Metti i tuoi passi nei passi di Dio, lasciati guidare da Lui: è il segreto della gioia! :)
domenica 17 settembre 2017
mercoledì 19 aprile 2017
Pellegrino della strada di Emmaus
Gesù, pellegrino non conosciuto della strada di Emmaus,
scoprici i misteri che questo passo,
uno dei più interessanti del tuo Vangelo,
racchiude sopra la preghiera davanti al tuo Tabernacolo.
Come nell’Eucaristia, Gesù è sulla strada di Emmaus reale e sconosciuto, presente e invisibile, che cerca senza dar a vedere: e gli uomini, duri e ciechi e abbagliati, con difficoltà riescono ad incontrarlo. Raramente sono là dove Egli è.
Una delle grandi difficoltà della preghiera davanti al Tabernacolo e particolarmente della preghiera confidente, affetuosa e filialmente intima, è il non renderci perfetto conto che Gesù è lì, vivo, in persona. Nella sua vita eucaristica Gesù soffre ingratitudini, e tante, anche da parte dei suoi. Davanti al Tabernacolo si ripete sovente assai la scena di Emmaus: essere cioè con Gesù e non renderci conto che Egli è con me.
Anche noi, pellegrini della strada misteriosa del Tabernacolo, impariamo dai fortunati viaggiatori di Emmaus a sentire ardere il cuore quando Gesù ci parla e a riconoscerlo quando a noi divide il pane.
Tutto ciò che i pellegrini di Emmaus fecero per rendersi conto della presenza di Gesù è espresso in questa parola: preghiera. Questi due uomini andavano da
Gerusalemme ad Emmaus facendo questa cosa sola: pregavano.
Come pregavano? Tre forme di pregare scopro in questi discepoli:
1. sentendo la mancanza di Gesù,
2. parlando solo di Lui,
3. servendolo con carità nella persona di un pellegrino sconosciuto.
Il pregare sentendo la mancanza di Gesù, lo invita ad avvicinarsi; il pregare parlando con ardore e affanno di Lui e con Lui lo invita a parlare e ad accompagnarsi con loro velatamente; il pregare operando il grande comandamento di Gesù «amatevi gli uni gli altri» e insistendo col «resta con noi perchè si fa sera»; lo obbliga ad entrare, a mangiare con loro e a loro farsi conoscere.
Il Vangelo, descrivendo minuziosamente il viaggio dei due discepoli, nota con attenta cura che essi andavano tristi. E la causa di questa tristezza, risulta chiaro, è l’assenza di Gesù.
Senza dubbio, questa tristezza non nasce da una fede viva, nè da una speranza irremovibile, nè da un amore perfetto, perchè proprio questa fede, questa speranza e questo amore insegnavano che Gesù morto doveva risuscitare, che Gesù partito doveva ritornare, che Gesù assente era sempre presente per quelli che davvero lo amavano.
Questi uomini sentono la mancanza di Gesù, e perchè non lo vedono, perchè non lo sentono, perchè non godono della sua presenza, perchè non riposano nella sua protezione, sono tristi e questa tristezza con tutte le sue imperfezioni fa piacere a Gesù e merita da lui il dono della sua presenza, ancorchè velata e sconosciuta.
Mane nobiscum, Domine!
Resta con noi, Signore!
Non fate il cammino della vita da soli: fatelo con Gesù.
scoprici i misteri che questo passo,
uno dei più interessanti del tuo Vangelo,
racchiude sopra la preghiera davanti al tuo Tabernacolo.
Come nell’Eucaristia, Gesù è sulla strada di Emmaus reale e sconosciuto, presente e invisibile, che cerca senza dar a vedere: e gli uomini, duri e ciechi e abbagliati, con difficoltà riescono ad incontrarlo. Raramente sono là dove Egli è.
Una delle grandi difficoltà della preghiera davanti al Tabernacolo e particolarmente della preghiera confidente, affetuosa e filialmente intima, è il non renderci perfetto conto che Gesù è lì, vivo, in persona. Nella sua vita eucaristica Gesù soffre ingratitudini, e tante, anche da parte dei suoi. Davanti al Tabernacolo si ripete sovente assai la scena di Emmaus: essere cioè con Gesù e non renderci conto che Egli è con me.
Anche noi, pellegrini della strada misteriosa del Tabernacolo, impariamo dai fortunati viaggiatori di Emmaus a sentire ardere il cuore quando Gesù ci parla e a riconoscerlo quando a noi divide il pane.
Tutto ciò che i pellegrini di Emmaus fecero per rendersi conto della presenza di Gesù è espresso in questa parola: preghiera. Questi due uomini andavano da
Gerusalemme ad Emmaus facendo questa cosa sola: pregavano.
Come pregavano? Tre forme di pregare scopro in questi discepoli:
1. sentendo la mancanza di Gesù,
2. parlando solo di Lui,
3. servendolo con carità nella persona di un pellegrino sconosciuto.
Il pregare sentendo la mancanza di Gesù, lo invita ad avvicinarsi; il pregare parlando con ardore e affanno di Lui e con Lui lo invita a parlare e ad accompagnarsi con loro velatamente; il pregare operando il grande comandamento di Gesù «amatevi gli uni gli altri» e insistendo col «resta con noi perchè si fa sera»; lo obbliga ad entrare, a mangiare con loro e a loro farsi conoscere.
Il Vangelo, descrivendo minuziosamente il viaggio dei due discepoli, nota con attenta cura che essi andavano tristi. E la causa di questa tristezza, risulta chiaro, è l’assenza di Gesù.
Senza dubbio, questa tristezza non nasce da una fede viva, nè da una speranza irremovibile, nè da un amore perfetto, perchè proprio questa fede, questa speranza e questo amore insegnavano che Gesù morto doveva risuscitare, che Gesù partito doveva ritornare, che Gesù assente era sempre presente per quelli che davvero lo amavano.
Questi uomini sentono la mancanza di Gesù, e perchè non lo vedono, perchè non lo sentono, perchè non godono della sua presenza, perchè non riposano nella sua protezione, sono tristi e questa tristezza con tutte le sue imperfezioni fa piacere a Gesù e merita da lui il dono della sua presenza, ancorchè velata e sconosciuta.
Mane nobiscum, Domine!
Resta con noi, Signore!
Non fate il cammino della vita da soli: fatelo con Gesù.
San Manuel González
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| Resta con noi, Signore! |
sabato 4 marzo 2017
1910 - 4 marzo - 2017
Anniversario della fondazione della Famiglia Eucaristica Riparatrice
La migliore opera di carità: annunciare il Vangelo vivo dell’Eucaristia
A Huelva (Spagna), il 4 marzo 1910, primo venerdì del mese, nacque l’Opera delle tre Marie e dei discepoli di San Giovanni per i tabernacoli-calvari, oggi conosciuta come Unione eucaristica riparatrice. In quel giorno, San Manuel González rese partecipe a un gruppo della sua parrocchia di San Pietro della sua esperienza carismatica.La sua missione è eucaristizzare: avvicinare tutti all’Eucaristia e metterli dentro al Cuore di Gesù che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce. Sono inviati «a portare prontamente al popolo questo Vangelo dell’Eucaristia; il popolo ha smesso di sentire per Gesù Cristo quella irresistibile simpatia che lo portava a seguirlo, fino a dimenticarsi del cibo, perché ha smesso di vederlo. Gesù e il popolo si comprendono al solo vedersi. Questa è la migliore opera di carità individuale e sociale che possiamo voi e noi fare per il popolo: mostrare Gesù, farglielo vedere.
Come? Predicandogli il Vangelo vivo dell’Eucaristia, e predicandolo con tal nudità di pretese oratorie, con tal vivezza di fede, con tal persuasione di parola e conformità di vita alla parola, che all’eco della nostra predicazione giunga il popolo quasi a udire e vedere e percepire Gesù fino alle sue naturali simpatie nell’Ostia consacrata».
venerdì 3 marzo 2017
Una tessera del gran mosaico della santità
La santità è il carattere distintivo di ogni cristiano, vissuta nelle condizioni e nello stato di vita nel quale ogni persona si trova. È un invito alla allegria e all’amore in ogni momento della nostra esistenza, trasformandolo nello stesso tempo in un dono per gli altri.
“Come il santo che vi ha chiamati, diventati santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo” (1Pt 1, 15-16). Una vita santa non è il frutto dello sforzo personale, è il Signore che ci fa santi. Per tanto, tutti possiamo percorrere questo cammino. In tutte le epoche della storia, della Chiesa, in tutte le latitudini della geografia del mondo, ci sono santi di tutte le età e di tutti i diversi stadi della vita; sono volti concreti di ogni popolo, lingua e nazioni.
Fari luminosi
Tutti siamo chiamati alla santità (cf. LG 40). “Qualsiasi forma di vita porta alla santità se si vive in comunione con il Signore e al servizio dei fratelli” (Papa Francesco, Udienza generale, 19/11/2014). Però, nella storia della Chiesa solo alcuni uomini e donne sono stati e sono proclamati santi. Tra questi nomi incontriamo il nostro amato don Manuel González, nostro padre fondatore. Quando il Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, presentò la richiesta di canonizzazione, risuonano ancora con viva emozione le parole pronunciate dal papa Francesco: “In onore della Santissima Trinità, per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo e dei santi apostoli Pietro e Paolo, dopo aver riflettuto a lungo e invocato l’aiuto divino, e ascoltando il parere dei nostri fratelli vescovi, dichiariamo santi i beati Salomone Leclercq, Giuseppe Sánchez del Río, Manuel González García, Lodovico Pavoni, Alfonso Maria Fusco, Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, Elisabetta della Santissima Trinità Catez e li inscriviamo nel Catalogo dei santi, e stabiliamo che in tutta la Chiesa siano devotamente onorati tra i santi” (16/10/2016).
Questa proclamazione del Papa ci conferma che è il Signore, per mezzo del suo vicario sulla terra, che sceglie dei volti veri perche siano fari luminosi. Sono uomini e donne che hanno vissuto la loro vita cristiana nella pienezza della fede, della speranza e dell’amore. San Manuel González è uno di questi sprazzi di luce che lo Spirito Santo ha voluto regalare alla Chiesa e al mondo.
Tutto armonico e bello
San Manuel è una tessera del gran mosaico della santità che Dio crea nella storia, affinchè il volto di Cristo, brilli nella pienezza del suo splendore (cf. Benedetto XVI, Udienza generale, 13/4/2011). Quando contempliamo un mosaico vediamo come la base dei pezzi individuali, tutti distinti nel colore, materiale e struttura l’artista configura un tutto armonico straordinariamente bello. San Manuel in questo gran mosaico della santità è una tessera que brilla perché si lasciò illuminare dallo sguardo di Gesù nel tabernacolo. Cristo Eucaristia fu il bene che lo atrasse, la felicità che più lo catturò e il tesoro che più lo arricchì. E con la forza del Pane eucaristico potè guardare con passione e tenerezza il volto di tanti abbandonati ai quali irradiò luce e calore.
Se c’è altro che lo caratterizò è che fu un uomo realmente felice. Incontrò il segreto della felicità vera che risiedeva nel fondo della sua anima, una felicità che ha la sua fonte “nell’amore umanizzato, crocifisso e sacramentato” (OO.CC. I, n. 461), un amore riconoscente che “non si può paragonare a nessùn altro amore” (OO.CC. I, n. 17).
Il Papa emerito Benedetto XVI ci ha detto in una delle sue catechesi: “I santi, guidati dalla luce di Dio, sono gli autentici riformatori della vita della Chiesa e della società. Maestri con la parola e testimoni con l’esempio, essi sanno promuovere un rinnovamento ecclesiale stabile e profondo, perché essi stessi sono profondamente rinnovati, sono in contatto con la vera novità: la presenza di Dio nel mondo” (Udienza generale, 13/1/2001).
San Manuel González con il suo stile semplice e allo stesso tempo profondo rivolge una parola alla Madonna, una parola chiara e facile da intendere che, considerata oggi come progetto di vita, ci può aiutare a trasformare la nostra esistenza e a cambiare il mondo: “Madre Immacolata, che di tutti i verbi che usano gli uomini per parlare, quello che io coniugo meglio e più volte sia il verbo dare e darmi a Gesù e al mio prossimo”.
Traduzione del Vangelo
La santità nasce da Dio, però allo stesso tempo dal punto di vista umano, si trasmette da uomo a uomo. In questo modo, possiamo dire dunque che i santi generano i santi (cf. Giovanni Paolo II, Angelus, 20/6/1982).
San Manuel è per noi una traduzione del Vangelo, una tessera con uno splendore singolare. Seguire il suo esempio, ricorrere alla sua intercesione, entrare in comunione con lui ci unisce a Cristo Eucaristia, origine di ogni forma di santità (Sacramentum Caritatis 94). E oggi, dall’eterna presenza di Dio, continua generando amici di Cristo Eucaristia. Tu ed io possiamo essere uno di loro.
“Come il santo che vi ha chiamati, diventati santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo” (1Pt 1, 15-16). Una vita santa non è il frutto dello sforzo personale, è il Signore che ci fa santi. Per tanto, tutti possiamo percorrere questo cammino. In tutte le epoche della storia, della Chiesa, in tutte le latitudini della geografia del mondo, ci sono santi di tutte le età e di tutti i diversi stadi della vita; sono volti concreti di ogni popolo, lingua e nazioni.
Fari luminosi
Tutti siamo chiamati alla santità (cf. LG 40). “Qualsiasi forma di vita porta alla santità se si vive in comunione con il Signore e al servizio dei fratelli” (Papa Francesco, Udienza generale, 19/11/2014). Però, nella storia della Chiesa solo alcuni uomini e donne sono stati e sono proclamati santi. Tra questi nomi incontriamo il nostro amato don Manuel González, nostro padre fondatore. Quando il Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, presentò la richiesta di canonizzazione, risuonano ancora con viva emozione le parole pronunciate dal papa Francesco: “In onore della Santissima Trinità, per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo e dei santi apostoli Pietro e Paolo, dopo aver riflettuto a lungo e invocato l’aiuto divino, e ascoltando il parere dei nostri fratelli vescovi, dichiariamo santi i beati Salomone Leclercq, Giuseppe Sánchez del Río, Manuel González García, Lodovico Pavoni, Alfonso Maria Fusco, Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, Elisabetta della Santissima Trinità Catez e li inscriviamo nel Catalogo dei santi, e stabiliamo che in tutta la Chiesa siano devotamente onorati tra i santi” (16/10/2016).
Questa proclamazione del Papa ci conferma che è il Signore, per mezzo del suo vicario sulla terra, che sceglie dei volti veri perche siano fari luminosi. Sono uomini e donne che hanno vissuto la loro vita cristiana nella pienezza della fede, della speranza e dell’amore. San Manuel González è uno di questi sprazzi di luce che lo Spirito Santo ha voluto regalare alla Chiesa e al mondo.
Tutto armonico e bello
San Manuel è una tessera del gran mosaico della santità che Dio crea nella storia, affinchè il volto di Cristo, brilli nella pienezza del suo splendore (cf. Benedetto XVI, Udienza generale, 13/4/2011). Quando contempliamo un mosaico vediamo come la base dei pezzi individuali, tutti distinti nel colore, materiale e struttura l’artista configura un tutto armonico straordinariamente bello. San Manuel in questo gran mosaico della santità è una tessera que brilla perché si lasciò illuminare dallo sguardo di Gesù nel tabernacolo. Cristo Eucaristia fu il bene che lo atrasse, la felicità che più lo catturò e il tesoro che più lo arricchì. E con la forza del Pane eucaristico potè guardare con passione e tenerezza il volto di tanti abbandonati ai quali irradiò luce e calore.
Se c’è altro che lo caratterizò è che fu un uomo realmente felice. Incontrò il segreto della felicità vera che risiedeva nel fondo della sua anima, una felicità che ha la sua fonte “nell’amore umanizzato, crocifisso e sacramentato” (OO.CC. I, n. 461), un amore riconoscente che “non si può paragonare a nessùn altro amore” (OO.CC. I, n. 17).
Il Papa emerito Benedetto XVI ci ha detto in una delle sue catechesi: “I santi, guidati dalla luce di Dio, sono gli autentici riformatori della vita della Chiesa e della società. Maestri con la parola e testimoni con l’esempio, essi sanno promuovere un rinnovamento ecclesiale stabile e profondo, perché essi stessi sono profondamente rinnovati, sono in contatto con la vera novità: la presenza di Dio nel mondo” (Udienza generale, 13/1/2001).
San Manuel González con il suo stile semplice e allo stesso tempo profondo rivolge una parola alla Madonna, una parola chiara e facile da intendere che, considerata oggi come progetto di vita, ci può aiutare a trasformare la nostra esistenza e a cambiare il mondo: “Madre Immacolata, che di tutti i verbi che usano gli uomini per parlare, quello che io coniugo meglio e più volte sia il verbo dare e darmi a Gesù e al mio prossimo”.
Traduzione del Vangelo
La santità nasce da Dio, però allo stesso tempo dal punto di vista umano, si trasmette da uomo a uomo. In questo modo, possiamo dire dunque che i santi generano i santi (cf. Giovanni Paolo II, Angelus, 20/6/1982).
San Manuel è per noi una traduzione del Vangelo, una tessera con uno splendore singolare. Seguire il suo esempio, ricorrere alla sua intercesione, entrare in comunione con lui ci unisce a Cristo Eucaristia, origine di ogni forma di santità (Sacramentum Caritatis 94). E oggi, dall’eterna presenza di Dio, continua generando amici di Cristo Eucaristia. Tu ed io possiamo essere uno di loro.
Suor Mª Teresa Castelló,
Vicaria generale delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret
sabato 25 febbraio 2017
140 anni fa nasceva San Manuel González
140 anni fa nasceva San Manuel González
Un giorno come oggi, esattamente il 25 febbraio 1877, nasceva a Siviglia (Spagna), San Manuel González. Terzo dei cinque figli del matrimonio tra Martín González Lara e Antonia García Pérez.
Era venuto alla luce in una famiglia semplice, profondamente religiosa. I suoi genitori, nel 1875, erano stati costretti a immigrare a Siviglia da Antequera, un borgo in provincia di Málaga, proprio in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita.
Tanta povertà era compensata dalla fiducia nella Provvidenza di questi genitori che si amavano e riconoscevano nel Signore la loro forza. Pur nelle ristrettezze economiche, infatti, erano convinti che i figli fossero una benedizione e non un problema.
E Manuel è stato proprio una benedizione. Quel 25 febbraio nasceva un grande apostolo, che è stato prima un bambino esemplare, poi diventato sacerdote, vescovo, fondatore della Famiglia Eucaristica Riparatrice, e santo. Un grande apostolo, la cui vita è stata segnata da un grande amore per l’Eucaristia.
San Manuel González, prega per noi.
http://famigliaeucaristica.blogspot.it/p/preghiera.html
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91453
martedì 21 febbraio 2017
Abbandono e compagnia
"Ho letto il santo Vangelo e mi sono imbattuto nelle parole, molte volte ripetute, 'non ricevere, non riconoscere, non credere, non ringraziare, non abbandonare', che avevano per sogetto della propria azione non solo i lontani, ma anche gli amici, e per termine di riferimento Gesù.
Se io potessi aprire le porticine d'oro, d'argento, di bronzo o di legno dei tabernacoli di tutto il mondo, e non solo quelli manifestamente abbandonati, sporchi o mal custoditi, ma anche quelli più curati e visibilmente frequentati, e domandassi a Gesù che vive in essi:
- Soffri qui l'abbandono degli uomini?
- Anche dei tuoi amici?
- Hanno essi con te un rapporto come quello tra persone e intimo?
Che risponderebbe Gesù?
Il primo venerdì del marzo 1910, nel tabernacolo della parrocchia di San Pietro in Huelva (Spagna), dove Gesù aveva patito tanto abbandono, sorse, come eco di una risposta molto triste di Gesù a quelle domande, un'opera composta di anime che si impegnavano a dichiarare guerra, e guerra senza quartiere, ad ogni forma di abbandono, chiamasi essa solitudine, indifferenza, durezza di cuore, ingratitudine, infedeltà, slealtà per e con Gesù nel tabernacolo. Questa Opera è l'Opera delle Tre Marie e dei Discepoli di San Giovanni per i Tabernacoli-Calvari.
Il suo motto: A maggior abbandono degli altri, più compagnia propria.
Il suo grido di guerra: Anche se tutti... io no.
Il suo anelito incessante: Dare e cercare organizzata e permanente riparazione al Cuore di Gesù Sacramentato del suo abbandono (esteriore ed interiore) nella Messa, Comunione, Presenza reale permanente con la compagnia di presenza, compassione, imitazione, fiducia, in unione di Maria Immacolata, del discepolo fedele e delle Marie che gli fecero compagnia ai piedi della croce...
Che bello porre tra queste due parole: tabernacolo e abbandono, la presenza più perenne dei vostri corpi e delle vostre anime; la compassione più sentita verso i sentimenti del Cuore di Gesù sacramentato; la imitazione più fedele della sua vita eucaristica e la fiducia più remissiva nel suo amore misericordioso!"
Se io potessi aprire le porticine d'oro, d'argento, di bronzo o di legno dei tabernacoli di tutto il mondo, e non solo quelli manifestamente abbandonati, sporchi o mal custoditi, ma anche quelli più curati e visibilmente frequentati, e domandassi a Gesù che vive in essi:
- Soffri qui l'abbandono degli uomini?
- Anche dei tuoi amici?
- Hanno essi con te un rapporto come quello tra persone e intimo?
Che risponderebbe Gesù?
Il primo venerdì del marzo 1910, nel tabernacolo della parrocchia di San Pietro in Huelva (Spagna), dove Gesù aveva patito tanto abbandono, sorse, come eco di una risposta molto triste di Gesù a quelle domande, un'opera composta di anime che si impegnavano a dichiarare guerra, e guerra senza quartiere, ad ogni forma di abbandono, chiamasi essa solitudine, indifferenza, durezza di cuore, ingratitudine, infedeltà, slealtà per e con Gesù nel tabernacolo. Questa Opera è l'Opera delle Tre Marie e dei Discepoli di San Giovanni per i Tabernacoli-Calvari.
Il suo motto: A maggior abbandono degli altri, più compagnia propria.
Il suo grido di guerra: Anche se tutti... io no.
Il suo anelito incessante: Dare e cercare organizzata e permanente riparazione al Cuore di Gesù Sacramentato del suo abbandono (esteriore ed interiore) nella Messa, Comunione, Presenza reale permanente con la compagnia di presenza, compassione, imitazione, fiducia, in unione di Maria Immacolata, del discepolo fedele e delle Marie che gli fecero compagnia ai piedi della croce...
Che bello porre tra queste due parole: tabernacolo e abbandono, la presenza più perenne dei vostri corpi e delle vostre anime; la compassione più sentita verso i sentimenti del Cuore di Gesù sacramentato; la imitazione più fedele della sua vita eucaristica e la fiducia più remissiva nel suo amore misericordioso!"
San Manuel González
venerdì 17 febbraio 2017
Lodate Dio uomini di tutta la terra!
Il mondo attuale offre numerose novità che propone con garanzia di pienezza nel momento presente. Che senso ha, quindi, aviccinarsi a persone di epoche passate? La risposta si deve trovare nel testimone della loro vita.
Don Manuel nasce a Siviglia, una città di bellezza privilegiata, il 25 febbraio 1877. I suoi genitori, Don Martín González Lara e Doña Antonia García Pérez, nati ad Antequera (Málaga), emigrarono a Siviglia in cerca di migliori condizioni di vita.
Dobbiamo entrare nella vita di don Manuel -come carinamente viene ricordato- tra due secoli, fine del XIX e prima metá del XX, e davanti a problemi sociali molto gravi, pesime condizioni di vita, basso grado di istruzione primaria, estrema povertà, in ampi settori della società, ingiustizie sociali, la disocupazione tra gli operai era ogni volta più dura, le famiglie che avevano bisogno erano più numerose, c’è il problema dei contadini, degli operai delle fabricche, della scuola, il vizio, la pericolosità cittadina, ecc.
Una società piena di problemi però niente è ostacolo perché l’amore di Dio manifesti la sua grandezza e santità nei suoi figli. È lui che silenziosamente guida la storia, che c’è sempre accanto, che realizza meraviglie e che in mezzo al caos di questo mondo provocato dall’orgoglio e dall’egoismo dell’uomo sa condurci alla salvezza e alla felicità. I santi, luce nel nostro cammino, ci orientano e guidano.
In questa epoca fioriscono numerosi santi in Spagna, sono come un fascio di luce che seminano speranza, rafforzano la fede e fanno presente Dio nell’amore. Insieme a san Manuel ci sono anche, iniettando la linfa nuova del Vangelo nelle vene dell’umanità, il beato Marcelo Spínola, santa Ángela de la Cruz, san José Mª Rubio, san Pedro Poveda, santa Victoria Diez, san Josemaría Escrivá de Balaguer, santa Genoveva Torres, san Fray Mª Rafael Arnáiz e molti altri che ci invitano a esclamare: Lodate Dio uomini di tutta la terra! Perché continua ad operare meraviglie attraverso i suoi santi.
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| Cattedrale di Siviglia (Spagna) |
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