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domenica 4 gennaio 2026

Festa di San Manuel González

«Gesù nell’Eucaristia è sole che irradia luce, calore e vita di cielo; sorgente di acqua medicinale che sempre scorre in molte direzioni; giardino delizioso che sparge sempre gli aromi più squisiti».

Con queste e con molte altre parole, san Manuel González ci ricorda nei suoi scritti che Gesù Eucaristia «è vita che fa vivere». Questa certezza lo ha reso un instancabile apostolo dell’Eucaristia, testimone di un amore che arriva fino al dono totale di sé.

Egli ha però compreso anche un’altra realtà: il dono che il Padre ci ha fatto in Gesù Cristo Eucaristia non è sempre accolto da tutti e spesso non è al centro della vita di molti cristiani.

In questo momento, in cui il Signore è con noi, chiediamogli la grazia di riconoscere più profondamente la sua presenza viva nell’Eucaristia, per poter rispondere con amore all’Amore che si dona per noi.

Gesù si fa Pellegrino dell’Amore e della Speranza, bussa al nostro cuore e desidera vivere in noi. Apriamo le porte del nostro cuore: quando Gesù entra, non toglie nulla, ma dona tutto se stesso.



giovedì 27 febbraio 2025

Unione Eucaristica Riparatrice: 115 anni di fondazione

 

«La speranza, insieme alla fede e alla carità, forma il trittico delle "virtù teologali", che esprimono l’essenza della vita cristiana (cfr. 1Cor 13,13; 1Ts 1,3). Nel loro dinamismo inscindibile, la speranza è quella che, per così dire, imprime l’orientamento, indica la direzione e la finalità dell’esistenza credente. Perciò l’apostolo Paolo invita ad essere "lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera" (Rm 12,12). Sì, abbiamo bisogno di "abbondare nella speranza" (cfr. Rm 15,13) per testimoniare in modo credibile e attraente la fede e l’amore che portiamo nel cuore; perché la fede sia gioiosa, la carità entusiasta; perché ognuno sia in grado di donare anche solo un sorriso, un gesto di amicizia, uno sguardo fraterno, un ascolto sincero, un servizio gratuito, sapendo che, nello Spirito di Gesù, ciò può diventare per chi lo riceve un seme fecondo di speranza» (Spes non confundit, 18)

Vi aspettiamo!!!

venerdì 3 gennaio 2025

4 gennaio: Memoria liturgica di San Manuel González

 

"Oh Dio, che hai unito alla schiera dei santi pastori il vescovo san Manuel González, 
mirabile per l'ardente carità e per la fede intrepida che vince il mondo, 
per sua intercessione fa' che perseveriamo nella fede e nell'amore, 
per aver parte con lui alla tua gloria."

lunedì 20 novembre 2023

Nuovo libro su San Manuel González!

Una vita chiamata a riparare l'abbandono

Il testo "San Manuel Gonzalez Garcia una vita chiamata a riparare l'abbandono" di Don Federico Locci, parroco a Cagliari della Comunità dei Santi Pietro e Paolo, costituisce un approfondimento del lavoro scientifico fatto dall'Autore in occasione della Tesi del Dottorato in Teologia Pastorale da lui conseguito presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna nel 2016: "La spiritualità e la teologia eucaristica nella missione pastorale e nell'azione sociale del Beato Manuel González García". Con il presente lavoro di carattere divulgativo, l'Autore intende contribuire alla conoscenza della vita e delle opere del Santo spagnolo, conosciuto come "Vescovo del Tabernacolo abbandonato", beatificato dal Papa San Giovanni Paolo II il 29 aprile 2001 e canonizzato da Papa Francesco il 16 ottobre 2016. Dallo studio emerge l'interesse e la passione dell'Autore che, in modo completo e approfondito, presenta il pensiero e l'attività pastorale e sociale di questo dinamico pastore, vissuto in Spagna tra il 1877 e il 1940. La pubblicazione di Don Federico Locci costituisce un notevole e prezioso contributo alla conoscenza della figura di questo Sacerdote e Vescovo, distintosi come autorevole guida spirituale, formatore di coscienze cristiane, brillante predicatore e scrittore; un protagonista indiscusso della storia ecclesiastica e civile spagnola nei primi decenni del ventesimo secolo.

+ info: Novità editoriale Libreria del Santo

domenica 5 novembre 2023

Libro: L'abbandono dei Tabernacoli accompagnati

Questo testo è l’opera di un santo spagnolo preconciliare, San Manuel González García († 1940), che alla compagnia di Gesù Sacramentato dedicò la sua vita di sacerdote, di vescovo e di fondatore di numerose iniziative apostoliche. 

Portare le anime al Tabernacolo, affinché si accorgano che Gesù abita in esso e affinché lo conoscano in tutti i modi possibili, è lo scopo de L’abbandono dei Tabernacoli accompagnati (3a ed. spagnola, 1935), tradotto da Effedieffe in italiano.

Il libro di San Manuel non è soltanto una bellissima opera di teologia, di ottima ascetica, di commovente pietà e di insegnamento della liturgia e dei misteri racchiusi nella S. Messa (secondo il vetus ordo), è anche un sapiente itinerario mentis in Deum, affinché l’uomo conosca con l’intelletto, per quanto è possibile, il mistero dell’Incarnazione del Verbo, e doni il suo cuore a Dio volontariamente, secondo l’affetto che dobbiamo portare verso Gesù nella realtà del sacrificio eucaristico e della reale Presenza.

L’uomo è per natura infinitamente distante da Dio; ma per degnazione divina, attraverso l’Eucaristia e la S. Messa, Dio è vicinissimo all’uomo (l’opposto di quanto insegna il panteismo gnostico: l’uomo è dio e il ritorno al principio supremo o assoluto indifferenziato, da cui egli emana, è difficile e per pochi iniziati). Pertanto, l’Eucaristia è il miracolo della perpetua permanenza di Dio a fianco dell’uomo. Purtroppo l’abbandono dell’Eucaristia è la frustrazione pratica di questo miracolo e con essa dei fini misericordiosi e altissimi della sua permanenza (fiumi di bene per l’uomo e per la società).

L’abbandono nell’accompagnamento («Tunc discipuli eius relinquentes eum, omnes fugerunt», Mc. XIV, 50) è il male di coloro che gli sono vicini, che dovrebbero esserGli amici; di coloro che «sanno che Gesù ha occhi e non si lasciano vedere da essi, e orecchi e non gli parlano, e mani e non si avvicinano a raccogliere i suoi doni, e un Cuore che li ama ardentemente e non lo desiderano e lo disgustano, e una dottrina di tutta la Verità e la disprezzano o la interpretano a loro capriccio, e esempi di vita e non li imitano» (San Manuel González, pagina 78 del suo libro).

Questo prezioso testo ha dunque per scopo di far pensare al deserto di solitudine che Gesù patisce nell’altare del SS. Sacramento, che per molte ore non ha nessuno innanzi, e di come, a volte, passano giorni prima che qualcuno gli renda visita. Soprattutto è un testo di grandissima importanza per tutti i cattolici, perché insegna a comunicarsi bene e a fare visita con il maggior profitto possibile a Gesù nel Tabernacolo, secondo la compagnia di presenza, di compassione, di imitazione e di confidenza.

È il testo di un grande vescovo e di un grande santo, che può vantare la scienza e la sapienza del crocefisso, come voleva l’Apostolo. La sua lettura e le istruzioni che impartisce non mancheranno di aiutare profondamente la fede e la vita pratica di ogni cattolico.


EFFEDIEFFE ha tradotto l’opera, per i suoi lettori, con assoluta fedeltà all’originale spagnolo del 1935 (3a edizione).

• Il testo si compone di 192 pagine, formato 115x165 mm, con copertina avorio e bandelle segnalibro che recano lo stemma ecclesiastico di San Manuel.

venerdì 3 marzo 2023

Un insolito invito

Il 4 marzo 1910, davanti al tabernacolo della chiesa parrocchiale di San Pietro, a Huelva (Spagna), un giovane sacerdote, D. Manuel González, rivolse un insolito invito alle parrocchiane riunite per partecipare al ritiro mensile. Oggi vogliamo fare un'intervista letteraria a questo sacerdote e vescovo ormai santo, fondatore di «El Granito de Arena», che tanto parlò, predicò, scrisse e visse per l'unico scopo di eucaristizzare il mondo.

Caro don Manuel, vorremmo chiederLe oggi, a più di un secolo dalla nascita dell'Opera delle Tre Marie per i Tabernacoli Calvari, il 4 marzo, di ripetere l'invito che ha animato tante anime in questi anni. Cosa disse in quel pomeriggio del primo venerdì di Quaresima?

«Permettete che io, che invoco spesso la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, invochi oggi la vostra attenzione e la vostra cooperazione a favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento! Ci sono villaggi in cui passano settimane e mesi senza che il tabernacolo venga aperto, altri in cui nessuno riceve la Santa Comunione e nessuno visita il Santissimo Sacramento. In questi villaggi, molti abitanti non sanno più che esistono i tabernacoli, né cosa significhi ricevere la Santa Comunione, e arrivano alla fine della loro vita senza aver fatto la Prima Comunione.

Ed ecco, sorelle mie, cosa chiedevo per la collaborazione della vostra carità. Non vi chiedo ora denaro per i bambini poveri. Né aiuto per i malati. Né lavoro per i disoccupati. Né conforto per gli afflitti. Vi chiedo un'elemosina di affetto per Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento; un po' di calore per quei Tabernacoli così abbandonati. Vi chiedo, per amore di Maria Immacolata, Madre di quel Figlio così disprezzato, e per amore di quel Cuore così poco ricambiato, di diventare le Marie di quei Tabernacoli abbandonati. Come? Per dare ai Tabernacoli deserti, trasformati oggi in Calvari dall'ingratitudine e dall'abbandono dei cristiani, delle Marie che adorino. L'Opera, quindi, si dedicherà, come suo oggetto essenziale e necessario, a far sì che non ci sia Tabernacolo senza le sue tre Marie che si adoperino affinché il Tabernacolo sia aperto e il Santissimo Sacramento sia visitato quotidianamente» (O.O.CC. I, nn. 56. 59).

Quali sono i frutti dell'Opera che Lei apprezza di più in questi oltre 100 anni di vita?

"Chi può misurare ciò che con il loro esempio, con il loro continuo andare e venire dal Tabernacolo, con il loro vivere nascosto e silenzioso come quello dell'Ostia del Tabernacolo, e con il loro cercare al di sopra di tutto e nonostante tutto, come le Marie del sepolcro, il Gesù crocifisso, e con le benedizioni del Padre celeste, grato per ciò che viene fatto per suo Figlio? Chi può misurare, ripeto, ciò che è piovuto e piove su popoli e opere e uomini, che non hanno nulla a che fare con loro, di orientamenti ricevuti, correzioni nel modo di agire, abbattimenti di schemi e residui giansenisti, fecondità e industrie di zelo, preparazione e perfezione di elementi di apostolato cattolico, di eucaristizzazione, perdonatemi la parola utilizzata, di uomini, opere e ambiente? Sono così sicuro e così pieno di gratitudine verso il Padre celeste per le espansioni che ha voluto dare all'Opera di riparazione dei Tabernacoli di suo Figlio, che oggi, nel giorno di questa commemorazione, mi dà più gioia l'espansione che contemplo dello spirito delle Marie, che quella della loro organizzazione, anche se già così profondamente radicata e diffusa" (El Granito de Arena, 4/3/1935, n. 656-657, p. 139).

Oggi vediamo che ci sono molti movimenti e associazioni ecclesiali: come deve rapportarsi l'Unione Eucaristica Riparatrice a queste diverse realtà ecclesiali?

«L'obiettivo è quello di opporre al male dell'abbandono del Tabernacolo il bene della compagnia del Tabernacolo con Comunioni e Visite offerte e ricercate a tale scopo, e di vite interamente cristiane come nutrite e abbellite dall'Eucaristia conosciuta, amata, imitata e compatita. Per questo ho voluto chiamarla Opera di riparazione eucaristica itinerante. Sognavo e sogno tuttora un'Opera che, invece di costituire un ovile a parte rispetto agli altri ovili o gruppi religiosi, non solo sia compatibile con essi, ma sia portatrice, restauratrice e rafforzatrice di uno spirito intensamente eucaristico in tutti loro» (Aunque todos... yo no, n. 12, p. 115).

Sicuramente in più di un'occasione, caro San Manuel, avrà temuto (o si sarà tristemente reso conto) che lo scopo dell'Opera potesse essere indebolito. Come verificare l'autenticità dell'Opera e la coerenza di vita dei suoi membri?

«Per lo spirito eucaristico, silenzioso, abnegato, riparatore delle Marie, qualunque sia il loro nome, qualunque siano le loro possessioni.... [impegnato] a riscaldare e riparare Tabernacoli abbandonati o poco frequentati con il calore di immolazioni offerte in silenzio, di piccoli e apparentemente insignificanti apostolati per cercare Comunioni e, a partire da esse, formare lo spirito eucaristico e, come tale, solidamente pietoso di coloro che le ricevono. Di vite, in una parola, consacrate a dare e a cercare riparazione organizzata e permanente al Cuore di Gesù Sacramentato dal suo abbandono esteriore e interiore nelle sue tre grandi manifestazioni eucaristiche della Messa, Comunione e Presenza Reale permanente attraverso la compagnia della presenza, della compassione, dell'imitazione e della fiducia» (Aunque todos... yo no, n. 12, p. 116).

Come sogna ciascuno dei membri della Famiglia Eucaristica Riparatrice?

Come ho scritto a P. Teofilo Arana, domenicano, riferendomi alle Marie della sua diocesi: «Marie consapevoli, solidamente formate alla pietà eucaristica e, quindi, che sanno cosa significa un Tabernacolo abbandonato. Con delle Marie così preparate, si può fare molto, moltissimo nella battaglia contro l'abbandono in cui gli uomini lasciano Gesù nel Santissimo Sacramento. Mi piace molto che lo spirito non vacilli» (OO.CC. IV, n. 6912). 

Raccolta ed interpretazione dei sentimenti di San Manuel, 

a cura di Mónica Mª Yuan Cordiviola, m.e.n.

(Articolo pubblicato sulla rivista El Granito de Arena, marzo 2021)


lunedì 3 maggio 2021

I primi 100 anni delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret

Le Missionarie Eucaristiche di Nazareth sono nate nella Chiesa come un germoglio della presenza dello Spirito in essa. Ognuna di noi è stata aggraziata con il dono della vocazione, per partecipare al carisma che ha ricevuto il nostro Fondatore, San Manuel González. La sua fede, illuminata dallo sguardo penetrante di Gesù, gli fa percepire l'abbandono dell'Eucaristia e le ripercussioni che ha sulla vita delle persone. L'abbandono dell'Eucaristia ha come conseguenza - diceva - "anime e società private di fiumi e mari di beni" (L'abbandono dei tabernacoli accompagnati, in O.CC. I, n. 149). A partire da questa esperienza - come molti lettori di questa rivista già sanno – San Manuel dedicò tutta la sua vita a riparare questo abbandono eucaristizzando. Mosse dall'anelito di ravvivare il dono ricevuto (cfr. 1 Tim 1,6), e in armonia con l'ispirazione del nostro Fondatore, abbiamo scelto per la celebrazione del giubileo della nostra fondazione il motto: Nate per Eucaristizzare.

Eucaristizzare il mondo è lo scopo della Congregazione: annunciare agli uomini di tutti i tempi e luoghi la Vita che sgorga dal Cuore di Cristo nell'Eucaristia (cfr. Gv 10,10). Un Cuore che ci ha amato "fino alla fine" nell'Ultima Cena, sulla Croce, nella Risurrezione. Un Cuore che, oggi, possiamo continuare ad accogliere e ricevere in ogni Messa, in ogni Comunione, in ogni Tabernacolo, perché lì si attualizza il dono della salvezza. Eucaristizzare è essere testimoni "di quell'incommensurabile dono di sé: nell'Eucaristia Gesù non dà 'qualcosa' ma se stesso" (Sacramentum caritatis, 1) e la comunione con Lui ci porta a scoprire che siamo per donarci agli altri.

La nostra missione, nella storia di oggi, continua ad essere necessaria, come lo è stata nel corso degli anni, poiché l'Eucaristia è un dono offerto per la vita del mondo. Nemmeno nell'Ultima Cena Gesù limita il suo sguardo al piccolo gruppo che lo accompagna, ma quando dice ai suoi discepoli: "Fate questo in memoria di me" (Lc 22,19), ha nella sua mente e nel suo cuore molte altre persone che lungo i secoli avrebbero accettato l'invito a sedersi alla Mensa eucaristica e a fare comunione del Corpo del Signore. Altri, invece, l'avrebbero rifiutata o sarebbero stati insensibili e indifferenti a questa chiamata, in una parola, l'avrebbero abbandonata.

Di fronte a questo, siamo chiamate a dare una risposta di amore riparatore coinvolgendoci nelle condizioni critiche di mancanza d'amore e di abbandono che ci sono contemporanee. Da queste situazioni che ci colpiscono e ci provocano, nascono le nostre criticità, le nostre sfide, che alla fine sono gli inviti che il Signore ci fa per essere ciò per cui siamo stati chiamate e convocate. Per questo è necessario avere occhi nuovi per vedere bene la realtà e discernerla correttamente e, soprattutto, la forza e la sapienza dello Spirito, l'unico capace di far risorgere il nuovo che deve nascere. Tra le sfide che noi Missionarie Eucaristiche di Nazareth abbiamo davanti a noi mentre celebriamo il Centenario della nostra fondazione, ne indicherei una in particolare, da cui scaturiscono altre e che, soprattutto, ci orienta verso uno stile di vita e di missione, per essere significativi oggi nella Chiesa e nel mondo, e cioè: un profondo anelito alla santità. Il più grande bene che possiamo fare per il nostro mondo è rispondere alla chiamata alla santità: essere ciò per cui siamo state scelte. Perché voglio sottolineare questa sfida? Come risposta a questa domanda riporto alcune parole di Papa Benedetto XVI: "I santi, nelle vicissitudini della storia, sono stati i veri riformatori che hanno così spesso sollevato l'umanità dalle valli oscure in cui è sempre in pericolo di cadere. [...] Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo nel mondo" (Discorso 20/8/2005).

Abbiamo bisogno di questa santità di vita per essere significativamente profetiche, per saper scoprire il passaggio del Signore, per annunciare che Dio si è fatto uomo, che è presente in questo crocevia della vita, che rimane tra noi nel Sacramento dell'Amore e che ci promette la vita oltre la morte. Abbiamo bisogno di questa santità di vita per avere un orizzonte di speranza, la speranza teologale che illumina tutte le realtà e tutte le relazioni; abbiamo bisogno di riscoprire la speranza, soprattutto nei momenti delicati e difficili che stiamo vivendo, con la certezza - come ci ricorda Sant'Agostino - che "la nostra vita, ora, è speranza, dopo sarà eternità" (Commento ai Salmi, 102, 4,17). E abbiamo bisogno di questa santità di vita per continuare ad essere i riparatori dell'abbandono di Gesù - come sottolinea San Manuel nel suo libro La mia comunione di Maria - "rappresentato dai malati, dai bambini, dagli ignoranti o dai bisognosi di qualsiasi tipo" (OO.CC. I, n. 1.170).

La vita di una Missionaria Eucaristica di Nazareth è chiamata ad essere simile alla vita nuova di Gesù Risorto e al suo progetto di amore e libertà per tutti. Perché questo accada dobbiamo diventare autenticamente eucaristiche, credenti e grate; come il chicco di grano, saper morire perché possa rinascere la Vita: Cristo Eucaristia, in mezzo a una società minacciata da segni di morte e da vuoto esistenziale.

San Manuel González ha anche una parola da dirci per il momento presente e per questo Centenario. È vero che non sappiamo cosa succederà in futuro, ma possiamo saperlo ora se siamo disposti a vivere la nostra vita in fedeltà alla vocazione che abbiamo ricevuto. Lui, con quella capacità di guardare oltre, disse alle suore in una delle sue lettere del 1938: "Davanti a una Maria Nazarena fedele in ogni momento, e ogni giorno, vedo un orizzonte così ampio e così chiaro" (n. 6.895). Questo messaggio è molto in linea con gli ultimi orientamenti che la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ci ha offerto nel documento: Il dono della fedeltà. La gioia della perseveranza. La nostra fedeltà nasce dallo sperimentare che Dio è fedele (n. 24), ed è inscritta nell'identità profonda della vocazione delle persone consacrate (n. 1), una fedeltà che porta alla gioia. Quando questi due atteggiamenti si incontrano: il Dio che dà e la persona che accoglie, si produce il gaudio e la gioia della perseveranza (n. 42). Nel contesto di questo Giubileo che noi Missionarie Eucaristiche di Nazareth stiamo commemorando, ci sentiamo eredi di questo motto del nostro Fondatore: "Siate fedeli e vedrete" (Lettere, in O.O.CC. IV, n. 6453). Questo messaggio di San Manuel sia un impulso a vivere nella gratuità il dono della fedeltà e nell'umiltà la gioia della perseveranza, e sia anche un richiamo per tante sorelle che in questi 100 anni hanno dato forma alla storia della Congregazione.

Maria, che ha saputo scoprire la novità che Gesù ha portato, accompagni il cammino della nostra Congregazione con la fiducia e la disponibilità come fece Lei.

Madre Maria Teresa Castelló Torres, m.e.n.

Superiora Generale


giovedì 4 marzo 2021

111º Anniversario della Fondazione della F.E.R.

 1910 - 4 marzo - 2021

Anniversario della Fondazione della Famiglia Eucaristica Riparatrice

Inviati a portare a tutti il Vangelo dell’Eucaristia

Siamo nel lontano 1910, un giorno come oggi, 4 marzo, nella parrocchia di San Pietro (Huelva, Spagna) risuonano queste parole da un giovane prete che, nella sua realtà, aveva costatato che Cristo, il grande bene spirituale della Chiesa, non era conosciuto né accolto tra i suoi fedeli. E diceva:

«Permettetemi, io che invoco molte volte la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, di invocare oggi in primo luogo la vostra attenzione e la vostra cooperazione poi, a favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento».

Questo giovane prete, don Manuel González, equipara l’Eucaristia a un povero, anzi, al più povero tra i poveri. Il motivo è quell’abbandono nel tabernacolo, a quell’essere sconosciuto alla maggioranza della gente, a quell’indifferenza diffusa che rende Gesù il solitario per eccellenza.

È Dio in mezzo a noi, e rimane ancora uno sconosciuto, abbandonato, dimenticato. E  questo male, questa situazione ingiusta, deve essere rimediata... Per compiere questa missione nacque nella Chiesa “L’Opera delle Tre Marie”, la cui missione è eucaristizzare: avvicinare tutti all’Eucaristia e metterli dentro del Cuore di Gesù che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce.

E sono inviate: «a portare prontamente al popolo questo Vangelo dell’Eucaristia... Predicandogli il Vangelo vivo dell’Eucaristia...».

Tutto questo accade in un concreto contesto storico, una nuova fondazione per stimolare e scuotere dal torpore le anime e richiamarle all’attenzione verso l’Eucaristia.

E oggi siamo noi gli eredi di questa chiamata, una chiamata a eucaristizzare.


giovedì 11 febbraio 2021

Preghiera per le vocazioni

Signore Gesù,

eternamente giovane e sempre vivo, 

insegnaci a entrare nel cuore dei giovani, a piedi scalzi,

con passo lento e rispettoso. 

 

Rendici capaci di accompagnarli nell’ascolto

della chiamata di Dio, così come ha fatto Samuele. 

Fa’, o Signore, che le nostre comunità

siano fraterne e accoglienti come una madre, 

che accoglie la vita così com’è.


Che i giovani d’oggi,

anche se si sentono piccoli, 

possano scoprirsi grandi nel coraggio,

di accettare la sfida di seguirti nella tua missione.

Che sperimentando la propria fragilità

abbiano l’umiltà e la fiducia necessarie 

a tornare nelle braccia amorevoli del Padre, che li ama.


Che scoprano in Te

un Fratello che vive e salva.

Che si lascino guidare dal tuo Spirito fedele 

che accompagna e dà vita al mondo.

Che la loro gioventù non sia solo 

una preziosa preparazione per il futuro,

ma un impegno nel qui e ora 

come una benedizione di Dio.


Madre della Chiesa,

risplendi nel cuore dei giovani, 

specialmente in quelli che desiderano seguire Cristo

con entusiasmo e docilità.

Che possano trovare in Te

la fortezza che sostiene e accompagna ogni loro momento,

che avvolge e abbraccia la loro realtà giovanile.


Fa’, o Signore, che Nazaret, sia focolare, 

casa e scuola per tutte le giovani

che desiderano vivere il carisma eucaristico riparatore. Amen.



martedì 19 gennaio 2021

Cos'è il tabernacolo, e perché visitarlo dà tanta pace?

Una risposta efficace alla domanda relativa a cosa fare nei momenti difficili che stiamo vivendo nel mondo

Mi appassiona parlare e scrivere della presenza reale e vera di Gesù VIVO nel tabernacolo. Alcuni si chiedono cosa sia il tabernacolo e perché ne parlo tanto – o meglio, chi vi abita.

Il tabernacolo è il punto della chiesa destinato a conservare l’Eucaristia. È come una casetta con la chiave e una piccola luce rossa a fianco che indica che lì c’è Gesù.

Il sacerdote custodisce nel tabernacolo le ostie consacrate che non sono state consumate durante la Messa. I cattolici possono e devono avvicinarsi ai tabernacoli sapendo che in essi abita il prigioniero dell’amore, l’amico degli amici, il Re dei Re: Gesù Sacramentato.

Un’elemosina di affetto

Mi hanno sempre colpito le parole di un vescovo che era solito chiedere in elemosina non denaro, né abiti per i poveri o cibo. Chiedeva gesti d’amore per Gesù nei tabernacoli abbandonati.

“Permettete che, io che invoco spesso la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, invochi oggi la vostra attenzione e la vostra cooperazione a favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento. Vi chiedo un’elemosina d’affetto per Gesù Sacramentato…” (San Manuel González).

Per favore, non lasciate solo Gesù, andate a trovarlo. È un prigioniero d’Amore, in attesa del nostro affetto e della nostra compagnia.

Recuperate forze e speranza

Credo di averlo già commentato in qualche occasione. Spesso mi scrivono lettori di Aleteia e persone che hanno letto i miei libri.

Mi chiedono cosa fare per recuperare le forze e la speranza, per vivere felici, con la pace interiore (quanto è preziosa la pace, ce ne accorgiamo quando la perdiamo…).

Spesso non ho la risposta alle loro inquietudini, ma so chi ce l’ha. Per questo, raccomando a tutti la stessa cosa, continuamente: “Vai davanti al tabernacolo e racconta tutto a Gesù”.

Un amico che vive in Canada mi ha chiesto cosa fare di fronte al momento difficile che vive il mondo. Gli ho raccomandato quello che dico a tutti: “Vai davanti al tabernacolo e parla con Gesù. RaccontaGli tutto”.

Oggi mi ha mandato questa nota. Vi riporto le sue parole, perché sono davvero edificanti e possono esservi di aiuto:

“Claudio, martedì ho seguito il tuo consiglio e sono andato a far visita a Gesù Sacramentato. Sono rimasto un po’ più di un’ora, semplicemente parlandoGli. Quando sono uscito il mondo era lo stesso, i miei problemi e le mie preoccupazioni erano sempre lì, ma… ho provato una pace indescrivibile. Sono tornato a casa estremamente felice di averlo fatto”.

Claudio De Castro


Post originale:

https://it.aleteia.org/2021/01/18/cose-il-tabernacolo-e-perche-visitarlo-da-tanta-pace/


Grazie infinite Claudio De Castro e amici di Aleteia!!!


domenica 3 gennaio 2021

Risvegliare in noi l’amore a Gesù Eucaristia

4 gennaio

Festa di San Manuel González, Apostolo dell’Eucaristia

Oggi, celebriamo la festa di San Manuel González, un santo della Chiesa universale che San Giovanni Paolo II ha proposto como «modello di fede eucaristica, il cui esempio continua a parlare alla Chiesa di oggi». È lui il santo che ha forgiato il neologismo «Eucaristizzare», che ha proprio il significato di «avvicinare tutti al Cuore di Cristo nell’Eucaristia, un cuore che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce».

Manuel González García nacque a Siviglia il 25 febbraio 1877 e concluse i suoi giorni a Madrid il 4 gennaio 1940. Ora riposa sotto il Tabernacolo della Cattedrale di Palencia. Come sacerdote (ordinato nel 1901) esercitò il suo ministero a Siviglia e a Huelva. Fu Vescovo di Malaga (consacrato nel 1916) e Palencia. Fondò opere sociali in Huelva e costruì un nuovo seminario a Malaga. Nel 1931, a causa dell'incendio della sua residenza, lasciò Malaga e guidò la Diocesi da Gibilterra e Madrid.

Nel 1902, nella parrocchia di Palomares del Río, ricevette la grazia che avrebbe polarizzato tutta la sua vita. Egli stesso racconta:

«Andai direttamente al Tabernacolo. Lì la mia fede vedeva un Gesù silenzioso, tanto paziente,

che mi guardava, che mi diceva molto e mi chiedeva di più.

Uno sguardo nel quale si rifletteva tutta la tristezza del Vangelo: la tristezza di non avere riparo,

il tradimento, la negazione, l'abbandono di tutti».

A seguito di questa esperienza mistica, con lo scopo di dare e cercare una risposta di amore a Cristo Eucaristia, il 4 marzo 1910 a Huelva fondò il primo ramo della Famiglia Eucaristica Riparatrice (formata da laici, consacrati e sacerdoti) e il 3 maggio 1921 fondò a Málaga le Missionarie Eucaristiche di Nazaret. Fondò anche due riviste di azione eucaristica: "EI Granito de Arena" (per gli adulti) e "RIE" (per i bambini), e scrisse libri di preghiera, formazione sacerdotale e catechesi.

«La sua –scrive Nicola Gori nella biografia “Come un chicco di grano” – è stata una vita trascorsa al servizio di Dio e dei fratelli senza risparmiarsi, senza tentennamenti, incurante delle conseguenze e dei pericoli per la sua incolumità pur di annunciare il Vangelo. Lo ha fatto con una caratteristica particolare: risvegliare nei fedeli l’amore a Gesù Eucaristia, quel Cristo che vedeva abbandonato nei tabernacoli delle nostre chiese. E’ questa la sua intuizione carismatica fondamentale; radunare intorno a sé delle anime fedeli che vivessero per dare e cercare compagnia a Gesù nel Santissimo Sacramento, si ricordassero della sua presenza in mezzo a noi, contraccambiassero a tanto amore, lo annunciassero ai “vicini che non conoscono nemmeno le parole Eucaristia, Comunione, Santissimo Sacramento” e imparassero a riconoscerlo abbandonato nella vita di tanti fratelli bisognosi».

Nel giorno della sua festa, San Manuel González interceda per noi, perché lo Spirito Santo effonda in noi il desiderio ardente di eucaristizzare, perché tutta l’umanità accolga la Luce e la Vita che scaturisce dal Cuore Eucaristico di Gesù.

 

San Manuel González


 

sabato 2 gennaio 2021

4 gennaio 2021: Festa di San Manuel González García, vescovo e fondatore

 

Colletta

O Dio, che hai concesso a san Manuel, vescovo,

di annunziare nei segni sacramentali

la morte e resurrezione del tuo Figlio,

concedi al tuo popolo, per il suo esempio,

di essere nel mondo,

per la partecipazione al sacrificio di Cristo,

lievito di santificazione.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


sabato 19 dicembre 2020

IV Domenica di Avvento - Anno B

 


Vangelo Lc 1, 26-38

Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

Dal vangelo secondo Luca:

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. 


Colletta

Dio grande e misericordioso, che tra gli umili scegli i tuoi servi per portare a compimento il disegno di salvezza, concedi alla tua Chiesa la fecondità dello Spirito, perché sull'esempio di Maria accolga il Verbo della vita e si rallegri come madre di una stirpe santa e incorruttibile. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


Sulle Offerte

Accogli, o Dio, i doni che presentiamo all'altare, e consacrali con la potenza del tuo Spirito, che santificò il grembo della Vergine Maria. Per Cristo nostro Signore.


Antifona alla Comunione (Is 7,14)

Ecco, la Vergine concepirà e darà alla luce un Figlio: sarà chiamato Emmanuele, Dio con noi.


Dopo la Comunione

O Dio, che ci hai dato il pegno della vita eterna, ascolta la nostra preghiera: quanto più si avvicina il gran giorno della nostra salvezza, tanto più cresca il nostro fervore, per celebrare degnamente il Natale del tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.


sabato 12 dicembre 2020

III Domenica di Avvento - Anno B

 

Vangelo Gv 1, 6-8. 19-28

In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.

Dal vangelo secondo Giovanni:

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.


Colletta

O Dio, Padre degli umili e dei poveri, che chiami tutti gli uomini a condividere la pace e la gloria del tuo regno, mostraci la tua benevolenza e donaci un cuore puro e generoso, per preparare la via al Salvatore che viene. Egli è Dio...

 

Sulle Offerte

Sempre si rinnovi, Signore, l'offerta di questo sacrificio, che attua il santo mistero da te istituito, e con la sua divina potenza renda efficace in noi l'opera della salvezza. Per Cristo nostro Signore.


Antifona alla Comunione (Is 35,4)

Dite agli sfiduciati: «Coraggio non abbiate timore: ecco, il nostro Dio viene a salvarci».


Dopo la Comunione

O Dio, nostro Padre, la forza di questo sacramento ci liberi dal peccato e ci prepari alle feste ormai vicine. Per Cristo nostro Signore.


sabato 5 dicembre 2020

II Domenica di Avvento - Anno B


Vangelo Mc 1, 1-8

Raddrizzate le vie del Signore.

Dal vangelo secondo Marco:

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».


Colletta

Dio dei viventi, suscita in noi il desiderio di una conversione, perché rinnovati dal tuo Santo Spirito sappiamo attuare in ogni rapporto umano la giustizia, la mitezza e la pace, che l'incarnazione del tuo Verbo ha fatto germogliare sulla terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


Sulle Offerte

Ti siano, gradite, Signore, le nostre umili offerte e preghiere; all'estrema povertà dei nostri meriti supplisca l'aiuto della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore.


Antifona alla Comunione (Bar 5,5; 4,36)

Gerusalemme, sorgi e sta' in alto: e contempla la gioia che a te viene dal tuo Dio.


Dopo la Comunione

O Dio, che in questo sacramento ci hai nutriti con il pane della vita, insegnaci a valutare con sapienza i beni della terra, nella continua ricerca dei beni del cielo. Per Cristo nostro Signore.


venerdì 27 novembre 2020

I Domenica di Avvento - Anno B

 


Vangelo Mc 13, 33-37

Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà.

Dal vangelo secondo Marco:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».


Colletta

O Dio, nostro Padre, nella tua fedeltà che mai vien meno ricordati di noi, opera delle tue mani, e donaci l'aiuto della tua grazia, perché attendiamo vigilanti con amore irreprensibile la gloriosa venuta del nostro redentore, Gesù Cristo tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.


Sulle Offerte

Accogli, Signore, il pane e il vino, dono della tua benevolenza, e fa' che l'umile espressione della nostra fede sia per noi di salvezza eterna. Per Cristo nostro Signore.


Antifona alla Comunione (Sal 84,13)

Il Signore elargirà il suo bene e la nostra terra produrrà il suo frutto.


Dopo la Comunione

La partecipazione a questo sacramento, che a noi pellegrini sulla terra rivela il senso cristiano della vita, ci sostenga, Signore, nel nostro cammino e ci guidi ai beni eterni. Per Cristo nostro Signore.


Avvento: Trova il tempo!


In questo Avvento, trova il tempo...

e lasciati sorprendere! ;)




Buon cammino!!!