mantengono viva, fino ad oggi, la fiamma del carisma di san Manuel.

E nel 1924, a Ronda, la mia città natale, fondò un convento di Carmelitane Scalze con il nome di “Convento del Cuore Eucaristico di Gesù”, in cui fu forgiato il mio amore per don Manuel e, attraverso di lui, per Gesù Sacramentato.

Ma, come nella vita di Cristo, anche nella vita del nostro Santo Vescovo dovevano arrivare i momenti del Getsemani e del Calvario. Nel 1931 il palazzo episcopale di Malaga fu incendiato ed egli dovette fuggire dalla città. Come Cristo, tradito dal suo stesso popolo che amava fino alla fine (cf. Gv 13,1), san Manuel fu costretto ad abbandonare il suo amato gregge e, dopo un periodo di governo della diocesi a distanza, nel 1935, papa Pio XI lo nominò vescovo di Palencia, dove risiederà fino alla sua morte nel 1940: il 4 gennaio.

Se Andrea, il primo chiamato, trasmise il messaggio al fratello Simon Pietro, don Manuel González lo trasmise a molti altri che, leggendo le sue opere, ma soprattutto “leggendo” la sua vita, si lasciarono “trasfigurare” perché Gesù non venisse abbandonato nei Tabernacoli di ogni città.

Molti di loro sono già stati elevati dalla Chiesa agli onori degli altari o stanno per farlo: la sua fedele sorella Maria Antonia che, insieme a lui, avrebbe fondato le Missionarie Eucaristiche di Nazareth e che solo la morte l’ha separata da lui. A Huelva, Manuel Siurot che, rinunciando alla sua brillante carriera di avvocato, si fece insegnante dei bambini poveri.

A Malaga, i beati Enrique Vidaurreta e Juan Duarte, rettore del Seminario e diacono, entrambi martirizzati nella persecuzione religiosa contro la Chiesa in Spagna, nel 1936; anche il beato Tiburcio Arnáiz, sacerdote della Compagnia di Gesù, un’altro grande apostolo del Sacro Cuore. A Siviglia, sant’Angela della Croce, fondatrice delle Sorelle della Compagnia della Croce, crocifissa con Cristo per servire i poveri. A Palencia, san Rafael Arnáiz, monaco trappista dell’Abbazia di Sant’Isidoro de Dueñas, una vita data al silenzio, ma piena di canto nel cuore. E un lungo eccetera di persone che, come lui, hanno amato Gesù Cristo, che è rimasto con noi nel Tabernacolo.

Il nostro Santo, ha consegnato la sua vita al Signore il 4 gennaio 1940 e ha voluto che il suo corpo fosse sepolto accanto al tabernacolo della Cattedrale di Palencia, ordinando che sulla sua lapide fosse posto quanto segue: «Chiedo di essere sepolto accanto a un tabernacolo, affinché le mie ossa, dopo la morte, come la mia lingua e la mia penna in vita, dicano sempre a chi passa: Ecco Gesù! Eccolo! Non lasciatelo abbandonato!»

Grazie, san Manuel! Grazie per averci annunciato nei segni sacramentali la presenza viva e vera di Gesù Cristo. Concedi anche a noi, tuoi figli, che vogliamo seguire Cristo come te e amarlo come tu l’hai amato, di essere lievito nel mondo perché molti scoprano che Gesù li aspetta nei Tabernacoli abbandonati di ogni città. E così possiamo anche noi, imitando il tuo esempio, essere apostoli che annunciano al mondo intero che nel Tabernacolo c’è lui che ci aspetta: Ecco Gesù! Eccolo! Non lasciatelo abbandonato!


Messa nella Solennità di San Manuel González