sabato 4 novembre 2017

10 novembre: Messa di ringraziamento

Professione Perpetua Suor Laura Maria


"Madre Immacolata, fa che io viva credendo e che creda vivendo, 
la vita che, in silenzio, dona il tuo Gesù nel tabernacolo"

San Manuel González

giovedì 5 ottobre 2017

Non sono fuggito!

P. Andrea
    Proveniente dal nostro Convento di Bari, giungo nel Convento-Parrocchia di S. Andrea delle Fratte, nel 1986. Qui conosco le Suore Missionarie Eucaristiche di Nazaret, che collaborano in Chiesa (risiedono nella Chiesa di S. Giuseppe a Capo Le Case che fa parte della nostra Parrocchia).
    Per la prima volta ho tra le mani il volume del loro Fondatore “El Obispo del Sagrario abandonado” – Vita del venerabile mons. Manuel González García, mai prima da me conosciuto, nato a Siviglia il 25 febbraio 1887, morto a Madrid il 4 gennaio 1940.
    Ora abbiamo la gioia di averlo tra i Santi riconosciuti. È stato canonizzato nello scorso 16 ottobre 2016 da Papa Francesco; con lui altre belle figure, tra cui il giovane quindicenne messicano Giuseppe Sánchez del Río.
    Avevo l’intenzione di scrivere più a lungo di lui: ricordare le sue esortazioni, la fondazione dell’Istituto delle Suore Eucaristiche di Nazaret, la persecuzione del 1936 (quanti martiri!), ma diverse circostanze impreviste me lo hanno impedito. Non posso fare a meno però di ricordarlo come Anima Eucaristica.
    «Da piccolo –egli scriverà- ho sperimentato una nuova nascita: Eucarestia e Missione. Nell’Eucarestia ho incentrato tutta la mia vita. Ho la commozione di riviverla!». È noto che da seminarista lo sentivano ripetere spesso: «Se dovessi nascere mille volte, mille volte chiederei e pregherei di essere sacerdote». Appena ordinato sacerdote, è inviato a Palomares del Río, un villaggetto. Ci va desideroso di pregare, parlare, salvare. Quanti bei desideri, quanti progetti!
    Entra nella chiesetta… che delusione… Dopo mille domande arriva fredda fredda sui suoi entusiasmi la risposta da parte del sacrestano: «La chiesetta è quasi in rovina, la gente è ormai abituata a non venire più». Scoraggiato si pone dinanzi al Tabernacolo, ma in che stato… Che sforzi hanno dovuto fare la sua fede e la sua volontà per non sfuggire: «Ma non sono fuggito!». Lì in ginocchio, di fronte a quei mucchi di stracci e sporcizia, la sua fede vedeva attraverso quella porticina tarata un Gesù così silenzioso, così paziente, così buono che lo guardava… Fissava su di Lui il suo sguardo triste e supplichevole. «Mi diceva tanto e mi chiedeva di più. Sentii la tristezza di quel “non c’era posto per loro a Bethlemme”, la tristezza del tradimento di Giuda, del rinnegamento di Pietro, lo schiaffo del soldato, l’abbandono di tutti. “Anche voi volete lasciarmi?”».
    Allora egli potè intravedere per il suo sacerdozio un’occupazione che prima non aveva sognato: essere prete di un paese che non vuole bene a Gesù Cristo, perché lui sacerdote, gli voglia bene in nome di tutto il paese. Pensa di diventare “piedi” di Gesù per portarlo dove c’è bisogno di Lui, di avere le sue mani per dare un’elemosina nel suo nome, anche a chi lo rifiuta; la sua bocca per parlare di lui e consolare nel suo nome e gridare a suo favore e a quanti non vogliono ascoltarlo… fino a che lo ascoltino e lo seguano: che bella missione!
    Dopo Palomares viene inviato a Huelva. Qui fonda la Rivista Eucaristica “Granello di senapa”. Nel 1916 viene consacrato Vescovo di Malaga. Raccoglie tanti giovani vicino all’Eucaristia e fonda le Missionarie Eucaristiche di Nazaret. Nel 1935 viene nominato Vescovo di Palencia – Terribile in Spagna la persecuzione del 1936! Nel bacio del Signore muore a Madrid il 4 gennaio 1940. Beatificato da Giovanni Paolo II, viene canonizzato il 16 ottobre 2016, come abbiamo detto, da Papa Francesco.
    Questa pagina vuole ricordarlo soprattutto ai sacerdoti che oggi attraversano tanti momenti difficili: «Non sono fuggito!».

P. Andrea M. Lia, Ordine dei Minimi

mercoledì 19 aprile 2017

Pellegrino della strada di Emmaus

Gesù, pellegrino non conosciuto della strada di Emmaus,
scoprici i misteri che questo passo,
uno dei più interessanti del tuo Vangelo,
racchiude sopra la preghiera davanti al tuo Tabernacolo.

Come nell’Eucaristia, Gesù è sulla strada di Emmaus reale e sconosciuto, presente e invisibile, che cerca senza dar a vedere: e gli uomini, duri e ciechi e abbagliati, con difficoltà riescono ad incontrarlo. Raramente sono là dove Egli è.
Una delle grandi difficoltà della preghiera davanti al Tabernacolo e particolarmente della preghiera confidente, affetuosa e filialmente intima, è il non renderci perfetto conto che Gesù è lì, vivo, in persona. Nella sua vita eucaristica Gesù soffre ingratitudini, e tante, anche da parte dei suoi. Davanti al Tabernacolo si ripete sovente assai la scena di Emmaus: essere cioè con Gesù e non renderci conto che Egli è con me.
Anche noi, pellegrini della strada misteriosa del Tabernacolo, impariamo dai fortunati viaggiatori di Emmaus a sentire ardere il cuore quando Gesù ci parla e a riconoscerlo quando a noi divide il pane.
Tutto ciò che i pellegrini di Emmaus fecero per rendersi conto della presenza di Gesù è espresso in questa parola: preghiera. Questi due uomini  andavano da
Gerusalemme ad Emmaus facendo questa cosa sola: pregavano.
Come pregavano? Tre forme di pregare scopro in questi discepoli:
1. sentendo la mancanza di Gesù,
2. parlando solo di Lui,
3. servendolo con carità nella persona di un pellegrino sconosciuto.
Il pregare sentendo la mancanza di Gesù, lo invita ad avvicinarsi; il pregare parlando con ardore e affanno di Lui e con Lui lo invita a parlare e ad accompagnarsi con loro velatamente; il pregare operando il grande comandamento di Gesù «amatevi gli uni gli altri» e insistendo col «resta con noi perchè si fa sera»; lo obbliga ad entrare, a mangiare con loro e a loro farsi conoscere.
Il Vangelo, descrivendo minuziosamente il viaggio dei due discepoli, nota con attenta cura che essi andavano tristi. E la causa di questa tristezza, risulta chiaro, è l’assenza di Gesù.
Senza dubbio, questa tristezza non nasce da una fede viva, nè da una speranza irremovibile, nè da un amore perfetto, perchè proprio questa fede, questa speranza e questo amore insegnavano che Gesù morto doveva risuscitare, che Gesù partito doveva ritornare, che Gesù assente era sempre presente per quelli che davvero lo amavano.
Questi uomini sentono la mancanza di Gesù, e perchè non lo vedono, perchè non lo sentono, perchè non godono della sua presenza, perchè non riposano nella sua protezione, sono tristi e questa tristezza con tutte le sue imperfezioni fa piacere a Gesù e merita da lui il dono della sua presenza, ancorchè velata e sconosciuta.

Mane nobiscum, Domine!
Resta con noi, Signore!

Non fate il cammino della vita da soli: fatelo con Gesù.
San Manuel González

Resta con noi, Signore!

sabato 4 marzo 2017

1910 - 4 marzo - 2017

Anniversario della fondazione della Famiglia Eucaristica Riparatrice

La migliore opera di carità: annunciare il Vangelo vivo dell’Eucaristia

   A Huelva (Spagna), il 4 marzo 1910, primo venerdì del mese, nacque l’Opera delle tre Marie e dei discepoli di San Giovanni per i tabernacoli-calvari, oggi conosciuta come Unione eucaristica riparatrice. In quel giorno, San Manuel González rese partecipe a un gruppo della sua parrocchia di San Pietro della sua esperienza carismatica.
   La sua missione è eucaristizzare: avvicinare tutti all’Eucaristia e metterli dentro al Cuore di Gesù che palpita per essi, perché vivano la vita che da Lui scaturisce. Sono inviati «a portare prontamente al popolo questo Vangelo dell’Eucaristia; il popolo ha smesso di sentire per Gesù Cristo quella irresistibile simpatia che lo portava a seguirlo, fino a dimenticarsi del cibo, perché ha smesso di vederlo. Gesù e il popolo si comprendono al solo vedersi. Questa è la migliore opera di carità individuale e sociale che possiamo voi e noi fare per il popolo: mostrare Gesù, farglielo vedere.
   Come? Predicandogli il Vangelo vivo dell’Eucaristia, e predicandolo con tal nudità di pretese oratorie, con tal vivezza di fede, con tal persuasione di parola e conformità di vita alla parola, che all’eco della nostra predicazione giunga il popolo quasi a udire e vedere e percepire Gesù fino alle sue naturali simpatie nell’Ostia consacrata».


venerdì 3 marzo 2017

Una tessera del gran mosaico della santità

La santità è il carattere distintivo di ogni cristiano, vissuta nelle condizioni e nello stato di vita nel quale ogni persona si trova. È un invito alla allegria e all’amore in ogni momento della nostra esistenza, trasformandolo nello stesso tempo in un dono per gli altri.
“Come il santo che vi ha chiamati, diventati santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo” (1Pt 1, 15-16). Una vita santa non è il frutto dello sforzo personale, è il Signore che ci fa santi. Per tanto, tutti possiamo percorrere questo cammino. In tutte le epoche della storia, della Chiesa, in tutte le latitudini della geografia del mondo, ci sono santi di tutte le età e di tutti i diversi stadi della vita; sono volti concreti di ogni popolo, lingua e nazioni.

Fari luminosi
Tutti siamo chiamati alla santità (cf. LG 40). “Qualsiasi forma di vita porta alla santità se si vive in comunione con il Signore e al servizio dei fratelli” (Papa Francesco, Udienza generale, 19/11/2014). Però, nella storia della Chiesa solo alcuni uomini e donne sono stati e sono proclamati santi. Tra questi nomi incontriamo il nostro amato don Manuel González, nostro padre fondatore. Quando il Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, presentò la richiesta di canonizzazione, risuonano ancora con viva emozione le parole pronunciate dal papa Francesco: “In onore della Santissima Trinità, per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo e dei santi apostoli Pietro e Paolo, dopo aver riflettuto a lungo e invocato l’aiuto divino, e ascoltando il parere dei nostri fratelli vescovi, dichiariamo santi i beati Salomone Leclercq, Giuseppe Sánchez del Río, Manuel González García, Lodovico Pavoni, Alfonso Maria Fusco, Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, Elisabetta della Santissima Trinità Catez e li inscriviamo nel Catalogo dei santi, e stabiliamo che in tutta la Chiesa siano devotamente onorati tra i santi” (16/10/2016).
Questa proclamazione del Papa ci conferma che è il Signore, per mezzo del suo vicario sulla terra, che sceglie dei volti veri perche siano fari luminosi. Sono uomini e donne che hanno vissuto la loro vita cristiana nella pienezza della fede, della speranza e dell’amore. San Manuel González è uno di questi sprazzi di luce che lo Spirito Santo ha voluto regalare alla Chiesa e al mondo.

Tutto armonico e bello
San Manuel è una tessera del gran mosaico della santità che Dio crea nella storia, affinchè il volto di Cristo, brilli nella pienezza del suo splendore (cf. Benedetto XVI, Udienza generale, 13/4/2011). Quando contempliamo un mosaico vediamo come la base dei pezzi individuali, tutti distinti nel colore, materiale e struttura l’artista configura un tutto armonico straordinariamente bello. San Manuel in questo gran mosaico della santità è una tessera que brilla perché si lasciò illuminare dallo sguardo di Gesù nel tabernacolo. Cristo Eucaristia fu il bene che lo atrasse, la felicità che più lo catturò e il tesoro che più lo arricchì. E con la forza del Pane eucaristico potè guardare con passione e tenerezza il volto di tanti abbandonati ai quali irradiò luce e calore.
Se c’è altro che lo caratterizò è che fu un uomo realmente felice. Incontrò il segreto della felicità vera che risiedeva nel fondo della sua anima, una felicità che ha la sua fonte “nell’amore umanizzato, crocifisso e sacramentato” (OO.CC. I, n. 461), un amore riconoscente che “non si può paragonare a nessùn altro amore” (OO.CC. I, n. 17).
Il Papa emerito Benedetto XVI ci ha detto in una delle sue catechesi: “I santi, guidati dalla luce di Dio, sono gli autentici riformatori della vita della Chiesa e della società. Maestri con la parola e testimoni con l’esempio, essi sanno promuovere un rinnovamento ecclesiale stabile e profondo, perché essi stessi sono profondamente rinnovati, sono in contatto con la vera novità: la presenza di Dio nel mondo” (Udienza generale, 13/1/2001).
San Manuel González con il suo stile semplice e allo stesso tempo profondo rivolge una parola alla Madonna, una parola chiara e facile da intendere che, considerata oggi come progetto di vita, ci può aiutare a trasformare la nostra esistenza e a cambiare il mondo: “Madre Immacolata, che di tutti i verbi che usano gli uomini per parlare, quello che io coniugo meglio e più volte sia il verbo dare e darmi a Gesù e al mio prossimo”.

Traduzione del Vangelo
La santità nasce da Dio, però allo stesso tempo dal punto di vista umano, si trasmette da uomo a uomo. In questo modo, possiamo dire dunque che i santi generano i santi (cf. Giovanni Paolo II, Angelus, 20/6/1982).
San Manuel è per noi una traduzione del Vangelo, una tessera con uno splendore singolare. Seguire il suo esempio, ricorrere alla sua intercesione, entrare in comunione con lui ci unisce a Cristo Eucaristia, origine di ogni forma di santità (Sacramentum Caritatis 94). E oggi, dall’eterna presenza di Dio, continua generando amici di Cristo Eucaristia. Tu ed io possiamo essere uno di loro.

Suor Mª Teresa Castelló,
Vicaria generale delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret

sabato 25 febbraio 2017

140 anni fa nasceva San Manuel González

1877 – 2017
140 anni fa nasceva San Manuel González

Un giorno come oggi, esattamente il 25 febbraio 1877, nasceva a Siviglia (Spagna), San Manuel González. Terzo dei cinque figli del matrimonio tra Martín González Lara e Antonia García Pérez.
Era venuto alla luce in una famiglia semplice, profondamente religiosa. I suoi genitori, nel 1875, erano stati costretti a immigrare a Siviglia da Antequera, un borgo in provincia di Málaga, proprio in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita.
Tanta povertà era compensata dalla fiducia nella Provvidenza di questi genitori che si amavano e riconoscevano nel Signore la loro forza. Pur nelle ristrettezze economiche, infatti, erano convinti che i figli fossero una benedizione e non un problema.
E Manuel è stato proprio una benedizione. Quel 25 febbraio nasceva un grande apostolo, che è stato prima un bambino esemplare, poi diventato sacerdote, vescovo, fondatore della Famiglia Eucaristica Riparatrice, e santo. Un grande apostolo, la cui vita è stata segnata da un grande amore per l’Eucaristia.

San Manuel González, prega per noi.

http://famigliaeucaristica.blogspot.it/p/preghiera.html
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91453